
Gelato al Cioccolato
«Datti una mossa!»
Andrea chinò le ginocchia a terra e tese la mano. Prima di passargli la pietruzza, Nicola incise un graffio sottile sulla superficie di pietra che li proteggeva da sguardi indiscreti. L’enorme disco sorgeva al limitare dei campi coltivati del quarto settore, memoria di un lontano passato oramai dimenticato.
Non appena afferrato il ciottolo appuntito, Andrea imitò l’amico lasciando testimonianza del suo passaggio; una tremula linea sul fondo, una tacca leggera che gli steli d’erba coprivano del tutto. Quel tratto si confuse con centinaia d’altri, lasciati da generazione di bambini che erano giunti lì per lo stesso scopo: dimostrare il loro coraggio.
Nicola, ancora chino accanto all’altro, volse lo sguardo alle spalle per sincerarsi di non essere stati scoperti. Da quel lato difficilmente sarebbe giunta una minaccia, ma tanto valeva controllare. Una volta sicuro si permise un sospiro di sollievo e sorrise al compagno di giochi. Avevano la stessa età e lo considerava il suo miglior amico.
«Gli Harvester sono ancora lontani, non arriveranno qui prima dell’ora di pranzo.» Sollevò gli occhi al cielo, notando una nuvola scura. «Se siamo fortunati inizierà a piovere e sospenderanno il lavoro.»
Andrea sedette e dopo aver abbandonato il sasso poggiò la schiena contro il disco. Sollevò gli occhi cercando quelli di Nicola. «Perché mi hai portato fino a qui? I Pastori non tarderanno a scoprire dove siamo.»
Nicola fu sorpreso dall’intensità dell’espressione dell’amico. I coetanei della Colonia pensavano che il suo essere taciturno e schivo fosse dovuto alla timidezza, ma Nicola conosceva la verità. Il cervello di Andrea era in continuo movimento, la sua sete di comprendere senza fine. Anche se non muoveva obiezioni, il suo comportamento era conforme a quanto era richiesto, era attratto dal fuoco al pari di una falena. Nicola aveva timore che presto o tardi ne sarebbe stato divorato.
Fece spallucce. «Non ci saranno conseguenze. Siamo ancora cuccioli.»
Andrea annuì, ammorbidendo lo sguardo. Rizzò le spalle e alterò la voce imitando un tono artificiale. «Giovane Nicola Deti, Giovane Andrea Tide, l’assenza ingiustificata sarà punita a norma dell’articolo 2785: niente biscotti a colazione per una settimana.»
Scoppiarono entrambi a ridere. Nicola sedette nell’identica posizione di Andrea, deciso a rivelargli il motivo per cui lo aveva allontanato dalla Colonia. Desiderava confidargli i suoi timori e all’aria aperta era impossibile che qualcuno, o qualcosa, ascoltasse la loro conversazione.
«Ho paura che ti succeda qualcosa di brutto.» Nicola si stupì di essersi lasciato andare a quell’immediata confessione. Aveva impiegato giorni per preparare con cura un lungo discorso, di quelli che gli adulti ragionevoli erano soliti fare per argomentare le loro perplessità. Si disse che i Pastori non avevano del tutto torto a giudicarli “cuccioli”; secondo quest’ultimi, l’emotività era una componente piuttosto accentuata alla loro età: la programmazione dei Pastori prevedeva una maggiore tolleranza nei confronti di chi non aveva ancora raggiunto la soglia della pubertà.
Andrea non nascose la sua sorpresa. «Perché?»
«Per Isacco. Tu lo ascolti in modo diverso: tu gli credi.»
«Isacco?»
Nicola annuì, osservando con attenzione le reazioni dell’amico. Andrea si limitò ad abbassare gli occhi: raccolse uno stelo d’erba ed iniziò a giocarci distrattamente, ben consapevole che lo sguardo di Nicola era incollato su di lui.
«Isacco ti spaventa?»
A quella domanda, un anno prima, Nicola sarebbe scoppiato a ridere; in quel momento lo fece tremare. Sì, Isacco lo spaventava a morte. Negli ultimi mesi aveva visto il suo ascendente nei confronti di Andrea farsi sempre più forte. Tutti lo consideravano un vecchietto inoffensivo, un folle cantastorie che i bambini adoravano. Eppure, Nicola iniziava a chiedersi se l’anziano manutentore accarezzasse uno scopo segreto. Destabilizzare la Colonia con le sue “memorie”, racconti che affermava essere tramandati oralmente nella sua famiglia. Storie e favole che nessun altro aveva mai sentito narrare dagli avi, piene zeppe di “cattivi” che amavano fare la rivoluzione.
