
Fuoco.
Serie: La leggenda del Demone Rosso.
Quello narrato è simile ad un mondo sognato, pervaso come è da forme e colori familiari, ma distanti e piacevolmente singolari. Magie ed incanti sono diventati rarità, ma non durante il festival dei Campioni: una gara dove il più forte assurge al titolo di Dominante.
- Episodio 1: Fuoco.
- Episodio 2: Orialco.
- Episodio 3: Malia.
- Episodio 4: Riccioli di cruccio.
- Episodio 5: Rosso demone.
- Episodio 6: Purezza.
- Episodio 7: Porzioni.
- Episodio 8: Passaggio.
- Episodio 9: Poisy.
- Episodio 10: Nero assoluto.
- Episodio 1: Ombre.
- Episodio 2: Spettro cremisi.
- Episodio 3: Teschio piumato.
- Episodio 4: Rimembranze.
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Saranno passati cinquant’anni da quando il Bosco dei Rimpianti, a tre giorni di cammino dalla capitale Kordak, non era così tanto frequentato da esseri umani. L’ultima volta fu durante la caccia e la soppressione dei teriomorfi. Al tempo, la foresta pullulava di soldati della guardia reale, di cacciatori di ogni tipo e persino di semplici contadini armarti di vanga e falcetto. Poi, sparite le bestie che sognavano di diventare umane, solo il silenzio e il richiamo deigli animali selvatici nel periodo dell’accoppiamento o nella feroce disputa per il territorio, permeavano quei boschi.


Quel pomeriggio, invece, un corposo gruppo di uomini si stavano dando da fare per rendere più piacevole la serata, accendendo un bel fuoco nel bel mezzo di quella impervia foresta.
In nove si erano incontrati casualmente un paio d’ore prima, attirati da un unico obiettivo: arrivare entro la chiusura delle iscrizioni al primo festival dei campioni della nazione che si sarebbe tenuto nella capitale esattamente fra cinque giorni.
La prima compagine ad essere giunta su quell’ampia zona con pochi alberi era composta da tre umani provenienti dal profondo sud.
In comune accordo avevano deciso che sarebbe stato un luogo ideale dove poter passare la notte: leggermente sopraelevato e con una vegetazione meno fitta, ma si erano scontrati con due cacciatori del sangue che trascinavano una rozza rete fatta di rami legati e intrecciati tra di loro, carica di selvaggina.
I due soldati, in armatura leggera di cuoio e piastre d’ottone sovrapposte, scortavano una ragazza con un abito tipico dei monaci combattenti di rango elevato, avevano estratto le armi pronti ad ingaggiare battaglia.
I segugi del sangue, con il volto striato da linee rosse, ringhiavano per la sorpresa: sfuggire al loro affinatissimo odorato e ai loro sensi acuiti dal duro stile di vita dedito alla ricerca e all’uccisione delle prede più forti, era praticamente impossibile; sicuramente un qualche incanto d’alto livello ingannava le loro percezioni. Così afferrarono i pugnali ricurvi nascosti all’interno del loro corpetto di pelliccia di volpe grigia, ma rinunciarono subito alla lotta, alzando le mani in segno di pace, immediatamente dopo un reciproco scambio di sguardi.
– Anche voi siete diretti a Kordak? – Disse la ragazza guardando l’uomo con il numero maggiore di righe rosse sul viso e ignorando l’altro.
– Il festival dei campioni. Il premio e la gloria. Siamo qui per questo. – Rispose il cacciatore con una voce cavernosa, quasi sforzandosi di trovare le parole corrette.
– Vorreste unirvi a noi? Almeno momentaneamente, sapete, per passare la nottata senza troppe preoccupazioni. – La ragazza mostrava con la mano lo spazio senza alberi che erano in procinto di ripulire e preparare per la notte.
Il cacciatore sembrò pensarci un breve istante poi sollevò la testa guardando un punto indefinito alla sua destra.
– Dovreste chiederlo anche alle creature che si nascondono dietro quegli alberi alle vostre spalle. – L’uomo dal volto tatuato, con un cenno del capo, indicò un gruppo di farnie poco distanti e intanto, lentamente, estraeva i due coltelli sottili e affilati da sotto il corpetto. I soldati, girandosi, puntarono le daghe nella direzione indicata, simultaneamente.
– Fermi! Sono sicura siano solo avventurieri, anch’essi diretti alla capitale. Come noi. Riponete le armi. – La ragazza dalla casacca nera chiusa da eleganti alamari in metallo, s’avviò in direzione degli alberi.
– Mastro Sarija! Sia prudente. – Si raccomandò uno dei militari di scorta.
– Starò attenta, Grijo. Tu e Ravi aiutate i cacciatori a sistemare le loro cose.
