
Gente d’Isernia zènghèera e cèpullara
La vera estasi si raggiunge solo col coma etilico (anonimo bolscevico)
Il natale è alle porte ma la fine del mondo è già nella hall. Hugo Bandannas
La tappa successiva del carrozzone nomade fu ad Isernia, città di zingari e cipollari, in occasione
della festa di San Pietro delle cipolle.
La carovana segue le feste patronali, ricorrenze, sagre, processioni come neanche il più ortodosso
dei prelati fa con le stazioni della via crucis.
Alcuni gruppi di zingari molisani arrivarono via mare dalle zone della penisola balcanica di lingua
greca. Lo storico Masciotta ha scritto che gli Zingari nostrani, detti pure un tempo gizzi o egizi,
denunciano l’origine levantina e sono indigeni del tutto da secoli. Ielsi, nei più vetusti diplomi
feudali, è detta Gittia, o Terra Giptia in quelli del secolo XV. Fu allora che il Molise conobbe una
forte immigrazione di Schiavoni e di Albanesi che fondarono diversi centri e si insediarono nel
territorio tra Larino e Foggia Tra questi, S.Giacomo e S.Elia che è un paese di importanza
fondamentale per la musica rom italiana per essere stato, fino agli Anni ’40, uno dei posti più
frequentati dagli zingari di questa etnia.
«Fa brutt!» sbottò un sinto indigeno, quando vide Anita in tutto il suo splendore bimbominkia.
Messa tutta in tiro per la feste di paese pareva esser tornata in sé, con le dovute precauzioni post
trascendenza, dopo il trip intimista ed ufologico.
Il commento del paesano non andò giù a Necroman, che si trovava nei paraggi: si infilò il pugno
d’acciaio e lo centrò in volto.
Il silenzio, carico di spaghetti pathos western, calò sulla scena del crimine.
Il molisano cadde a terra come una pera, spruzzando ettolitri di sangue. Pareva un dentifricio
appena comprato quando gli si pratica il foro in cima e si spreme il tubetto dal basso.
Immediatamente i suoi compaesani gli fecero circoletto esclamando:
«Maronn’ iammebell Tunì che mo je fam’ vedè a stu pagliacc’!» inveendo all’indirizzo di
Necroman, di nero odio pittato.
La vendetta fu presto servita in un tegame di cipolle fritte dorate.
La sera stessa infatti, quando le giostre erano tutte illuminate e l’aria dolciastra imbevuta di
zucchero filato, Necroman se ne stava appoggiato al video poker quando un colpo secco sparato a
distanza gli aprì il costato.
Non si scherzava mica con i rom d’Isernia.
Fu Anita la prima a soccorrerlo e poi, a ruota, il resto della gang che dopo la trasformazione black si
era fatto sempre più diffidente nei suoi confronti.
Gli astanti finalmente percepirono le prime parole da Necroman ex Zanna:
«Quando si comincia ad essere criminali? Quando si inizia a pensare in maniera criminale, allora
non si torna più indietro.»
Qualcosa nella mente di Zanna era saltato in aria, un piattello di neuroni deflagrato durante la sua
detenzione, una cervello con frattura scomposta.
Era evidente ad occhio nudo che la giostra non avrebbe avuto vita facile per la festa di San Pietro
delle cipolle.
A rivaleggiare erano due famiglie da sempre avversarie storicamente: i Capatuosta, gli indigeni, ed i
Fermino, parenti di Zanna e originari di Montesilvano.
Non si aspettava altro che una scintilla per attizzare l’incendio, per questo fu facile quanto
pretestuoso trovarla nell’antefatto secondo cui Tonino Capatuosta avrebbe apostrofato Anita che era
la fidanzata di Zanna, o quel che ne restava adesso di lui.
Nonna Filomena intanto preparava i cavatielli, cercando di riportare un po’ di serenità con le antiche
maniere della indigena cucina tradizionale. Magistrale un tempo nel preparare la specialità locale,
essendo ormai affetta dal morbo di Alzheimer da diversi anni, si dimenticò di salutarli.
