Il gioco della notte

Di notte, nella grande casa silenziosa, il mazzo di carte napoletane riposava nel suo astuccio di cartone consumato. Durante il giorno erano soltanto immagini stampate: figure immobili, colori sbiaditi, bordi lisciati dalle mani dei giocatori.

Ma quando l’ultima luce si spegneva e il respiro degli abitanti si faceva profondo, qualcosa cambiava.

Piano, quasi timidamente, le carte cominciavano a muoversi.

Una dopo l’altra scivolavano fuori dal mazzo, si stiravano come chi si sveglia da un lungo sonno e si radunavano sul tavolo. Erano ancora sottili, leggere, bidimensionali, ma vive: pensavano, parlavano, provavano affetto, rancore, speranza.

Quattro erano i regni: Denari, Spade, Coppe e Bastoni.

I quattro re governavano ciascuno il proprio popolo, e nei regni in guerra re e cavalieri combattevano senza eccezione, perché non partecipare sarebbe stato disonore massimo.

I fanti erano le principesse, figlie dei re, e i due di ogni palo le loro ancelle personali: tutte donne, e come tali non combattevano.

Gli assi officiavano come sacerdoti e, incaricati della cura delle anime e di tutti i riti religiosi, erano anch’essi esentati dalle guerre.

Solo due regni erano nemici giurati: Denari e Spade, le cui battaglie infuriavano notte dopo notte, senza tregua.

Era una rivalità antica, talmente radicata che nessuno ricordava più come fosse iniziata. Ogni notte i guerrieri si affrontavano con ferocia, e ogni mattina tornavano nel mazzo portando con sé il ricordo delle battaglie.

Le principesse degli altri due regni, Coppe e Bastoni, erano amiche fedeli sia della principessa di Spade sia di quella di Denari. Ma le due eredi dei regni nemici non si parlavano mai. Non si incontravano. Non si guardavano nemmeno.

Così voleva la guerra.

Eppure, una notte accadde qualcosa che nessuna carta avrebbe mai potuto immaginare.

Il re di Denari percorreva il bordo del tavolo, silenzioso tra le ombre, controllando che il re di Spade non stesse organizzando una manovra a tenaglia. Anche la principessa di Spade era sola, uscita a respirare lontano da tutti.

Si fermarono.

Per un istante, il tempo sembrò sospeso. Nessuno parlò.

Poi accadde qualcosa di semplice e irreparabile: si guardarono davvero.

Il re di Denari vide nei suoi occhi una determinazione luminosa, una fierezza dolce che nessuna guerra poteva spiegare. La principessa di Spade vide in lui una forza calma, una nobiltà che non somigliava affatto al mostro descritto dai racconti del suo regno.

Quella notte parlarono a lungo, in segreto, mentre il re di Denari trovava i momenti giusti per allontanarsi dal fronte.

La notte dopo si incontrarono di nuovo.

E quella dopo ancora.

Con l’aiuto discreto delle due principesse amiche, delle quattro ancelle e dei sacerdoti, gli incontri divennero un segreto custodito con devozione. Tra il re di Denari e la principessa di Spade nacque un amore profondo, impossibile e inevitabile.

Finché decisero di compiere il passo più audace.

Una notte silenziosa, lontano dagli eserciti, celebrarono un matrimonio segreto.

A officiare fu l’asso di Denari, di solito impegnato nel servizio spirituale tra le truppe, ma disponibile nelle rare pause dai suoi doveri.

Le principesse di Coppe e Bastoni fungevano da testimoni, le ancelle da damigelle, e pronunciarono solenni promesse sottovoce davanti a Dio.

Da quel momento, per loro, la guerra non contava più.

Ma i segreti raramente restano tali per sempre.

Il re di Spade cominciò a notare cose che lo inquietavano: vedeva sua figlia meno spesso, la trovava diversa, come se un nuovo segreto le illuminasse lo sguardo, e continuava a rifiutare con ostinazione il matrimonio con il cavaliere destinato a lei. I sospetti crescevano, silenziosi ma costanti: piccoli gesti sfuggenti, sorrisi improvvisi, assenze inspiegabili lo convincevano che qualcosa di grave gli venisse nascosto.

Alla fine decise di verificare. Non sapeva cosa avrebbe trovato; sapeva soltanto che doveva capire se le sue intuizioni avevano un fondamento.

Una notte la seguì.

Fu così che li trovò.

Soli.

Per un istante restò immobile, incredulo. Poi negli occhi del re di Spade balenò la rabbia.

Sguainò la spada senza una parola.

Il re di Denari fu colto di sorpresa, ma la lama non lo raggiunse: abituato da sempre alle battaglie, sguainò con un riflesso rapidissimo la propria spada e deviò il colpo, salvandosi. Combatteva non solo per difendersi, ma per l’amore che lo legava alla principessa e per il loro diritto di non rinnegarlo.

La principessa di Spade gridava, implorava, cercava di frapporsi.

Nessuno dei due re si fermò.

Combatterono con una furia terribile, alimentata da anni di guerra e da un tradimento che sembrava imperdonabile. La principessa tentava di separarli, ma le loro figure si muovevano troppo velocemente.