Da dietro uno dei tronchi indicati dal segugio fece capolino la testa di una ragazzina fin troppo giovane per gironzolare in una simile foresta . Aveva dei capelli color oro, una grossa treccia a spina di pesce ne raccoglieva una piccola parte lateralmente, il viso, punteggiato da efelidi che incorniciavano due occhi di un azzurro chiarissimo, quasi grigio, era serio, ma al tempo stesso dolce.
– Fermati lì! Sei una serva di quale elemento? – Chiese quella testa dorata da dietro il tronco con una voce di bambina, ma con una nota di consapevole minaccia.
– Sono un mastro del fuoco, discepola di Màropa Dàrthena, mi chiamo Phaelor Sarija. Vengo da Peacoak, la terra a sud-ovest che lambisce il mare. Sono qui per il festival. – Rispose la ragazza con una inflessione conciliante e un sorriso sincero.
– Io sono una serva della terra. La dea Ninni-azha è la mia guida, sono la diaconessa Shabb Dahlia e mi accompagna e protegge un artista delle cinque lame. Anche noi siamo qui per il festival. E non abbiamo intenzione di combattere, non adesso. – La testa si fece avanti mostrando un corpicino sottile, ma muscoloso e compatto, i capelli erano lunghissimi, quasi toccavano terra. Indossava un paramento di colore verde decorato da preziosi ricami aurei, quello che però richiamò l’attenzione di Sarija furono i quattro enormi bracciali, finemente lavorati, di un metallo rosso con riflessi dorati; due ai polsi e due alle caviglie. Dal movimento delle braccia e delle gambe, Sarija capì che era tutto metallo pieno.
– Quello è orialco? – Chiese preoccupata.
– Una risposta negativa non credo sarebbe di conforto, no? Ma sì, è proprio il metallo degli dei. – Confermò la ragazzina carezzando il bracciale al polso destro e guardando, dietro le spalle della maestra del fuoco in direzione degli altri estranei.
– Lo sai che con uno solo di questi gingilli potresti comprarci una qualunque delle nazioni di questo continente? Come è che hai ancora braccia e gambe attaccate al corpo? – Chiese Sarija girandosi anche lei a guardare i due segugi con un’ansia crescente.
– Non hai modo di camuffarli? O di coprirli? – Insistette nervosamente.
– Non servirebbe. Chi mi protegge darebbe la sua vita per me… Kinu! Vieni qui, presentati al mastro del fuoco. – La ragazzina si era girata verso uno degli alberi qualche pertica più indietro.
Un fruscio leggero, proveniente da un cespuglio di ginepro, accompagnato da una folata di vento sollevò i capelli della giovane cenobita in nero.
Un ringhio profondo e oscuro si materializzò alle spalle di Sarija. Un’ombra possente e una soverchiante sensazione di terrore avvolsero la cultrice del fuoco. Artigli affilati come rasoi erano pronti a serrarsi per squarciarne il tronco e la testa. Il respiro della creatura era talmente caldo da condensarsi in una nebbiolina visibile alle spalle della ragazza immobile, con il capo chino ed il mento poggiato sul giùgulo, pareva rassegnata a quella terribile fine.
Un lampo rosso accecante, seguito da uno schianto e da un’onda d’urto poderosa esplose dalla figura immobile, spostando quella creatura indietro di una mezza pertica, mentre la ragazzina dai folti capelli color dell’oro dovette aggrapparsi al tronco vicino per non essere spazzata via. Le guardie del corpo stavano accorrendo, spade sguainate e volto contratto dall’angoscia di non arrivare in tempo.
Sarija sollevò la mano: – Fermi! Non mi occorre aiuto! – Era un ordine perentorio. I due si bloccarono sul posto, guardandosi preoccupati.
Si girò verso la creatura. Era nera come una notte senza la splendente Sin, il suo manto brillava di bellezza e possanza, i suoi occhi, di un giallo acceso, feroce e luminoso, guardavano direttamente gli occhi di Sarija, il volto e la testa erano quelli del più grosso e feroce felino predatore conosciuto: una scimitarra. Il resto del corpo aveva l’aspetto più simile all’essere umano, con braccia e mani; le gambe erano dotate di una muscolatura poderosa con la parte finale tipica dei grandi felini. Avrebbe potuto addentarla facilmente alla gola e fare a brandelli il resto, ma la sensazione di minaccia era svanita. L’enorme massa nera si stava sgonfiando e gli occhi gialli lucenti si erano spenti, lasciando il posto a un più tranquillizzante castano screziato di verde.
– Un terion! Credevo vi foste estinti dopo la proscrizione e la condanna a morte dell’intera razza con ordinanza imperiale. – Sarija era emozionata e commossa. Provava un amore sconfinato per tutto quello che riguardava queste bellissime creature così forti e così leali.
– Qualcuno di noi è riuscito a sfuggire alla furia di quel despota folle e sanguinario. – Il suono cambiò da ringhio animalesco a voce umana calda e avvolgente nell’arco della stessa frase.
