Fulmini e fango

Serie: Anatomia sepolcrale di un sogno


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Durante il confronto con il cartolaio, Gustav decide di utilizzare il numero di telefono del trombonista Alex, in modo da contattare il giudice Max e avere notizie sicure sulla bambina. Ma gli risponde un'altra voce, che gli dà un quadro piuttosto singolare della scena del bosco con i suoi riverberi

«Non la sente quanto tintinna la bacchetta di cristallo?» ma io non riuscivo a sentirla. Gli chiesi invano il suo nome; poi se fosse vivo o se fosse morto come tutti i componenti dell’orchestra da ballo.

«Di sicuro sarà una persona affidabile. Se fosse tutta un’invenzione non le parlerebbe così. Lo avverto dall’espressione del suo viso, dal suo sguardo, dall’effetto delle sue parole, avvocato» mi faceva il cartolaio, tutto tremante ed euforico, nel sapere che Greta fosse vispa e felice malgrado il buio e la pioggia, attenendosi al movimento cristallino della bacchetta dell’insegnante.

«Adesso» disse la voce al telefono, dopo che avevo intimidito il cartolaio con un’occhiata sinistra, per tenerlo buono e farlo tacere «la piccola Greta comincia ad accusare segni di stanchezza. Qui da noi piove a dirotto, non so da voi, ma insieme ai rintocchi della pioggia aumentano i rintocchi della bacchetta dell’insegnante, che pretende maggiore aderenza al ritmo assoluto. È sacrosanto che il corpo della bambina si impregni del ritmo assoluto. Non le sente le grida? È l’insegnante che rimprovera la bambina, che sta mostrando i primi segni di cedimento e di squilibrio. Purtroppo la piccola non riesce a mantenere lo stesso tempo nell’alternanza delle giravolte, sia con la rincorsa che con le verticali. È una sequenza complicata, certo, non è da tutti, e poi con le radici scoperte delle querce che si impigliano nelle scarpette, e i vetri sparsi dei finestrini e gli strumenti musicali scoperchiati che bombiscono l’ululo del vento, avvocato, dovrebbe già avvertire la complessità del quadro estetico nel suo insieme. Non so se riesce a sentirli. La bambina mi sta guardando con i suoi occhietti di vetro. Sembrano i bottoni di un cappottino di bambola. Forse si sarà accorta che sto parlando di lei, è possibile. La sua sensibilità ai dettagli visivi, non sonori, è stata notevole, oltre ogni soglia percepibile, mi creda. Io vorrei rendermi utile, ma come avrà compreso, avvocato, non sono in grado di intervenire direttamente, non avendone il diritto e la facoltà. Posso riferirle le dinamiche, darle una sintesi degli eventi fondamentali nella loro evoluzione, ma non riesco ad andare oltre.»

«Mi passi una qualsiasi persona senziente e di coscienza che sia in grado di intervenire, allora. Chiunque lei sia per favore, altrimenti ci costringerà a raggiungervi con le autorità competenti!» gli gridai.

«Non so a chi rivolgermi. La pioggia è fitta e la visibilità è minima oltre alcuni metri di distanza. Perciò.»

«Chieda un po’ in giro del giudice Max, allora, e gli dica che l’avvocato Gustav…» ma l’interlocutore non mi diede il tempo di completare la frase.

«Mi dispiace doverla interrompere, avvocato, ma qui ne siamo in tre, oltre alla bambina – di persone sveglie, intendo. Io, l’insegnante dell’accademia e il suo allievo psicologo della musica, che si è allontanato per guardare i lampi in una zona più aperta e meno fitta di alberi. Dovrebbe essere un appassionato di meteorologia e di astronomia dell’occulto.»

«Allora mi chiami l’insegnante, maledizione!» e al mio grido si abbinò il cartolaio, senza più riservare il timore reverenziale che fino a poco prima mostrava verso l’insegnante dell’accademia: «Lasciare una piccola a fare giravolte e verticali, mentre i lampi schizzano tra gli alberi del bosco, è una pura follia! Mi sembra un incubo».

«Sono contento che adesso ne sia convinto anche lei. Non vedevo l’ora che ci arrivasse. Lo studio della musica vissuto ed esasperato a tali livelli è una follia. Può portare la sua bambina alla distruzione, lo sa? E lei, signor cartolaio, ne è direttamente responsabile» gli dissi.

«No, avvocato. Io non ho nessuna colpa. Come potevo prevedere che il tutto sfociasse in una tortura simile – dannazione, un altro lampo!»

«Vuol dire che allora il tuono esploderà nel bosco stregato.»