Alla fine fu il re di Denari a trovare l’apertura decisiva.

Il colpo fu netto.

Il re di Spade cadde.

Nel preciso istante in cui morì, accadde qualcosa di straordinario.

Una luce improvvisa, chiara come il giorno, avvolse i due re e la principessa. Non era ancora l’alba — mancava molto — ma quella luce cresceva, vibrava, trasformava.

Le loro sagome sottili si ispessirono.

I colori stampati diventarono pelle, stoffa, metallo vero.

Quando la luce svanì, non c’erano più tre carte: al loro posto, tre esseri umani.

Il corpo del re di Spade giaceva immobile, mentre la principessa e il re di Denari tremavano accanto a lui.

Prese dalle loro faccende, le altre trentasette carte non notarono nulla.

Il re di Denari guardò le proprie mani, incredulo. Poi guardò la principessa — sua moglie — che tremava accanto a lui.

Entrambi capirono la stessa cosa nello stesso momento.

Il re di Spade non sarebbe tornato la notte dopo.

Non sarebbe tornato mai più.

Il silenzio che seguì fu più pesante di qualsiasi battaglia.

La principessa fissava il volto di suo padre, immobile per sempre. Il re di Denari la osservava con un dolore nuovo nel petto: il dolore di chi comprende di aver perso tutto. Il suo regno, i suoi sudditi, sua figlia — rimasti per sempre nel mazzo — per un amore che ora sembrava fragile come vetro.

Le ore notturne scorrevano lentamente, mentre l’aurora si profilava all’orizzonte.

Nessuno dei due parlò.

Domande profonde restavano sospese tra loro:

La principessa di Spade avrebbe saputo perdonare l’uomo che aveva ucciso suo padre?

E il re di Denari avrebbe avuto la forza di accettare il prezzo pagato per quell’amore?

Il sole stava per sorgere.

La risposta, forse, sarebbe arrivata con il nuovo giorno. Oppure no.

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Discussioni

  1. Questa storia ha una fantasia bellissima: le carte napoletane che prendono vita di notte è un’idea originale e il mondo che hai costruito intorno ha una sua logica precisa e affascinante. La scena del matrimonio segreto celebrato dall’asso di Denari è deliziosa. E quel finale aperto, con le due domande sospese sull’aurora, lascia il lettore esattamente dove deve stare: con il fiato trattenuto.

    1. Tu sei il mio fan numero uno qui dentro e non ti ringrazieò mai abbastanza, Felice che ti sia piaciuto. Da una parte gioiasco nel rispondere ai commenti, davvero molto sai?Dall’altra però ogni volta mi prende l’ansia del ” e adesso cossa gli dico?” perché un conto è scrivere, sì tutti leggeranno ma è diverso, un racconto.. tutt’aklltra cosa è dare una risposta personale a qualcuno. Infatti a quelo prima di te.. non è che l’ho ignorato, è che non trovavo le parole per rispondergli.. poi il bello è che qui siamo tutti lettori e scrittori davvero di qualità e ciò comporta che ciascuno di voi ha davvero saputo cogliere la mia opera. Sai cosa? Mi sa che mi limiterò a sorridere anche a chi ha commentato subito prima di te e graazie ancora a tutti voi perché una scrittrice senza pubblico non è nessuno. Ah Lino un p.s. al volo: tu lo sai quanto apprezzo i tuoi di lavori anche se likare e/o commentare tutto non fa per me.. vero?Del resto a spane direi che circa il 90% legge, apprezza ma non commenta nè mette like su edizioni opeen (e io qualche volta invece con te ed altri l’ho fatto perciò non farmen una colpa per favore)

  2. Ciao Teresa, molto bello questo racconto. Ci vedo quasi una metafora di chi confonde il gioco e l’immaginazione con la realtà. Le carte appartengono a un gioco che, finché resta tale, rende tutto possibile e rimediabile; in fondo, si muovono nella notte, dimensione associata ai sogni. Ma quando vengono colte di sorpresa dal giorno, arriva l’irreparabile realtà.

    1. Dopo averlo pubblicato ho avuto i soliti ripensamenti dell’ultimo minuto (anche se in realtà di solito mi vengono prima e non dopo che ho cliccato per pubblicare!) su che titolo dargli, che tag dargli, che genere dargli (indecisa tra fantasy, fiabe e favole e narativa.. ritengo tu possa capire perché9 e che immagine dargli! Ecco per quella non ho ancora risolto e temo a questo punto non risolverò mai.. meglio lasciarlo senza copertina che dargliene una che non mi soddisfa! Sono molto felice che ti sia piaciuto tanto il racconto e che tu l’abbia saputo cogliere ^_ì buona giornata e.. pazienza per la copertina che non avrà mai.. piuttosto, scusa se facendo così forse ti disturbo (non è mia intenzione!), approfitto per chiedeti: A che punto sei arrivata con la lettura del mio romanzo?Io ancora non so se mai me lo pubblicheranno e qui non posso postarlo per i motivi che sai.