Bastò questa dimenticanza per fomentare gli spiriti già provati in casa Capatuosta.
Il padre di Tonino la prese malissimo. Lo considerò un affronto personale ed esasperato dai
problemi economici e dalle preoccupazioni che gli dava il figlio delinquente, la punì severamente
facendola dormire nel giardino nella cuccia del fido lupacchiotto bastardo Tobia, con 5 gradi di
temperatura esterna.
La povera Nonna Filomena fece un casino anche con gli ingredienti: mise della segale cornuta al
posto della farina. Così che i partecipanti al convivio cominciarono a dare i numeri e con il
trascorrere delle ore, furono preda di allucinazioni maligne.
L’inoffensiva e stordita anziana diventò, per il resto della tavolata alterata, l’emanazione del
Demonio.
Il rito fu compiuto: Nonna Mena venne tagliata e sezionata fino ad esser ridotta a tronco, in un
mattatoio di sciabole da macellaio, grida isteriche e geriatriche interiora esposte a vista, come
vetrine della ri-nascente setta del sepolcro.
Un vomito fecale inondò la stanza già satura di vibrazioni demoniache e larve astrali.
Data l’efferatezza del delitto e la matrice esoterico diabolica, il caso ebbe un’eco epocale nella zona
e fu affidato al Commissario Embolus, veterano del corpo segreto della Polizia Psichica, un
apparato deviato della Polizia Postale.
La P.P. mise, l’indomani stesso del bagno di sangue, delle cimici all’interno del casale dei
Capatuosta, già ripulito e scandagliato dai RIS, intercettando un dialogo sconnesso, ma che gli
agenti reputavano essere in un codice cifrato, che rimandava ad altro: –Non è mai davvero notte nella mia città ed è una cosa che non mi piace. -Se sei nata tra la natura è così come dici, la natura scandisce i tempi, li regola, la metropoli li uccide. –Dormi con le serrande abbassate?-No… mi metterebbe claustrofobia, ma quando vivevo in campagna …-Io avevo il terrore di confessarmi perché non ho mai imparato a memoria l’atto di dolore.-Oggi va di moda un certo maledettismo da happy hour…-Sì, un maledettismo con le Hogan.-Ti assicuro che ogni anziana ha il suo smalto viola nel cassetto.-Mia nonna ci si è fatta seppellire, infatti.
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Mi fa impazzire la tua mancanza di cura nell’impaginazione ma suppongo sia derivazione del tuo disordine mentale 🙂 Ma comunque mi affascina (e affatica) ciò che riesci a scrivere… c’è del genio in quella confusione. Ciao Hugo.
Troppo Buono Giuseppe, il disordine in realtà è un copia ed incolla da un estratto di diversi anni fa, ma la confusione mentale persiste, unico segnale di coerenza 🙂 In effetti piu che sciatteria o vezzo è esattamente disordine mentale plus pigrizia all’ennupla .
Un altro esempio di folle ed allucinatoria narrazione alla P. K. Dick con qualcosa di Ben Bova. Bravo, mi hai regalato un bel trip.
Giancarlo, sono davvero grato che il giro sulle montagne russe di questi folli giostrai zingheri e cipollari non ti abbiano nauseato ma anzi…:) Grazie, grazie, grazie!
“veterano del corpo segreto della Polizia Psichica, unapparato deviato della Polizia Postale.”
Questa è geniale. 😂
“La vera estasi si raggiunge solo col coma etilico (anonimo bolscevico)Il natale è alle porte ma la fine del mondo è già nella hall. Hugo Bandannas”
Che sintesi! 👏 👏
Da non tirare il fiato fino alla fine e poi rileggersela ad alta voce per capire se è orrore o piacere.
Grazie mille Francesca, lieto che ti abbia suscitato una certa ambivalenza.