«Meglio il tuono nel bosco stregato che nell’albergo, altrimenti, se il tuono esplodesse nell’albergo, il suo lampo sfreccerebbe tra le gambette stregate della mia Greta. Gli chieda se hanno delle copertine per avvolgerla e del latte ben caldo, fumante. Non si potrebbe mandare un dipendente dell’albergo a prelevarla? Mi faccia sapere. Glielo chieda, avvocato. Sicuramente a lei darà ascolto.»

«Dunque» feci al mio interlocutore «il cartolaio vorrebbe che sua figlia fosse avvolta in una coperta e poi rifocillata con una tazza di latte ben caldo, fumante. È un’ipotesi attuabile, in tempi più o meno brevi, o dobbiamo provvedere noi?»

«Non posso risponderle. La bambina boccheggia, con il fango che le cola dalla bocca, nei capelli, tra le dita delle mani. Intanto l’allievo non torna e l’insegnante, innervosendosi per il suo ritardo, sta battendo il tempo con maggiore violenza di prima. Il suo sguardo è altrove. Non sta più guardando i movimenti ritmici della piccola Greta – che essendosi appena accorta di non essere osservata si è allontanata di corsa. Adesso è inciampata in una radice di quercia, ma si è rialzata subito, che bravina. Credo che stia per entrare nell’autobus capovolto, almeno lì sarà al coperto. Dai suoi capelli sgorgano fiotti di fango bluastro e di fulmini. È un vero spettacolo.»

«Almeno lì sarà al riparo, grazie al cielo. E l’insegnante? Mi dica, adesso cosa fa l’insegnante?» continuai a chiedere con insistenza.

«Pare ipnotizzata. Ha smesso di battere con la bacchetta di cristallo e si sta allontanando dal luogo del sinistro. Sarà in pena per il suo allievo ritardatario, immagino. La vedo afflitta, proprio ora che la sua bacchetta le è scivolata nel fango. Vedo la pioggia che zampilla sulla bacchetta. L’insegnante è diventata lontanissima. Ora cerco di… ma certo, da un finestrino dell’autobus vedo la piccola Greta che mi saluta. Che incanto: ha ripreso la stessa espressione di prima, col suo bel colorito roseo, da bambola antica. Adesso è assieme ai giovani orchestrali morti, ma credo che non se ne sia resa conto. Penserà che sono tutti addormentati, come nel velo di una fiaba. Tra poco chiuderà gli occhi, per abbandonarsi alle regioni del sogno. È stata una giornata spossante per le sue poche forze. L’insegnante non prova mai pietà con gli studenti dei primi corsi. Lo riconosco. È una sua caratteristica di specie.» 

Continua...

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Discussioni

  1. Che strana questa voce che risponde, e perchè non aiuta la bambina invece di descrivere ciò che fa?
    Non so perchè, ma sono queste le domande che mi sono venute in mente mentre leggevo. Come se fosse un sogno dentro il sogno, un mistero dentro il mistero. Questa serie si sta dipanando su più strati, ha assunto l’andare di un labirinto. sembra ci sia n centro attorno al quale gravitano tutti gli altri misteri.

    1. Ciao, Irene. È vero: l’interlocutore misterioso con cui Gustav si confronta al telefono ha parecchi lati ambigui. Ha una funzione medianica – in parte mediatrice – tra gli eventi che si svolgono nel bosco – lampeggi, scansioni ritmiche e stravaganze circensi – e la possibilità di spiegarli, di ridurli a una logica di comprensione che al momento è inafferrabile. Lui, però, giustifica la sua difficoltà a intervenire, a rendersi utile, con delle problematiche di visibilità minima ma anche con un’inadeguatezza di ruoli, non avendo il diritto né la facoltà di interferire con la volontà ferrea dell’insegnante e del suo allievo assistente, che si è appena allontanato per una sua misteriosa passione per l’astronomia dell’occulto, a quanto pare. Il tutto, in questa regione selvatica, ai confini dell’abitato e della realtà, è raggelato da un tempo di puro dominio sulle volontà, dove la bambina riesce ancora ad adattarsi e a non soccombere. Ma è sempre chi è dall’altra parte del ricevitore, quindi Gustav e il cartolaio, a doversi fidare della versione dei fatti data dallo sconosciuto, senza avere le prove che sia tutto vero. È lo stesso piano su cui si trova il lettore nel dover seguire la volontà di Gustav, le sue intenzioni, i suoi conflitti, le varie sterzate e torsioni acrobatiche in cui si dibatte nelle trame del suo strano copione. Grazie ancora della tua visita e delle tue riflessioni, sempre graditissime.

      1. Aggiungo che anche il cartolaio si affida alla versione che Gustav gli riferisce. Ogni evento è sempre filtrato da una sensibilità parallela. È solo attraverso un atto di fede, a volte sacrificale se non distruttivo, che gli eventi si smuovono dalla loro stasi, verso rotte nebbiose, non ancora tracciate.