
Furia omicida
Serie: Odi te stesso?
- Episodio 1: Un ragazzo normale
- Episodio 2: Furia omicida
- Episodio 3: La fine
STAGIONE 1
Quel fine settimana la coppia uscì per una gita al mare. Lui non apprezzava le scampagnate, preferiva starsene a casa a tracannare whiskey davanti alla televisione; almeno quello lo aiutava a dissociarsi dal quel mondo che non gli apparteneva. Dopo discussioni e musi, Chris era comunque riuscita a convincerlo, ed eccoci qua.
Il viaggio in autostrada fu accompagnato da un silenzio tombale, se non il ronzio degli auricolari della ragazza. Lui odiava la sua musica e non la sopportava allo stereo, proprio non la reggeva.
All’uscita imboccarono una strada di collina, gli ultimi chilometri prima del litorale. Per accorciare il tragitto, decise di prendere una strada in terra battuta, un poco scomoda ma decisamente meno trafficata della statale, soprattutto in quel momento dell’anno. Arrivati a circa metà della stradina, il motore iniziò a girare sempre più forte, come se il conducente stesse accelerando follemente. Prima ancora di rendersene conto, uno scoppio fece sobbalzare il mezzo e la cabina fu invasa da fumo bianco. Un pistone aveva deciso di suicidarsi, portando con se tutto il motore. C’era da aspettarselo, da una vecchia Ford Fiesta che solo il mese prima aveva compiuto il trecentomillesimo chilometro. A dire il vero, solo uno stolto avrebbe intrapreso un viaggio così lungo su quel catorcio senza prima una visita dal meccanico di fiducia. In effetti Jonathan, come detto in precedenza, non era una proprio una cima.
Jonathan frenò di colpo fermando la macchina sul bordo della strada deserta. Christine fu terrorizzata dalla piccola esplosione del motore, e scappò fuori dall’abitacolo emettendo urletti di paura, che lui trovò decisamente irritanti. “Stupida donna, solo perché il motore è morto con un botto, non significa noi non salteremo per aria; stupida inutile donna!” pensò Jonathan sempre più infastidito dalla situazione.
Sei un idiota Jonny, lo sapevi anche tu che quell’ammasso di rottami non avrebbe retto due ore di autostrada a centotrenta. L’hai anche tirata oltre il limite per una buona trentina di chilometri.
Il ragazzo si bloccò; era stata Christine? No, era una voce nella sua testa. Forse la sua coscienza. La testa gli stava scoppiando; sentiva una lama tagliargli in due il cranio.
Si, proprio tu, piccolo ometto. Sei un uomo piccolo.
“Smettila!”, gridò tirando un pugno al cruscotto – era rimasto nell’abitacolo nel frattempo – e Christine chiese qual era il problema, tutta preoccupata.
“Puttana! Stupida, inutile puttana, taci!”
La povera ragazza, già impaurita, fu pietrificata dalla reazione del suo compagno.
Se solo avessi avuto un po’ più di sale in zucca, a quest’ora saresti un avvocato o un medico, e viaggeresti su un suv della Mercedes, non su un catorcio-fiesta.
La sua mente era invasa dal fuoco e il suo corpo fu scosso da tremori. La sua coscienza, la sua consapevolezza, la sua fottuta mente non stava facendo altro che mostrargli fatti. Lui era un nulla di persona, e lo sapeva bene. Non poteva prendersela con nessuno se non con se stesso. Fiamme; benzina sul fuoco. Aprì il bagagliaio, senza nemmeno sapere il perché, e iniziò a inveire contro l’auto, contro il mare, contro la sua ragazza e contro il meccanico che aveva effettuato la manutenzione… solo trenta mila chilometri prima.
Sei pigro, non ti sei nemmeno preso la briga di controllare il chilometraggio. Cosa ti dice quella zuccona che hai sul collo?
