Fuori – Finale

Serie: Quello che troverai là fuori non ti piacerà


Le strade che percorse per una buona mezz’oretta erano tutte sterrate; egli accelerò sempre di più e non rivolse mai lo sguardo verso lo specchietto di sinistra per lanciare un ultimo sguardo verso la casa in cui era stato per tutto quel tempo. Se ne fregò.

Provò una strana sensazione di calma dopo che era passato un bel po’ di tempo. Non ebbe una precisa direzione da seguire, l’unica cosa che fece fu solamente andare dritto finché poté. Avrebbe potuto prendersi un momento di pausa per impostare il navigatore ma non lo fece perché troppo agitato da quell’incatenarsi di eventi fortunosi. La superstrada che imboccò in seguito era completamente deserta e l’unica cosa che vide per tutto il tragitto fu solamente un alternarsi continuo di montagne e alberi. Vi era anche una diga sulla destra. La calma continuò e quindi l’uomo provò a lavorare con la memoria, cercando di ricordare chi fosse prima di quella brutta situazione. Non ci riuscì, anche se quel dolore alla testa era scomparso da un bel po’. <<Magari stanno parlando di me alla radio>> fu la sola cosa che disse, perciò la accese e premette i tasti delle radio già sintonizzate sperando di trovare almeno una stazione che menzionasse la sua scomparsa. Quando accese la radio però si rese conto che sarebbe stato ugualmente inutile poiché non sapeva nemmeno chi fosse e che lavoro facesse precedentemente, ma decise di non spegnerla.

La cosa più bizzarra era che nessuna stazione stava trasmettendo musica. La sola cosa che sentì per tutto il tempo fu una sequela di notiziari, dove i giornalisti stavano mostrando un minimo di sconforto in quello che dicevano, ancora più seriosità di quella che già utilizzano nel loro lavoro. Non riuscì a sentire chiaramente cosa avessero da dire tutti quanti perché il segnale ogni tanto andava via, ma riuscì a capire solamente un singolo concetto. Un giornalista di un’emittente qualsiasi infatti disse: <<Continuano ancora le scomparse di esponenti del Movimento. L’ultima, la scomparsa del segretario di partito Daniele Corvi è avvenuta qualche giorno fa, ma ancora non si sa nulla sulle sue condizioni. La scomparsa è stata rivendicata dalla Resistenza Universitalis, insieme di intellettuali ormai dedito ai rapimenti con varie cellule sparse in tutta Italia. Seguiranno ulteriori aggiornamenti>>.

Lì per lì rimase abbastanza perplesso ma non riuscì a spiegarsi bene che cosa volesse dire quel messaggio. Sembrava essere una notizia di cronaca come un’altra, come tante altre se ne sono sempre sentite. Quindi gli passò la voglia e decise di spegnere la radio, proprio mentre osservò di essere arrivato finalmente in un luogo popolato. Era arrivato alla fine ad Ascoli Piceno, secondo quanto indicato nelle indicazioni stradali. Il viaggio era stato infatti alquanto lungo e il sole stava lentamente mutando colore e scendendo sempre di più.

Arrivato nell’area abitata, continuò a girare per qualche isolato, fino a parcheggiare in un grande parcheggio semideserto. In quel momento sentì in lontananza urla e schiamazzi di vario tipo, provenienti soprattutto dal centro abitato. Rimase alquanto sbigottito quando sentì per la prima volta quei versi in lontananza, poi però gli tornarono in mente le parole del Professore, il cui vero nome sicuramente era Sergio in base a quello che riuscì a sentire. Camminò per un po’, attraversò il ponte che dava sul fiume e arrivò nella piazza principale. Inizialmente non riuscì a credere a quello che aveva davanti ai suoi occhi: in mezzo alla piazza vi era un grande plotone di persone con camice fascista che marciava come un plotone di guerra, con mitra e fucili sulle mani, guidati da un uomo che sembrava assomigliare vagamente al Duce, almeno per quello che riuscì a vedere. Si girò verso destra e vide delle persone sedute su delle sedie davanti all’entrata di un bar che scambiavano battute di questo tipo:

<<Sicuramente mi sbaglierò, ma un tempo non era reato fare ‘ste cose?>>

<<No, affatto! E allora i comunisti? Che hanno ammazzato così tanta gente da noi? Studia!>>

