Fuori dal tepee

Era sempre stata curiosa, affascinata da tutto ciò che la circondava. Ma la sua attenzione era rivolta soprattutto al mondo maschile.

Da piccola, con il viso sporco di fango, curiosava il rapporto che c’era tra il padre e il fratello maggiore: aveva solo 2 anni più di lei il giovane Sole sul Monte, mentre con il genitore esplorava il bosco e i suoi misteri. La mano appoggiata alla ruvida corteccia, Nuvola nel Cielo Caldo avrebbe voluto unirsi a loro e seguire le orme degli animali, conoscere il nome e le proprietà delle innumerevoli bacche lungo il percorso. Ma no, non poteva, una ragazzina non poteva.

***

L’adolescente fratello uscì presto quella mattina e Nuvola nel Cielo Caldo lo seguì come sempre, in particolar modo quel giorno, quando il padre avrebbe dovuto insegnare al figlio maschio come cacciare.

I capelli arruffati e lo sguardo duro di Nuvola aveva partecipato di nascosto alla cerimonia. Il fratello, con una velocità felina, aveva scoccato la sua freccia contro il cervo che attraversava la radura, costringendolo ad una sanguinoso resa; poi, insieme al padre, rese omaggio al nobile animale, che avrebbe sfamato la sua famiglia a cena.

Nuvola abbassò tristemente il suo sguardo, sapendo che lei e sua mamma avrebbero dovuto occuparsi del pasto, utilizzando il cervo catturato.

Questo sarebbe stato il suo destino: vivere con il futuro marito, scelto dai genitori, Orme sulla Terra, che per lei aveva portato ben dieci cavalli come prezzo per il matrimonio. Non è che non le piacesse ma, diversamente dalle regole del villaggio, lo avrebbe voluto incontrare mentre andava a prendere l’acqua alla fonte e danzare con lui nelle serate del falò.

Cancellò subito questo romantico pensiero, si mimetizzò il viso con la terra del fuoco spento la sera prima, rimase seduta sullo stuoino per qualche istante, poi, risoluta, si alzò e con l’arco costruito all’ombra del suo tepee, uscì per sacrificare una preda per la sua famiglia.

La freccia scoccò secca e, con una precisione da cecchino, Nuvola corse verso il suo trofeo, lo onorò per il coraggio e per quel che rappresentava quel momento cominciò a danzare, cercando conforto per il dolore di quella muta vittoria. Non avrebbe potuto portare lei l’animale, perché sarebbe stata disonorata e così, al calar della sera posò il pesante cervo davanti al tepee dei suoi genitori e si allontanò silenziosamente.

Lei sapeva quanto valesse e la sua danza di vittoria la portò a cambiare. Accese un tenue fuoco, prese una piccola brace e si marchiò il fianco, stringendo la bocca per non urlare dal dolore, e annunciò a voce alta: “Oggi Nuvola nel Cielo Caldo muore (aveva sempre odiato quel nome, dovuto alla bizzarria di una strana giornata d’agosto) e nasce Niabi, ovvero cerbiatta”.

Niabi tenne nascosta per anni la sua nuova identità, per imparare a conoscere tutti i segreti dell’arte della caccia. Ogni mossa, ogni strategia, ogni astuzia. Imparò anche l’arte della pazienza e il sangue freddo da mantenere in ogni situazione, capire cosa si può fare e quando poterlo fare. Apprese la tattica del silenzio, esserci eppure risultare invisibile.

Ogni sera, nel suo tepee, annotava i suoi progressi, le vittorie così come le amare sconfitte. I piedi lacerati dai secchi bastoncini di sentieri più angusti e le braccia coperte di graffi di rovi. Si era imposta che il giorno in cui non avrebbe più sentito nulla, nel corpo e nell’anima, sarebbe stata pronta.

***

Guardò la cicatrice della brace, sostenne lo sguardo avanti a sé, mente e corpo purificati dal dolore. E partì.

***

Mentre per strada sembrava che tutto scorresse normalmente, ad un certo punto un giovane uomo, con il volto coperto, iniziò a sparare, per rapinare un negozio di liquori.

Si mobilitarono subito tutte le forze dell’ordine, che capirono all’istante che la resa non sarebbe stata né facile né immediata.

Tra tutti i poliziotti, una voce sovrastò le altre, affermando: “Qui bisogna chiamare Niabi”.

Tutti si ammutolirono perché Niabi era soprannominata “la stratega armata”: sapevano che con lei nessuno aveva scampo e, con la sua danza di vittoria interiore, segnava ogni volta una nuova tacca sulla sua nera cintura di pelle.

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Discussioni

  1. Ciao Isabella, prova lab superata a piene mani! 😀
    Bella questa tua “donna”, come le altre che hai proposto, alla ricerca di una sua identità svincolata da quanto hanno deciso i suoi natali. E sì, nell’anima siamo tutte guerriere.

  2. “Imparò anche l’arte della pazienza e il sangue freddo fa mantenere in ogni situazione, capire cosa si può fare e quando poterlo fare. Apprese la tattica del silenzio, esserci eppure risultare invisibile.”❤️