“Amore, forse dovremmo chiamare un carroattrezzi… è coperto dall’assicurazione, ricordi caro?”
Giusto! Anche lei ci è arrivata… AHAHAHAHAHA ! Che razza di omuncolo sei? Eh, Jonathan? Anche lei ci è arrivata, maledizione!
La stava fissando con occhi vuoti e inespressivi, la bocca deformata e semi aperta a mostrare appena i denti. Un tic al labbro creava un effetto che era una via di mezzo tra il ridicolo e il terrificante.
Sei un uomo piccolo e insignificante, Jonny! Little Jonny il poppante si è dimenticato di far controllare la macchina… si è persino scordato del carroattrezzi! Ma soprattutto a ventisette anni non è riuscito a trovare un lavoro decente! Finire l’università!!! Ue ue ueee, piangi finché vuoi, Little Jonny, la colpa è tua.
Ora la voce stava diventando assordante, tuonando nel suo cranio come una sirena in galleria.
La colpa è tua.
TU. SEI. UN. PICCOLO-UOMO!
Si avvicinò a passi lunghi e le sferrò un destro, centrandola sul naso. Il sangue schizzò a fiotti, inzuppando la camicetta bianca. Cadde a terrà di schiena, un’espressione di stupore – più che di paura – sul volto. Si mise a sedere, quasi senza rendersi conto di quello che era accaduto così all’improvviso. Il ragazzo la fissava con gli occhi spalancati iniettati di sangue. Non stava guardando lei ma attraverso di lei; sembrava in ascolto di una voce inudibile. Provò a rialzarsi goffamente, tenendosi la mano sinistra sul naso, quasi convinta che quel gesto avrebbe fermato la fontana di rosso.
Le sferrò un calcio in mezzo all’inguine, facendola urlare di dolore. La ragazza, ancora incredula per tutto ciò che stava accadendo, barcollò cercando di mantenere l’equilibrio, ma lui la afferrò per i capelli e la portò alla macchina. Le prese la testa nella mano destra e spinse la sua faccia contro la lamiera del cofano. Una volta, due volte, tre volte, quattro volte, cinque volte. Urlava con la bava alla bocca. Dopo il sesto colpo, scaraventò il corpo inerme sul terreno. Il volto della donna era una maschera rossa deforme, il naso ridotto a una poltiglia; l’attaccatura dei capelli biondi era macchiata di rosso scuro, così come la camicetta, ora più scarlatta che bianca.
Jonathan emise un urlo selvaggio, urlò fino a che la gola non gli fece male, e quel punto urlò ancora.
Lo hai fatto, Jonny. Sei un omicida. Ora dimmi, Little Jonny, come ti senti?
Si sentiva dalla parte del giusto. Lui era sempre stato maltrattato dalla vita e quella donna non capiva…
Maltrattato, dici? Suvvia Jonny, sii ragionevole… tu e io sappiamo che nessuno ti ha mai maltrattato a priori. Tu e solo tu, piccolo-insignificante-uomo, ti sei sottratto alle tue responsabilità e ai tuoi compiti! E ora guarda che hai combinato, guarda cosa hai fatto! Non solo sei un nullità… anzi, anzi aspetta: non lo sei.
“Non sono una nullità, lei era una donna inutile!”
Nonono Jonny. Tu… ecco, forse io e te sappiamo che sei molto peggio. Forse Christine era una sempliciotta, una che si accontentava con poco… tu invece no. Tu volevi essere grande, come Carlo Magno, come Cesare! Ma tu e io lo sappiamo, vero Jonny? Lo sappiamo che non puoi arrivare così in alto. Tu sei come lei, ma a differenza sua non lo accetti. Non ti accetti.
“La odiavo! Mi ha fatto impazzire per tutti questi anni!”. Ora il ragazzo, in preda alla follia, si era addentrato nel bosco collinare, che vista l’ora era sempre più tenebroso. Inciampò in una radice e ruzzolò, scorticandosi il ginocchio. Si ripulì la ferita dalla terra con le lacrime agli occhi; come facevano i bambini quando cadevano rincorrendosi. Mancava solo il muco al naso.
