Genitori e figli, amore e incomprensioni

Serie: La carezza della cometa - Il nuovo popolo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Patrick rivede Ingrid, ma nulla va come avrebbe pensato.

Rudolph venne verso di me e io avrei voluto essere altrove; l’imbarazzo e il timore mi impedivano di tentare la fuga. Giunto al mio tavolo mi chiese cosa mai avessi detto a sua figlia per farla arrabbiare tanto.

«Niente di inopportuno, signore, anzi, pensavo che le mie parole le avrebbero fatto piacere, o al peggio ridere, ma certo non farla infuriare.» Se io ero stupito dalla mia eloquenza in quel momento di tensione, Rudolph appariva divertito e questo calmò il battito del mio cuore.

«Le donne sono fatte per stupirci, caro ragazzo, ma spesso le loro reazioni rivelano più di mille parole.» Mi porse la mano e accolse la mia con vigore, ma senza stringere troppo, un gesto gentile che, credo, rispecchiava il suo essere. «Le parlerò.» aggiunse, poi tornò dagli amici. Ripreso il controllo mi alzai, salutai e mi avviai verso casa. Avevo la mente in subbuglio e rimuginavo sulla reazione di Ingrid e sulle parole enigmatiche di suo padre. Dovevo dormire, o meglio, forse era ora che mi svegliassi. Un breve lampo nel cielo sottolineò quell’intuizione e rischiarò la via: sapevo ben poco della vita.

* * *

Chiara, mia madre, mi svegliò per fare colazione assieme. Desiderava parlare con me, altrimenti mi avrebbe lasciato dormire, avevo turni pomeridiani in quei giorni.

«Come ti è sembrata la cerimonia?»

«Bella per essere un funerale.»

«E il saluto di Ornella?»

«Sincero, senza fronzoli― ma poi che domande fai? Lo avete scritto assieme,» alzai il tono: «però lei ci ha messo faccia e voce.»

«Io ho tutto dentro.» Pigolò.

«Come sempre, così gli altri non sanno come stai e non ti chiedono nulla.»

«Tu non hai la minima idea del vuoto che ha lasciato Stefano.» cominciò a piangere.

«Mamma―» non la chiamavo così da molto tempo «sei tu a non capire quanto ci ha lasciato. Ha fatto di te, Ornella e Edoardo degli ottimi dottori, ha plasmato me e molti dei giovani, gettato le basi della sopravvivenza e creato la Federazione. Non ha lasciato nessun vuoto, solo spazi da riempire. Non era eterno, purtroppo, ma onorarlo al meglio non è piagnucolare, è realizzare la sua visione.» Sapevo che si sarebbe risentita, ma, provocandola, speravo di risvegliare lo spirito di quella giovane indomita di cui mi avevano raccontato Stefano e Ornella e che non riuscivo a intravedere in mia madre.

* * *

Bussarono alla porta, Chiara si passò la mano sugli occhi, e andò ad aprire.

Vedere Ingrid mi stupì e confuse, ma mi provocò anche un’ondata di felicità.

«Buongiorno, dovrei parlare con Patrick.»

«Entra pure, lo bevi un caffè?».

Mi stupì il suo repentino passaggio dal pianto al buonumore.

«No grazie, stiamo partendo e ho pochi minuti.»

«Allora vi lascio soli. Ciao―» troncò la frase non conoscendo il suo nome.

«Ingrid, io sono Ingrid.»

Andò in cucina chiudendo con cura la porta. Ero sicuro che sarebbe stata lì ad origliare, quindi proposi a Ingrid di accompagnarla così da avere qualche minuto in più. Per noi.

«Mio padre mi ha chiesto di spiegarmi con te. Abbiamo parlato a lungo ieri sera, ma, credimi, ti avrei chiesto scusa già un minuto dopo essere fuggita.»

D’un tratto tutto si fece chiaro, riacquistai sicurezza e la mia voce suonò limpida: «Non c’è nulla da scusare, provi ciò che provo io.»

«Si, ma sentirmelo dire da te, invece che farmi felice mi ha sconvolta. Questa certezza insensata è una cosa strana e difficile Patrick.»

«Perché? Se questo ‘sentire’ ci accompagna da anni avrà un significato. No?»

«Non lo so. So che vorrei restare qui con te, ma so che non è il mio posto, almeno ora.» Stava riaccendendosi «Se chiedessi a te di venire a Stelfen verresti?»

«Beh, si, no, non subito di certo―»

«Ecco, la tua risposta dà il senso del nostro presente. Addio Patrick.» Corse alla macchina e vi entrò, senza girarsi, senza un sorriso. Suo padre mi salutò con un incerto cenno della mano. 

I fumi della benzina ormai esausta mi fecero bruciare gli occhi.

* * *

Avrei voluto poter parlarne con Stefano e lui avrebbe dipanato la matassa grigia che mi riempiva la mente e invece trovai Andrea. Se c’era una cosa in cui eccelleva era leggere il mio stato d’animo.

«Uhm, giornata storta?» sondò.

«Papà ciao, ho un impegno, devo andare.»

«Aspetta, mamma mi ha detto di Ingrid, ce le facciamo due chiacchiere?»

Mi bloccai. Non c’era nessun umano più umano di Andrea. Lo avevo visto amare e soffrire in silenzio per anni, mantenendo un enorme, sconsiderato rispetto per mia madre, consumata e inaridita dal ricordo di Alex, il mio padre biologico. Pensai all’amore che Andrea aveva dato, sia a lei che a me. e a quanto poco ne aveva ricevuto in cambio.

Si, era tempo che parlassimo.

«Cos’è che non va Patrick?»

Esitai, non volevo nascondergli nulla, ma nemmeno ascoltare una inutile predica paternalistica.

«Io e Ingrid ci siamo visti che eravamo ragazzini e tutti e due abbiamo pensato, senza esserci rivisti fino a ieri, di essere nati per stare assieme. Sembra sciocco già questo. Sciocco, strano e improbabile―» sottolineai la mia stizza spezzando il rametto con cui giochicchiavo.

«È la figlia di Rudolph, vero? Quell’uomo ha le sue idee, ma è veramente una brava persona.» Usò quasi le stesse parole usate da Ingrid e ciò mi fece sorridere. «Stefano lo rispettava: corretto, coerente e testardo come pochi. Ci hai parlato? Come ti ha trattato?»

«Bene, credo.»

Non ci misi molto a raccontargli i pochi momenti trascorsi con lei e la sua inaspettata reazione a quella che io consideravo una proposta di amore. Gli dissi di Rudolph, che temevo e che invece ebbe parole di conforto per me e  le suggerì di venire a scusarsi. Della mia notte quasi insonne, della sorpresa mattutina e del suo addio. 

Del dolore sconosciuto che scavava nella mia anima.

Lui restò un po’ in silenzio.

«C’è una cosa che mi ha colpito e sulla quale dovresti ragionare bene: lei ti ha chiesto se saresti stato disposto a seguirla a Stelfen.» Mi lasciò il tempo di richiamare quel momento. «La tua risposta, Patrick, credo che il senso di tutto sia nella tua risposta.»

Continua...

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