Fotografia letteraria

CARLO e KATHARINA

Quando scende la sera in queste distese di terra, coltivate e desolate, costeggiate da km di rettilineo poco illuminate e raramente battute, con la vista che si perde nello spazio vuoto di casolari e granai in lontananza, a riscaldare l’anima dal rigido inverno c’è giusto una sigaretta e un buono scotch in un locale del centro a risollevarti lo spirito.

E quella sera per me non era così diversa dalle altre negli ultimi anni, da quando, ovvero, mi ero diviso dalla moglie ed ero andato a stare da solo.

Lavoro, serate con amici e belle donne oramai erano divenute consuetudini, visto il fascino dell’uomo di successo che esercitavo in chiunque finisse a che fare con me. E fu così anche per Katharina.

La conobbi proprio in una di quelle serate, in un locale dove si esibiscono ballerine in abiti succinti: pole-dance e privee’.

La sua esibizione al palco mi lasciò dentro qualcosa di unico, sensuale e inarrivabile per chiunque si fosse esibita dopo di lei. Quella sera e per sempre.

Nessun’altra, infatti, riusciva a colmare quella sete di lei, cui gli occhi e le mani tradudavano di desiderio ogni volta che mettevo piede lì dentro e gettavo lo sguardo sul palco.

Non c’era sera che non pensassi a lei, che non la desiderassi tra le mie braccia. Che fra di noi si trasformasse in una travolgente storia d’amore.

Ora penserete ” Che follia credere di trovare l’amore in un posto del genere! Tutte le ballerine di quei posti ammiccano ai clienti: è così che si procurano gli extra”.

E sebbene prima d’incontrarla lo pensassi anch’io, lei divenne la mia ossessione.

Così, come per ogni obiettivo prefisso, m’impegnai a fondo perché il sogno si realizzasse. E ci riuscì. 

Finalmente la feci mia. D’incanto, alla soglia dei 50 anni, tutta la mia vita riprese quota, e il freddo automatismo di una esistenza volta sino a auel momento solo a produrre un patrimonio destinato a condurre una vita agiata, a pagare gli alimenti all’ex-moglie e provvedere al futuro dell’unico figlio erede, fece spazio ai propositi di un futuro ancora da costruire, scoprire, svelare. Insomma ero rinato.

L’amore per lei era la mia follia. Un esplosione di gioia, pari solo alla gioventù.

Ma ciò che si è costruito in passato, non sempre si allontana con un colpo di straccio che caccia via la polvere dal proprio vissuto.

Così, presto, quel passato si rifece vivo. E, per ironia della sorte, la chiave di lettura portava proprio l’aspetto di quell’uomo affascinante e ricco qual ero, a cui lei, giovane bionda polacca, sensuale e determinata, aveva concesso il proprio cuore.

Innamorata di me, sì, ma ugualmente prigioniera di un rapporto passato fatto di patti e un legame indissolubile: l’amore per il proprio figlio.

In tutto questo un unico filo trainante:io!

Perché quel che di solito non accomoda una vita di sacrificio, lo sistema il denaro altrui, quello cui non si deve spiegazioni, quello che per amore non ha limiti e gioca a sorprendere sino a spiazzare ogni voce incredula, dubbiosa, invidiosa.

E si dà il caso che io ne avessi fatti molti di denari. Così tanti che comprarle casa e intestarle una polizza, mi sembrò così naturale, pensando a lei come il mio presente e il mio futuro.

Ma come ricordavo, c’è sempre un passato, che talvolta passato non è. E di terminarla lì non ne vuole proprio sapere, perché attende ancora quelle promesse di un tempo; perché davanti a sé ha ancora l’immagine della persona che ha amato e gli pare impossibile che l’abbia cancellato dalla propria vita con un semplice colpo di spugna. 

Non si cancella una vita assieme, anche se si è rivelato un errore. Tanto più se ora c’è pure il suo frutto: un figlio conteso.

Così in parallelo al nostro amore, crebbe pure questo alone di mistero attorno a noi. Un mistero cui ero tenuto completamente all’oscuro.

Un mistero che, sempre per ironia della sorte, si manifestò a pochi giorni da San Valentino, a pochi giorni dal coronare il nostro sogno di un viaggio in giro per l’Europa.

Infatti, quella domenica di febbraio, mi ritrovai a testa in giù riverso di sangue, privo di vita, sul volante della mia Renault 5 turbo.

In testa, un proiettile di una Browning 6.35.

Si parlò di una morte efferata, violenta di cui la mia Parma cominciò ad indagare sin da subito, senza risparmiare nessuno, senza dar credito neanche a quell’amore cui mi ero così tanto speso affinché fosse semplicemente unico, autentico, credibile.

Invece, ben presto saltò fuori quella vita parallela, quella che aspirava alla bella vita, al denaro, all’ eredità.

Un ritratto che onestamente non riconoscevo appartenere alla mia Katharina, ma di cui gli inquirenti non ebbero alcun dubbio, formulandone l’arresto.

Ad ammazzarmi non fu lei,no, ma quel torbido e oscuro passato che coinvolse il suo ex-amante – che forse cosi ex non era- il fratello di lei e un terzo: “il greco”.

E lei? Lei venne dichiarata la mandante, una personalità fredda e calcolatrice che seppe manipolarmi ingannandomi col fascino dell’ Est. Ma io ancora stento a crederci.

Forse lo era prima di conoscermi. Poi tutto quel che è stato ricostruito, non ha alcun ritratto di lei.

I suoi occhi, le sue labbra son certo non mentissero quando le aprì il mio cuore e lei d’impeto e passione rispondeva ” TI AMO”.



Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Young Adult

Discussioni

    1. Si Micol… È un fatto di cronaca nera dell’ 86…
      Io son solito prendere spunto da fatti reali e da qui la denominazione ” fotografie letterarie” proprio perché l’intenzione è quella di fotografare con le parole un evento realmente accaduto, passato un po’ nel dimenticatorio ma le cui sfumature etiche e morali rimangono pur sempre vive. Questa è una delle tante che ho scritto, ma ne ho altre come la uno bianca, gli Abba ecc.