Oh nonono Jonny. Tu e io… ecco, tu e io sappiamo. Tu hai sempre odiato… te stesso.
Serie: Odi te stesso?
- Episodio 1: Un ragazzo normale
- Episodio 2: Furia omicida
- Episodio 3: La fine
un capro espiatorio, la ragazza, che forse gli risparmia dal distruggere se stesso. Persone come Jonny ne hanno bisogno, bloccate come sono in una cella senza porte.
La parte più riuscita sul piano letterario è,a mio avviso, quella in cui descrivi l’aggressione.
Esattamente un capro espiatorio. Jonny non la odia più di quanto non odi, per esempio, suo padre o sua sorella, tuttavia ha la sfortuna (parlo della fidanzata) di trovarsi a contatto diretto con lui quasi per tutto il tempo e, forse, di amarlo. L’amore può indurre a chiudere gli occhi su molte cose, anche molto gravi. Ti ringrazio per aver letto e commentato!
Ciao Nicola, innanzitutto complimenti! Il genere mi piace moltissimo, e trovo che tu abbia condotto la trama, con parole esplicative e perfette, in modo che coinvolgesse.
Bellissimo!
Grazie per il riscontro!
Bello l’avvento della coscienza di Jonhatan: in accordo col commento di @cristiana , dà colore alla storia. Lo sviluppo è davvero ben scritto, costruito con un linguaggio semplice e immediato, è ciò che rende il racconto efficace, a mio avviso. Questo genere di narrazione forse non può che richiederlo, in effetti.
Alcune storie sembrano raccontare il vissuto di chi le legge, è toccante quando questo incontro avviene. E’ il caso del primo episodio, nel quale viene spiegata la rabbia di Jonathan, dettata dalla sua invidia verso chi sta meglio di lui: ne avrei da dire!
Nel secondo episodio quella rabbia diventa follia. Succede, spesso no, ma a volte capita. E’ un timore che nasce in chi ha un Jonathan vicino: e se un giorno andasse fuori di testa?
A quanto ho capito è un racconto diviso in tre parti. Inutile dirti, a questo punto, quanto io aspetti la conclusione.
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Difficile commentare una storia tanto cruda. L’odio verso se stessi porta a macchiarsi di sangue, è vero. Sia in senso lato, che nella concreta definizione del termine.
Grazie Rita per il commento. Effettivamente la mia idea era proprio di creare una storia cruda e scioccante, in modo da rendere quella che secondo me è l’essenza di eventi come questo, ovvero azioni totalmente slegate da ogni regola di civiltà e convivenza, nei quali la rabbia e gli istinti meno “umani” prendono il sopravvento. Poi ovviamente prima dell’azione “finale” abbiamo un retaggio psicologico di un certo tipo, iniziando da un senso di insoddisfazione verso se stessi fino all’invidia e all’incapacità di ammettere le proprie colpe.
Spero che nonostante tutto ti sia piaciuto il racconto 😉
Bel racconto Nicola e soprattutto, a mio avviso, condotto molto bene. Anzi, forse meriterebbe approfondimento e sviluppo maggiori perché, secondo me, dalla testa del protagonista c’è da cavar fuori moltissimo. Riusciti bene anche i cambi di persona alla King, danno brio alla narrazione. Bravo
Ciao Cristiana, grazie mille per il tuo parere!
Mi fa veramente piacere che ti sia piaciuto il racconto 😉
Dovrebbe uscire a breve anche la terza e ultima parte 🙂
Dovresti fare il pensiero di svilupparlo ulteriormente. Secondo me gli spunti sono veramente interessanti. Quella testolina è piena zeppa di rabbia e frustrazione e ha una gran voglia di parlarne. Buona scrittura