Gelosia

Serie: Lascia che passi la notte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Sebastiano ha accompagnato la sorella e il cognato a una mostra di fotografia dove ha incontrato Lorenza, una persona molto importante del suo passato. I quattro, insieme al compagno di Lorenza, stanno andando a cena.

Era stato Cristian a scegliere il ristorante e a proporre di andare tutti con la sua macchina, una Jeep Cherokee bianca che odorava di nuovo.

Guadagna bene, il fotografo. Seduto tra suo cognato e Laura, con i discorsi di Mister Modestia e la musica in sottofondo, Sebastiano non riusciva a mettere un freno ai pensieri.

Era solo una cena.

Una cena con Lorenza, certo, ma non sarebbero stati soli, lei era soltanto una vecchia amica e l’incontro era capitato per caso. Lo avrebbe detto ad Anna, perché era passato tanto tempo e Lorenza non aveva colpa per ciò che era successo ad Alex, né più né meno di loro due. Oppure sì e perdersi era stato un modo per scontare la pena, proprio come aveva deciso Annalisa per tutti.

Sebastiano si sarebbe sentito più tranquillo a inventarsi una scusa e tornare dai suoi a prendere Vale, senza dover resistere alla voglia matta di incrociare lo sguardo di lei e chiederle come era cambiata la sua vita, se fosse felice e avesse smesso di collezionare ragazzi bastardi. Considerato il tipo con cui stava ora non ne era sicuro.

Quella voglia di rientrare nella sua vita, anche se solo per una sera, lo faceva sentire sbagliato, anzi non troppo diverso dai tizi che tanto disprezzava, quelli che avevano usato e poi frantumato il cuore di Lorenza.

“Anche a Seba piace scattare foto.” La voce di sua sorella lo colse impreparato. “Quando andavamo in vacanza, da una certa età in poi, si impossessava della macchina fotografica di nostro padre e consumava pellicola su pellicola. I risultati non erano male, tolto qualche dito ai lati dell’inquadratura.”

Cristian sorrise con sufficienza attraverso lo specchietto. “Non possiamo avere tutti talento.”

E neppure essere tutti simpatici. Sebastiano preferì ignorarlo, chissà quante altre volte avrebbe dovuto farlo quella sera.

“In realtà è bravo” intervenne Lorenza, “sa cogliere i momenti e non ha bisogno di pose o luci particolari.”

Sebastiano trattenne il respiro. Forse lei aveva parlato senza riflettere e non si era resa conto di aver paragonato il lavoro di un dilettante a quello di un fotografo professionista che, perdipiù, era il suo compagno.

Chissà se stava rivedendo i suoi stessi ricordi, lui con la sua prima Coolpix, a rubare le risate di Lolly e i suoi balletti scatenati, i sorrisi spontanei di Anna con le sue canzoni preferite nelle cuffiette o con un fantasy, le facce concentrate di Laura quando giocavano a pallavolo in mezzo ai prati. E poi, Alex e Max davanti al barbecue e il resto della compagnia che cantava stonato i Maroon 5 e gli Onerepublic.

Sebastiano annaspò alla ricerca dell’aiuto di Laura, ma la vide socchiudere la bocca e scrollare appena il capo, per una volta senza una battuta pronta.

Cristian inchiodò il veicolo davanti a un semaforo giallo. Lo stridio degli pneumatici fece voltare un tizio con un cane al guinzaglio e trasalire una coppia in attesa di attraversare sulle strisce.

“Oh Sebastiano, sapevi di avere un’ammiratrice?”

Cos’è, Mister Modestia non è più così sicuro? Sarebbe stato divertente rispondergli a tono e in una circostanza diversa lo avrebbe anche fatto. Ma ora gli sembrava di vivere un déjà vu. Lui, Lolly e la gelosia di un coglione che, all’epoca, rispondeva al nome di Omar.

