G&G

…..il dottor Gennis, che operava, in assoluto anonimato,  sia ben inteso, non odiava nessuno.

Nel suo laboratorio, lì, appunto, nell’interrato del suo villino, tra le mille cianfrusaglie del suo disordine , custodiva, in un piccolo recinto alto appena un metro, il suo più grande progetto, Gunter, un piccolo omino, dai capelli crespi, rossi e radi, occhi acquosi azzurri, un poco curvo e, a sinistra, gibboso.

Gunter attendeva , e solo quello poteva fare, per ore ed ore, a volte annoiato sbuffava grattandosi una piccola escrescenza squamosa e pelosa che si elevava dal mento, altre volte invece fissava il soffitto color cremisi maculato da larghe chiazze di salnitro cercando di individuare in esse qualche primordiale figura.

Inaspettatamente, il dottor Gennis, come sempre indossando un camice largo e logoro, con un ampio taschino all’altezza del cuore chiazzato da macchie informi e scolorite  nel quale erano riposte pinzette e lacci di lana, appariva, nella tenue e fioca luce delle lampade a petrolio, quasi fosse un santo di gesso, in controluce, sul culmine del piccolo ballatoio e, con passo cauto e ritmato, scendeva con lentezza esagerata l’angusta scala tenendo sul palmo della mano sinistra mentre con la destra faceva schermo quasi fosse la fiammella di una candela , l’agognato premio…. Un biscottino.

Gunter, lo osservava con ansia ed eccitazione, gli occhi lacrimavano ma non sapeva bene quale fosse la ragione, un’acquolina di un umore distillato inondava al contempo la sua bocca e un leggero sentore profumato che sembrava essere di zucchero caramellato prendeva forma nella suo immaginario; ora, finalmente, dopo tanto e dopo tutto, l’esperimento poteva iniziare….

Il dottor Gennis, aveva capito, quasi che ciò si fosse manifestato all’improvviso come un qualche effetto collaterale di un non so che o come fosse stato il prodotto di un’atavica rivelazione, che Gunter era bravissimo ad eseguire esercizi sempre più complessi, sia fisici che mentali, in cambio, sempre e solo, di quel piccolo e sudato premio.

Il dottor Gennis , con dovizia, annotava ciò meticolosamente, giorno dopo giorno, su un piccolo taccuino dalla copertina nera e dalle pagine bordate di rosso, e, in perpetuo, con una vecchia matita logora dai morsi dei dubbi, spuntava sugli orli delle pagine i nuovi progressi che Gunter faceva; erano prodigiosi! Mai scontati. Ma  sia ben chiaro a tutti, il dottor Gennis pretendeva sempre più , l’esperimento era diventato per lui quasi un gioco, forse esasperato, ma al contempo necessario, far ripetere a Gunter , in modo frenetico e compulsivo, per più volte e più volte ancora, lo stesso esercizio, lo riempiva di gioia e di gratitudine.

A volte, al dottor Gennis, piaceva ingannare Gunter, al momento di premiarlo, porgeva lentamente con la mano destra il croccante biscottino trattenuto con la pinzetta, quasi fosse un raro francobollo, ma, subito, appena aveva coscienza che Gunter si apprestava a spalancare la bocca , ritraeva con gesto fulmineo la mano medesima chiusa a pugno elargendo un sorriso beffardo e squittente. Gunter, cosciente, pur ben sapendo e avendo già vissuto il fatto innumerevoli volte, ancora , rimaneva attonito e, invece di ribellarsi, come sarebbe stato giusto che fosse, no, imperterrito non demordeva, anzi, ricominciava a danzare ancor più freneticamente ed a recitare vecchie poesie sempre più velocemente.

Altre volte, forse, preso da umana compassione, il dottor Gennis, lasciava che Gunter si sfamasse, in verità in parte, perché era solito spezzare il biscottino in due tocchi, e lanciare il più grande ai topi che intanto, come di consueto, si erano posti a semicerchio davanti al basso recinto, e lasciare che la briciolina rimanente penzolasse da un lacciolo di lana e lentissimamente si depositasse sulla sua bramosa lingua.

Quelle piccole e poche briciole che Gunter poteva assaporare erano assai molto gustose, forse ancor più del sospirato intero premio; alimentato dall’immaginazione di cosa potesse essere nella sua completezza, cadeva sempre più nella sua puerile ansia , anzi , in verità, era un sentimento di rispetto e disciplina che cresceva in lui e che al contempo ottundeva la sua mente; l’esperimento, così come il dottor Gennis aveva previsto, gratificava il suo animo, Gunter aveva trovato in esso ciò che aveva sempre desiderato, l’ordine e la speranza.

Il dottor Gennis, che operava, in assoluto anonimato,  sia ben inteso, non odiava Gunter …….

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