«Quanto va cianciando non ha alcun fondamento. Sono tutte assurdità! Come può affermare che un tempo erano gli esseri umani a dominare il mondo? Un mondo, chiamato “Terra”! Il nome, di per sé, è assurdo. Eden è immutabile, equilibrio perfetto voluto dai costruttori: ogni creatura ha pari dignità, interagisce con le altre in completa sinergia. Gli uomini non sono che una delle specie animali che i Pastori accudiscono con amore, come può dire che…» Nicola non riuscì a terminare la frase. Preso dalla foga il suo respiro si era fatto accelerato.
Andrea non ebbe difficoltà a farlo al posto suo. «Come può dire che “noi” siamo i costruttori? Quelli che un tempo hanno programmato le macchine perché portassero pace e benessere?»
Nicola annuì nuovamente, reprimendo un brivido. «I Pastori ci sono superiori, come possono essere stati creati da noi? Provvedono a ogni nostra necessità, rendono la nostra vita piacevole.»
«È vero» Andrea risollevò lo sguardo; sorrise. «I Pastori ci conoscono dalla nascita, in base alla nostra personale biochimica e ai test attitudinali offrono ad ogni individuo della nostra specie ciò di cui ha bisogno: cibo appropriato, socializzazione mirata, una compagna con la quale formare una famiglia, una mansione. Tutto è perfetto. Ma, ti sei mai chiesto che sapore abbia il gelato al cioccolato?»
Nicola trasecolò. «Il gelato?»
«Sì» Andrea assentì energicamente. «Secondo il report chimico inserito nella tua scheda personale, a te piace quello alla fragola ed è il solo che ti viene offerto. Hai mai pensato di assaggiare quello di tua sorella?»
«No.»
La risposta, secca, di Nicola fece scoppiare a ridere Andrea. «Magari ti piace.»
«No. Non mi piace! La scheda indica chiaramente che…»
«La scheda indica che “può” non piacerti. Non lo saprai mai se non lo assaggi.»
Nicola assunse un piglio cocciuto, cercando un appiglio per controbattere. «Perché dovrei farlo? Perché dovrei provare qualcosa che “può” non piacermi? È inutile e anche stupido.»
«Forse.» Andrea era deciso a non desistere. «Però, potrebbe piacerti. E, allo stesso modo, potresti scoprire che la mansione che ti hanno assegnato in base ai test attitudinali non è quella che vorresti per te. Forse, da adulto, preferiresti suonare il pianoforte come tuo zio piuttosto che occuparti delle pulizie dei luoghi comuni. Ti ho visto ai concerti: ti perdi in un mondo tutto tuo, rapito dalla musica. Le tue dita iniziano ad accarezzare una tastiera invisibile.»
Nicola arrossì, imbarazzato. «Non sono adatto a quella mansione: sono lento a imparare, il mio profilo non risponde alle caratteristiche richieste. Non otterrei mai risultati soddisfacenti e ciò intaccherebbe il mio equilibrio mentale e la mia autostima, rendendomi un individuo infelice. Pensavo mi volessi bene, non capisco perché ti diverti a tormentarmi.»
I paroloni usati da Nicola, frutto dell’indottrinamento quotidiano, spinsero Andrea ad allungare un braccio per passarlo dietro alle spalle dell’amico e trascinarlo verso di lui. «Io ti voglio bene. Non voglio tormentarti, credo solo che abbiamo diritto di scegliere. Diritto di essere liberi.»
«Avevo ragione, Isacco ti sta riempiendo la testa di idiozie.» Le guance di Nicola erano ancora rosse. «Le cose funzionano e non capisco cosa ci sia di male. Quanto all’essere liberi, non vedo gabbie né lucchetti. Se così fosse non saremmo qui, ma a scuola.»
Andrea scrollò il capo, malinconico. «La prova di coraggio è una bravata, una semplice attività ricreativa che i Pastori vedono di buon occhio pur fingendo il contrario.»
«Te lo ha detto Isacco?»
«Sì.»
Fra loro scese un silenzio impacciato, che li avvolse al pari dell’abbraccio con cui Andrea tratteneva a sé Nicola. Poco a poco, il calore di quel contatto riuscì a restituire a entrambi la serenità perduta; quando un rumore metallico annunciò l’arrivo delle trebbiatrici, i due amici si scambiarono uno sguardo di intesa. Era tempo di fare ritorno alla Colonia.