Quest’ultimo disse quelle parole urlando da quanto era grande il suo fervore. L’uomo si stropicciò gli occhi perché non gli sembrava vero, almeno nel libro di storia che aveva letto la storia raccontata non era andata proprio così. Voleva andare là e dirgli come stavano per davvero le cose ma poi preferì cambiare idea. A sinistra c’era una donna che camminava per strada che brandiva un cartellone con scritto “No vaccini. Non voglio vedere morire i miei banbini”, accompagnata da cinque bimbi, sicuramente suoi figli. Non riuscì a sentire cosa aveva da dire ma sorrise quando vide che la parola “bambini” era scritta in maniera sbagliata. Qua e là vi erano altre persone che urlavano ai quattro venti parole sconclusionate e incomprensibili, qualcun altro correva ma aveva sulla pelle grossi e vistosi punti neri, qualcun altro ancora andava in giro con un’arma da fuoco minacciando di sparare al primo che gli stava antipatico, possibilmente nero. Si girò alle sue spalle e vide in lontananza uno che sparò a uno di colore sulla fronte. A quella scena rimase fortemente scioccato e decise di ripararsi nascondendosi in un vicoletto, mettendosi a piangere. C’era una finestra di un appartamento in alto da cui si sentiva una notizia di un telegiornale ad alto volume. Annunciava che il Presidente del consiglio aveva la soluzione per fermare la crisi, ossia stampare maggiore carta moneta. Queste parole riuscì a comprenderle bene e, sommandole a quanto visto finora capì di essere giunto per davvero all’inferno.

<<O mio dio! Non ci posso credere!>>

L’uomo sentì una voce sbalordita alla sua destra. Si girò e vide che era un altro uomo sui quaranta anni che gli venne incontro come se avesse visto una figura divina.

<<Ci conosciamo?>> disse alquanto intimidito.

<<No, non ci conosciamo ma io so chi è lei!>>

<<Perché, chi dovrei essere? Non me lo ricordo …>>

<<Ma come non sa chi è, dai. Tutte le radio ultimamente non fanno altro che parlare di lei!>>

L’uomo riuscì allora a ricollegare tutte le parole che aveva sentito finora.

<<Sono per caso … Daniele Corvi?>>

<<Esatto! Lei è il segretario del Movimento, la più grande forza politica italiana. Ma come ha fatto a uscire dalla prigionia? Lo davamo tutti per spacciato!>>

Daniele, questo quindi il suo vero nome, lo fermò per cercare di capire meglio quale fosse il suo ruolo nella società prima di essere rapito. Per questo motivo l’altro uomo gli porse il quotidiano che teneva in mano in quel momento, aggiungendo <<Stavo per lanciare un appello per venirla a cercare, caro onorevole. Ma mi faccia un favore: rimanga nascosto qui che altrimenti è la volta buona che nasce una vera bolgia. Comunque non si preoccupi, che alle prossime elezioni il mio voto sarà per lei>>

Lesse quindi quanto vi era scritto in prima pagina. Campeggiava un enorme titolo che recitava Corvi: via i vecchi politici, noi siamo la novità – il segretario del Movimento afferma in conferenza stampa: “davvero credete che serva una laurea per governare? Finora sono stati i laureati a portarci nel baratro. Prometterò numerosi tagli”. Sotto vi era una grande immagine con la sua faccia mentre urlava verso il pubblico. Il suo volto era alquanto feroce.

Rimase sconvolto da quelle cose perché non si riconosceva più. Successivamente chiese chi fosse la Resistenza Universitalis, scoprendo che era una grande organizzazione di intellettuali, di cui alcuni militanti di sinistra, che mossi dalla rabbia avevano deciso di rapire coloro che ritenevano “populisti” per rieducarli a loro modo. <<Ora ti porto a casa mia>> disse poi quell’uomo, ma appena fece per girarsi con l’intento di chiamare al cellulare Daniele tentò di fuggire via.

Corse quanto più veloce potesse, senza però farsi scoprire dagli altri cittadini intenti nelle loro folli gesta. Continuò ancora a correre e vedeva davanti a lui quel professore che aveva ucciso. Le sue parole gli stavano pesando nella coscienza, erano parole di piombo che gli stavano martoriando la mente. Quando le sue forze finirono completamente, arrivò in campagna, i panni zuppi di sudore e i polmoni che necessitavano di ossigeno.

Quel mondo non era quello che si aspettava e chissà come sarebbe stato nelle altre città italiane, soprattutto nelle metropoli. Non si riconosceva neanche più con quello che era precedentemente, sicuramente una persona con pensieri diametralmente opposti a quelli che aveva ora. Eppure era stato costretto a mutare intelletto per via della forte amnesia e per via della nuova e crudele educazione. Si mise in ginocchio, con la testa che gli scoppiava per il casino in cui si era trovato all’improvviso, sentendosi nuovamente in colpa per aver ucciso quei tre professori. E se la notizia della sua fuga avesse fatto il giro della Resistenza? Lo avrebbero cercato tutte le cellule per ucciderlo sicuramente. Sarebbe stato meglio invece rifugiarsi in quel posto? No perché non sapeva come avrebbero reagito quelli che professavano una idea politica differente dalla sua.

Che fare? Che fare? Che fare?

Rimase a fissare il sole davanti a sé che stava tramontando lentamente. Si ricordò che aveva ancora la pistola del Professore nella fondina, perciò la prese e con esitazione la puntò sulla tempia.

Chiuse gli occhi. 

Serie: Quello che troverai là fuori non ti piacerà


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni