Gaio Valerio Catullo

Serie: Al Bar Con L'autore


L'università è un'esperienza fondamentale per lo sviluppo personale e conoscere gli autori tramite la storia e gli aneddoti è affascinante. In questo periodo ho immaginato di dialogare con loro mentre facevo colazione in un bar. Un modo come un altro per mitigare lo stress universitario.

La fredda mattina dell’universitario tende ad essere più o meno la stessa per uno studente che non ha il problema dei pendolari: sveglia e toilette, rigorosamente limitata all’indispensabile ma dall’apparenza impeccabile; arrivo in città con un qualsiasi mezzo disponibile; colazione al bar e corsa a rotta di collo provocata da un ritardo anormale. La mia ragione principale è il vizio di leggere i libri e i saggi dei programmi dei professori mentre mordo un cornetto, qualcosa di piuttosto comune da queste parti se non sei uno di quegli studenti previdenti che si dedicano a questa attività la sera prima. Ma assai più insolito è fissare l’ospite del tuo tavolo a bocca aperta, con l’ultimo pezzo di cornetto a pochi centimetri dalla sua fine e ad occhi spalancati. 

-Una lettura interessante la mattina presto.

Dice il giovane uomo apparsomi davanti mentre sorseggia un bicchiere di vino. Si sta riferendo al libro che ho aperto davanti a me su cui svetta la stampa di una statua identica a lui, salvo per pochi particolari, e accompagnata da un carme latino. 

-Direi che si addicono l’una all’altra.

Non sembra per nulla turbato dal fatto che si è messo a parlare in modo fin troppo casuale con una perfetta estranea, senza chiedere il permesso di sedersi lì con lei, e ancor meno sembra preoccuparsi di stare indossando una tunica in mezzo ad una folla imbacuccata fino alla punta delle orecchie per proteggersi dal freddo dell’inverno. Mi guardo intorno piuttosto nervosa, aspettando con impazienza che arrivi la troupe ad urlare Candid Camera o che qualunque anima caritatevole si decida a chiamare la polizia. Posso sempre urlare, ma se non ci sono vere minacce in vista la gente è più propensa a guardare male te e non lo squilibrato che hai davanti. Parlando di quest’ultimo, è piuttosto strano che nessuno si sia ancora avvicinato per fare una foto. Halloween e Lucca comix sono ancora ben lontani, né è periodo di feste in maschera o a tema. Perché allora tutti passano e non lo guardano né notano? Quando torno a fissarlo sta ancora osservando il mio libro, con un’espressione quasi nostalgica e il bicchiere ancora davanti a sé. La sua attenzione torna su di me solo quando sente il leggero rumore provocato dalla mia sedia quando mi appoggio allo schienale, in un chiaro tentativo di allontanarmi. Ride, non so se per via del mio gesto o della mia espressione. 

-Giovani d’oggi. Sempre di fretta. Dovreste assaporare con più calma la quotidianità, proprio a partire dalla colazione. Soprattutto quando si è in compagnia.

Si ferma un attimo, alzando lo sguardo verso un angolo della stanza. 

-Penso che il triclinio sia molto più comodo di una sedia, ma i tempi cambiano.

Sto cominciando ad innervosirmi di più e inizio a guardarlo male, desiderosa di farlo sloggiare. 

-E io credo sia molto più comodo quando la compagnia la conosci.

Ho cercato di essere velenosa, ma non sembra proprio cogliere il senso delle mie parole. 

-Assolutamente vero. Quelle per esempio. 

Dice con una tranquillità quasi irritante, rivolgendosi al mio libro. 

-Mi sentivo a mio agio solo quando c’erano solo i miei amici ad ascoltarle o a leggerle. Almeno loro sapevano di che parlavo. Ed ora invece tutto il mondo può averne una copia tra le mani e apprezzarle nella loro spontaneità.

Sospira in modo drammatico. 

-Se solo Clodia fosse stata altrettanto comprensiva. 

-O tu avessi superato l’ossessione. 

Borbotto prima di chiudere il libro e inghiottire di colpo il boccone dolce che era rimasto in attesa sul piatto. 

-Goditi la giornata ragazza. La giovinezza è una sola.

Sto per rispondergli nel modo il più sgarbato possibile, ormai esasperata da questa presa in giro, ma l’uomo non è più su quella sedia. Mi volto frenetica, guadagnandomi più sguardi perplessi di quanto chiedessi dagli altri avventori, senza trovarne traccia. Facendomi promemoria di cambiare bar, o dormire di più la mattina, corro verso la facoltà sperando di non trovare altre persone strane in giro.

Serie: Al Bar Con L'autore


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Irene, benvenuta. Un primo episodio davvero originale che ho letto con piacere. Come altri hanno detto prima di me, hai uno stile sciolto, spigliato, fresco che mi piace. Mi permetterei di suggerirti una riletturra per eliminare alcune imperfezioni che sono rimaste attaccate alla glassa del cornetto. Ti seguirò per non perdermi i prossimi incontri.

    1. Grazie infinite per il tuo commento. E’ la prima volta che mi dedico ad un progetto simile e, da autodidatta, ho difficoltà a fare un’autocritica oggettiva. Se mi potessi dare dei consigli lo apprezzerei immensamente.

  2. Una delle cose più difficili di essere un autore è quello di raccontare la vita di tanti giorni con uno stile personale. Con molta scioltezza e ironia hai descritto bene una “tranche de vie” che spero possa approfondirsi in seguito.

  3. Ciao Irene e benvenuta. Un’idea veramente originale come filo conduttore per una serie che non voglio perdermi. Il tuo stile è fresco e giovane e mi piace molto. Ti esprimi nel testo esattamente come faresti nella tua quotidianità e questo è un valore aggiunto a mio parere. Mi affascina l’idea di sapere quali altri autori incontrerai di fronte alle tue tazzine di caffè. È capitato anche a me di incontrare il mio scrittore amato, ma io l’ho fatto in un bellissimo sogno, come mi è più congeniale, che poi sono riuscita a trasformare in racconto per ricordare un anniversario speciale. Aspetto presto i prossimi episodi. Brava

  4. Ciao Irene. Simpatica l’ idea di incontrare un autore del passato ormai remoto, con una sottile ironia che rende scorrevole e piacevole la narrazione. Buona continuazione. Continuero` a leggerti.