Fu Nicola ad alzarsi per primo, tendendo la mano all’altro per aiutarlo a mettersi in piedi.
Si misero in cammino di buona lena, evitando di farsi scoprire dagli Harvester: quando le trebbiatrici raggiunsero il settore quattro erano già lontani.
«È buono il gelato al cioccolato?»
Andrea fu felice di rispondere a quella domanda. «Buonissimo.» Recuperò le sensazioni che quel sapore trasmetteva alle sue papille gustative e sentì aumentare la salivazione. «Anche se preferisco quello all’amarena.»
«All’amarena?» Nicola non riuscì a trattenere un moto di stupore.
«L’ho assaggiato alla residenza per anziani, dov’è ricoverata la nonna. Si è distratta un attimo e ne ho approfittato.»
«Sei tremendo.» Nicola si concesse mezzo sorriso. Non uno intero, non desiderava che Andrea pensasse di aver ottenuto la sua approvazione. Anche se… ormai il danno era fatto. Non riusciva a smettere di pensare al gelato.
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Che bella questa rivisitazione del mito di Adamo ed Eva in chiave di amicizia adolescenziale ed ambientata in un futuro assai probabile. Temi già visti, quelli del frutto proibito dell’intelletto e del libero arbitrio da una parte, e del mondo futuribile in cui l’uomo avrà perfino perso la memoria di quando creò le macchine che finirono per accudirlo privandolo della sua autonomia. Eppure in questo tuo racconto sembra del tutto nuovo.
Merito tuo. Grazie per questo gioiello.
Ciao Giancarlo, in effetti da quando l’uomo ha avuto l’uso della ragione si è speso nel raccontare: anche volendolo, se trovassimo qualcosa di così originale che non sia mai stato detto probabilmente risulterebbe incomprensibile. Ecco perché ritengo il tuo un grandissimo complimento. Rielaborare, fare sì di riuscire ancora a sorprendere è un traguardo bellissimo. La paragono la creare una nuova ricetta, avendo a disposizione gli ingredienti che di norma si trovano al supermercato: ci si può ricavare cose folli, a saperli utilizzare con fantasia.
Riesci sempre a portarmi in posti strani… Stavolta sono finito in un Eden tutto bello organizzato e funzionale. Nella mia scheda personale c’era segnato che il mio gelato preferito è quello al gusto nocciola. Aspetto di sapere quale sia la mia mansione e poi vado da Isacco a chiedergli un racconto di qualche battaglia epica…
Cazpita se ti adoro.
Ciao Emiliano, io sono un pozzo senza fondo di “posti strani”: una specie di buco nero 😀
Sono contenta che ti sia piaciuto anche questo racconto: Isacco potrebbe rivelarti il significato mistico sul preferire il gusto alla nocciola, ma io non sono in grado di farlo. Chissà cos’è successo. in questo futuro alternativo.. chissà cosa succederà nel nostro. Anche noi, un po’ alla volta, stiamo lasciando che le macchine facciano tutto
Dio, che inquetudine: adorabile.
Grazie Zara, sono felice che questo racconto ti sia piaciuto. Amo molto il genere distopico, a volte è Profeta: sì, il futuro può essere inquietante.
Ciao! Il primo tuo racconto che leggo (sono nel gruppo da poco). Mi ha colpita e affascinata. Mi sono sentita sia spettatrice che guarda quel mondo e osserva i due bambini, ma anche protagonista che prova sensazioni. Un racconto che è un omaggio alla libertà di scelta. Forse non sappiamo quanto ancora siamo fortunati.
Ciao Cristina, scusa se ho tardato nel darti una risposta. Mi piace confrontarmi con il distopico, perchè penso che in una certa misura sia già fra noi. Quello della libertà di scelta è un tema ampio, a volte seguiamo il percorso scelto da altri per non dispiacere, altre perchè lo riteniamo il migliore. Fin da bambini veniamo indirizzati verso un percorso e una volta adulti ci è difficile fare delle scelte che ci allontano dall’immagine che di noi ha la società e la famiglia. Nel nostro piccolo, anche solo un piccolo gelato al cioccolato non previsto nel percorso può portare a concedersi una pausa di riflessione: questo non significa dover buttare all’aria tutto, ma solo una rinnovata consapevolezza.