“Allora, sei così timido da non riuscire a pronunciare un sì o un no?” Cristian posò una mano sulla gamba di Lorenza e premette il piede sull’acceleratore. Lo stesso tipo con il cane, fermo a un’aiuola, tornò a voltarsi infastidito. “E tu Max, come mai mi hai nascosto un cognato così in gamba?”

La pazienza di Laura si esaurì, sbuffò dal naso e si sporse in avanti. “Non credo sia il momento per giocare a chi lo ha più lungo. Abbiamo conosciuto la tua fidanzata molto prima di te, ci volevamo bene, ma era da anni che non la vedevamo. Non hai niente per cui essere geloso.”

Più o meno. Sua sorella avrebbe meritato un bacio, ma un pezzo della sua frase faceva male. Ci volevamo bene.

La Jeep ripartì con uno scatto e svoltò nel viale alberato. “Però, non le mandi a dire tu” ridacchiò Cristian. “Ok Se’, siamo partiti con il piede sbagliato, ma penso che ti possa mettere nei miei panni.” Cercò conferma nello specchietto retrovisore e si allargò sulla sinistra per superare un rider in pettorina fluorescente. “Non saresti preoccupato se dal passato della tua donna emergesse un tizio di cui lei non ti ha mai parlato prima e la sentissi tesserne le lodi?”

Benvenuto nel club, io una donna che pensa a un altro l’ho sposata. “Alla fine non mi ha fatto chissà che complimento.”

La Jeep imboccò una via a senso unico e si fermò dietro un taxi con le quattro frecce, da cui stava provando a scendere una signora con le stampelle.

“Ma sì, hai ragione.” Il tono di Cristian era diventato troppo amichevole, era il caso di rimanere all’erta. “E oltre alla passione per le foto, che cosa fai nella vita?”

“L’assicuratore.”

Il taxista lasciò il braccio della signora e, rivolto un cenno di scuse verso di loro, risalì sulla sua auto.

“Un lavoro qualunque, direi. Senza offesa, ovvio.”

Sebastiano non batté ciglio. “E un lavoro che a me dà soddisfazione, quindi nessun problema.”

“Certo, ci vogliono anche persone come te. Non tutti hanno la voglia e la capacità di fare carriera.”

Il volume della radio si alzò all’improvviso e Wake Me Up di Avicii riempì l’abitacolo, insieme alla voce stonata di Lorenza. “Scusate, adoro questa canzone.”

Sebastiano abbassò lo sguardo e si grattò la fronte. Il ricordo andò avanti per conto suo, la sala invasa di ragazzi alticci, una tipa con i capelli rossi e un vestito minuscolo che gli sussurrava nell’orecchio proposte porno, il bicchiere vuoto accartocciato in mano e lo sguardo che non riusciva a staccarsi dalle ultime due persone intente a baciarsi da fissare. E poi Lolly che emergeva con le trecce, il lucidalabbra amarena e la minigonna plissettata e lo prendeva per mano. “Dai Seba, alza quel culo, questa è facile da ballare.”

Non l’aveva più lasciato solo quella sera, anche se il suo ragazzo di allora non ne era stato felice.

Continua...

Serie: Lascia che passi la notte


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

    1. Grazie mille Tiziana, anche io ho amato scrivere la parte del ricordo e mi sono divertita con Laura. Sono invece molto meno convinta dei dialoghi, temo non siano molto naturali.
      Grazie per continuare a seguire e dimostrare apprezzamento per questa storia, mi sei davvero di sostegno.

      1. Tranquilla Melania. Sono credibili. Più avanti, in fase di revisione potressi aggiungere altre battute. A mio parere è una scena che merita più spazio, ma capisco che con il limite di mille parole non è possibile.

  1. Cristian è uno di quelli che ti fanno prudere le mani dopo tre battute, e Sebastiano che incassa tutto in silenzio è quasi peggio. Ma il vero colpo è Lorenza che alza il volume su Avicii per spezzare la tensione, e il ricordo che parte da solo: le trecce, il lucidalabbra amarena, “alza quel culo”. Tutta la storia di questi due sta nelle cose che non si dicono dentro quella macchina.