Adesso la creatura aveva l’aspetto di un normale essere umano. Mingherlino, ma solido, scattante; con un volto spigoloso e pulito. Era a torso nudo, con delle brache molto larghe che teneva alla vita con la mano sinistra. I capelli, cortissimi, erano dello stesso nero corvino e lucente del mantello.
– Quanti di voi ce l’hanno fatta? – Chiese seria la cultrice del fuoco.
Dalhia porse, nel frattempo, una cinta di corde intrecciate alla bestia umana. Lui senza distogliere lo sguardo dalla monaca combattente, l’afferrò legandosela alla vita.
– Direi non abbastanza, purtroppo. Comunque, mastro Sarija, lei sembra appartenere ad un tempo più antico di quello che dimostra. – Il teriomorfo sembrava esprimere profonda stima e rispetto chinando la testa e riconoscendo la superiorità della ragazza.
– Shhh! Tenetelo per voi. Qui sono solo una semplice serva del fuoco e una discreta conoscitrice delle arti del combattimento a mani nude.


Serie: La leggenda del Demone Rosso.
- Episodio 1: Fuoco.
- Episodio 2: Orialco.
- Episodio 3: Malia.
- Episodio 4: Riccioli di cruccio.
- Episodio 5: Rosso demone.
- Episodio 6: Purezza.
- Episodio 7: Porzioni.
- Episodio 8: Passaggio.
- Episodio 9: Poisy.
- Episodio 10: Nero assoluto.
Ciao e complimenti. Anch’io, come alcuni altri tuoi lettori a quanto vedo, non leggo fantasy ma è successo questo: da brava novellina stavo sfogliando i Librick, cercando il punto da cui iniziare per una domenica di lettura. La freccetta del mouse si è fermata sulla tua Leggenda e non si è più mossa. Per cui adesso proseguo, ovviamente, e per piacere prosegui anche tu.
Ciao Francesca! Ma grazie, grazie e ancora grazie! Guarda, io mi son ritrovato a scrivere un fantasy perché c’era la protagonista principale che continuava a chiamarmi da tempo. Figurati che la prima versione era veramente differente… Non ho mai scritto niente su di lei, era solo un disegno che man mano che passava il tempo prendeva forma e carattere.
Il prossimo capitolo è già scritto. sto aspettando che mi arrivi la penna per il tablet per poter disegnare le illustrazioni!
Ecco la primissima versione di Neeve! Roba antica…
https://www.deviantart.com/privodanima/art/Meme-Before-After-294132921
Fammi preparare, e consumare, la cena perché da me sono già le 19,30 e poi mi ci immergo. Grazie mille
Ma scherzi? Non mi permetterei mai di essere tanto assillante! Mica volevo costringerti a leggere! Già io riesco a malapena ad accedere ad internet per mancanza di tempo fisico! La lettura è bella quando si ha uno stato d’animo tranquillo, la voglia di immergersi in mondi differenti raccontati da qualcuno che non si conosce e soprattutto bisogna essere armati di una qualche bevanda calda o fredda, a seconda la stagione, e gustarsi le parole… ♥ Perdonami se ti sono sembrato insistente.
A me piace molto il fantasy solo che ultimamente, dopo la fase romance, mi sono fissata con i thriller e leggo prevalentemente quelli … di fantasy sto recuperando solo la saga di percy jackson dopo la serie tv … però devo ammettere che il mondo che hai creato mi intriga moltissimo
❣️
Ciao ❣️ ❣️ ❣️
Personalmente in questo perodo non sto leggendo molti fantasy, ma questa tua idea mi ha colpito.
Hai creato un bel mondo, continuerò sicuramente la lettura ❣️
Ciao LOLA! Intanto, grazie mille per il tuo tempo! Il fantasy è uno di quei luoghi che adoro, perchè ti permette di costruire mondi, regole, miti, leggende. Questo però rischia di diventare uno di quei sentieri accidentati pericolosi e infidi… Basta un non nulla per inciampare, battere la testa su di una roccia aguzza e precipitare in un fiume impetuoso con un’altissima cascata.
– …E andiamo!
Ma hai la vaga idea di quanto io ami il fantasy? Una delle cose che amo maggiormente, quando scrivo, è creare Mondi: geografia, società, razze, costumi, storia… perciò so quanto sia difficile e fin qui hai fatto un lavoro egregio. Mi sono già innamorata di tutte le tue creature. Il tuo talento, perché lo è, di farne immagine rende il tutto ancora più godibile
Grazie, grazie e, detto con l’effetto denti serrati per accentuarne l’enfasi, ancora grazie. Per ora ho solo inquadrato uno scorcio di foresta e messo insieme dei personaggi eterogenei che interagiscono appena. In pratica l’ho pensato come prefazione per una storia più complessa. Effettivamente il lettore incontra dei personaggi già formati e con parecchia esperienza alle spalle, con cui non si entra proprio in sintonia, ma serve per avere un’idea di come e dove vivono e soprattutto cosa è concesso loro di fare attraverso incantesimi e abilità particolari. Fatto questo la storia avrà davvero un inizio.