Complimenti un racconto veramente interessante, intelligente e scritto molto bene.
Grazie Sonia. Amo il genere fantastico, mi permette di veicolare messaggi universali: il libero arbitrio è uno dei fondamenti della libertà
Ciao Micol, questo racconto mi è piaciuto davvero molto, sia per originalità che per la tua bella prosa. Il distopico ti si addice proprio! Ma perché non farne una serie??? Voglio sapere che succede dopo!😊
Ciao VIrginia. Non credo ci sarà un seguito, ma sono sicura che Nicola ha assaggiato il gelato al cioccolato e lo ha trovato buonissimo. Probabilmente lui e Andrea, da adulti, hanno dato via ad una rivoluzione… oppure no… magari hanno aperto un chiosco di gelati (il che, probabilmente, è la stessa cosa) 😀 😀 😀
E niente, Micol: sei la regina induscussa del distopico! ti mangi questo genere come un…gelato al cioccolato! 🙂 Davvero originale, nel breve spazio di un racconto consenti al lettore di immaginare le dinamiche del mondo in cui si svole la vicenda, il pregresso (beh, noi sappiamo qualcosa in più di Nicola e Andrea, abbiamo un vantaggio) e…lasci un bel finale aperto. 🙂
Ciao Sergio, in effetti con il distopico ormai è amore conclamato. Avevo poco spazio per costruire un mondo, sono contenta di essere riuscita a comunicarne le basi: quanto al gelato, il libero arbitrio passa anche da lì 😀
Ciao Micol! Questa lettura mi è piaciuta molto. Credo che la frase “ti sei mai chiesto che sapore ha il gelato al cioccolato?” racchiuda un mondo intero in realtà. Quante volte ci inseriamo in schemi predefiniti senza avere il coraggio di cambiare? Molto spazio per riflettere al di là del racconto molto interessante. Grazie🙏
Ciao Mary 😀 Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto, amo scrivere distopico perchè mi dà il pretesto di parlare di realtà vicine a noi dando loro un taglio differente. Trovandosi a una svolta, è sempre difficile muovere un passo su una strada nuova piuttosto che su quella che si conosce. Facendo così c’è la possibilità di perdere un mondo. Spesso ci troviamo il nostro, mondo intendo, già preconfezionato e questo è un peccato: dalla società, dalle aspettative dei genitori ma anche da quelle che abbiamo alimentato in noi fin da bambini. Non so qual è la strada giusta, forse una mezza misura
Sei tu. Questo è il tuo stile. Queste sono le tue storie. Il concetto di famiglia, di gruppo (so di avertelo detto un sacco di volte, ma è quello che penso). Ho intravisto un po’ di Maya…
Ciao Dario, hai ragione. C’era un pochino di Maya, qui dentro ;D Grazie per essere passato. Ma a te, quale gusto di gelato piace?
Dai, che forza questo racconto!
Sono contenta che ti sia piaciuto 😀
Lo spirito cameratesco tra piccoli mi affascina sempre molto e credo che sia uno degli starting point più avvincenti per addentrarsi poi in realtà distopiche (dì la verità, hai visto Stranger Things! :-))…e tu lo sai fare bene! Hai davvero una gran bella fantasia Micol, complimenti.
Ciao Maria. I bambini sono speciali, riescono sempre a dire o fare la cosa giusta; sarà perchè “guardano” il mondo con il cuore. Sì, ho visto Stranger Things; l’anno scorso Nikita mi ha convinta: avevo dei dubbi in proposito, ma poi ho amato la serie (un po’ meno l’ultima stagione). Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto, lo spazio era poco per dare spessore alla realtà che ho immaginato e sono contenta di essere riuscita a trasmetterla almeno in parte 😀
Ciao Micol, grazie per aver partecipato al LAB di questo mese. Un ottimo raccondo, con dei risvolti interessanti e un bella analisi tra sicurezza e libertà che lascia il lettore piacevolmente dubbioso.
Come sempre i tuoi mondi sono fantastici e variegti ed è sempre un piacere farci un salto.
La Genesi secondo Micol 😂
Sono contenta che ti sia piaciuto 😄
Eh, anch’io dopo questa lettura non riesco a smettere di pensare al gelato. Per il titolo, mi
sa che Pupo ringrazia 😁 A parte gli scherzi, un racconto molto carino. Brava, Micol!
Sì, d’improvviso la distopia ha raggiunto anche Pupo! A parte gli scherzi, anch’io la canticchiavo mentre scrivevo 😅