“sparite le bestie che sognavano di diventare umane,”
qui mi tocchi dal vivo, è un tema che amo molto ❤️
Adoro quasi tutta la “mannarità”. Film, romanzi, fumetti… mi ha sempre affascinato l’idea di un istinto animalesco all’interno di un banale corpo umano. E in questa storia ho immaginato le Furie o terion. Se poi ci metti anche che Kinu è una specie di panterone, praticamente hai la bestia perfetta. Pssst! Amo da morire i gatti neri!
Molto interessante. Il fantasy è sempre uno dei generi più insidiosi, per cui un racconto o, come in questo caso, una serie dedicata a questo genere, è sempre da stimare.
Mi sono piaciuti molto i disegni, li hai fatti tu?
Ciao Giuseppe! Grazie mille per esserti fermato nei pressi di Kordak e aver perso un po’ di tempo tra i variegati candidati ai giochi!
Guarda, è la prima volta che provo a scrivere di un mondo alternativo con regole e caratteristiche leggermente distorte rispetto alla nostra realtà… ed è complicato! Bisogna stare attenti ad un sacco di cose! Spero vivamente di non imbrigliarmi ed impegolarmi in situazioni che mi costringano a usare la classica scusa del: – È maggia! E poi il protagonista è Leletto!
Ah! E sì, adoro scarabocchiare i miei personaggi per avere un riscontro caratteriale! Grazie mille Giuseppe!
Ora mi pare perfetto!
Ah! Grazie mille!
“ameni.”
TI prego di scusarmi Emiliano, ma ho il sospetto che volessi scrivere alieni. Se mi sbaglio, tagliami un arto! 🙂
Oh Giancarlo, ho capito solo ora come riuscire a modificare la prefazione di una cosa già pubblicata… Adesso dovrebbe suonare meglio. 🙂
Per quel poco che ne capisco io una costante del fantasy è che i nomi dei protagonisti devono essere impronunciabili. Quello che però mi ha stupito è che i nomi che ha scelto Emiliano esistono tutti davvero! Giuro, li ho cercati a uno a uno. C’è il nome di una pianta, quello di un luogo del Portogallo, il titolo di una canzone (o il nome del gruppo, non ricordo)… Eccetera eccetera.
Sicuro di non essere parente delle due ragazze alla Playa?
Aahahahah! Ciao Francesco, grazie mille per esserti fermato su Theia (che poi dovrebbe essere l’ipotetico pianeta che impattando con la Terra ha creato la Luna). Mi piace un sacco che anche tu sei, come me, curioso di sapere qualcosina in più di tutto. Tipo il matematico citato da Giancarlo su Re-bis con il nome da hobbit: Fantappiè, se non ricordo male. Ecco, anche io mi incuriosisco e cerco…
I miei nomi si basano sulla pronunciabilità, anche se suonano tutti un po’ indiani e sulla capacità di rievocare un luogo o un profumo. Per altri è solo un puro caso. Ma sono contento che la cosa ti abbia incuriosito.
Finalmente ritrovo la tua fantasia espressa in un lavoro che guadagna un nuovo livello! Una storia degna di te e del tuo talento. Sono curiosa di leggere il seguito. Bravo!
Ahh! Che piacere leggerti Rita. Scriverti grazie mi pare ogni volta senza sapore, vorrei ci fossero delle animazioni esplosive cariche di coriandoli dorati e mentre guardi i glitter posarsi sul fondo del monitor, puoi ascoltare la mia voce che intona una canzoncina stupida in giapponese… Ma dovrai accontentarti di leggere della gioia di un tizio con la barba davanti ad uno schermo.
Beh Emiliano, lo stile non è acqua. Io non leggo fantasy (nota la perentorietà e la negazione netta) eppure questo racconto mi ha intrigato. Per me, qui sta iniziando un altro bel romanzo.
Quelle bozze sono splendide, a proposito!
Ciao Giancarlo! Lo so, lo so. Il fantasy è un territorio viscido e scivoloso, tipo gli scogli con il “lippo” sopra: puoi giustificare ogni cosa, ogni incongruenza con un colpo di magia o con un qualsiasi potere arcano che risiede nel tagliaunghie dimenticato da un qualche Signore Oscuro…
Io mi sono lasciato irretire dal carattere della protagonista, non ancora descritta, ma disegnata, che sembra avere qualcosa di affascinante da dire. Spero venga fuori una storia decente. Come al solito, grazie infinite per esserti fermato su Theia!