
Gianbastiano ed il forziere
Le cortigiane, i masnadieri, le zappe e gl’odori, lasciate ch’io vi narri, sodali.
Cantovvi le gesta d’una masnada de briganti, che furon pure eroi et cavalieri, lestofanti financo prodi.
Per l’Italica Peninsula peregrinaveno, alli ricchi rubaveno, ma anco alli poveri, poichè prejudizi non avevano quando si trattava di riempir panza et bisacce.
L’historia s’incomincia in un tristo loco, le segrete di Castel Guercio, nella fiera terra di Vallefolle.
Ivi soggiornava suo malgrado Gianbastiano da Roccabrutta, privato della libertà per aver rubato alcuni porci ad un contadino, et la virtù alla di lui figlia. Poggiava, il meschino, il deretano su una sudicia panca, unico mobilio dell’angusta cella, e si reggeva il capo con amendue le mani, disperandosi non tanto pel reato commesso, quanto per l’essersi fatto acciuffare a guisa d’imberbe gaglioffo. Et ora, poscia il suon de l’Ave Maria matutina che richiamava li villici alla gleba, l’attendeva il patibolo. Il derelitto non si dava pace, al punto ch’aveva vegliato tutta la nocte, et ora attendeva mesto lo tristo fato.
«Ohè, pendaglio da forca!»
Con ghigno sbieco, il carceriere s’appressò proprio mentre i bronzi del campanile principiavano a rintoccar.
«Malnato Caronte,» rispuose il nostro, «sei alfin giunto a nunziarmi l’ora fatale? E lo fai con codesto sorriso compiaciuto?»
«Quietati, Gianbastiano de codesta fava! La fortuna t’è giunta in soccorso, par proprio che tu sia distinato a veder un altro die poscia codesto, et altri ancora. Lo vassallo vuol conferir con te. Rassettati la zazzera, togli il lerciume dal grugno, e vien meco, furfante.»
Lieto fue Gianbastiano d’intender tali parole, ma pur confuso, non comprendendo ‘l motivo de tal richiesta. E tuttavia, placido come un agnello – ancorché disarmato et ignudo, non fosse che pel sajo et una cinta di canapa, avviossi con passo lesto dietro all’armigero.
Sbucarono i due, poscia aver risalito anguste scale, in un un sacello dedicato allo Santo Nicola, patrono de tanti mestieri, infra li quali quel de’ ladri. Ivi stava, seduto su uno scranno, Guastaldo detto “Il Quercia”, vassallo reggente di Castel Guercio. Rischiarati dal foco delle torce, che la stagion era fredda, et lo sol matutino ancor non s’era levato dal suo notturno riposo, v’eran altri due furfanti, pur vestiti di jutai et coi polsi in ceppi. Gianbastiano riconobb’esser uno Rubicondo da Frangipreti, mercenario di dubbia fama, lento di mente sed rapido di lama. L’altro, minuto et dal muso di ratto, fue annunziato come Zicchetto de’ Fornai, et null’altro di lui fue detto. Nello silenzio, levossi la voce del Quercia: «Lestofanti! Lo boia v’attende per spedirvi allo Creatore, che judicherà le vostre colpe et ben sicuro vi caccerà giù nel Tartaro, a scontar l’eterna condanna infra le fiamme del foco luciferino! Ma ecco, v’offro un appiglio, nella mia bontade. Porgete orecchio, masnadieri! Ladri et assassini voi siete. Orbene, par ch’io necessiti di siffatti servigi. Al levar del sole, da Castel Cagozzo partirà lo convoglio che reca le gabelle allo sire de codeste terre. E dassi lo caso che tra me et lo vassallo de Castel Cagozzo, Cagozzo Lenticchione non scorra bon sanguine.»
Li tre manigoldi iscoltavano il nobiluomo in silentio, ma già avevano compreso ov’esso s’intenzionava a parare. Et infatti soggiunse:
«S’abbisogna che ‘l forziere contenente le gabelle non junga al nostro amato sovrano, ma venga piuttosto a rimpolpar le mie pingui casse. Et est quivi che entrate in giuoco voi… messeri.»
Un ghigno si pinse sulla labbia de Zicchetto, mentre Rubicondo sputò sul suolo.
«Et cosa ne verrebbe a noi,» chiese Gianbastiano, «oltre la vita, s’intende.» Soggiungendo poscia che ‘l Quercia l’ebbe trafitto con l’isguardo.
«Non è bastante aver la vita scampa, furfante?»
«Forse, Messere. Ma se noi s’andasse allo creatore, chi potrebbe svolger per voi l’ingrata mansione? Voi abbisognate delli nostri servigi, tant’è vero che avete sottratto li nostri colli al canapo del boia. Ordunque, la vita est ben gradito dono, ma se volete il lavor svolto, che non sia ‘l solo.»
Tacque il castellano, cogitabondo. Et poscia, con sorpresa dell’altri due:
«Non ti manca l’ardire, Gianbastiano. Et sia: portatemi il forziere, e ciascun di voi potrà tener tante monete quant’entrano nella bocca d’un homo mentre bevete un bicchier di vino.»
«Ch’iddio premi la vostra generositade, Messer Guastaldo. Per me, il patto est facto.»
Sentenziò Gianbastiano. L’altri due, lieti tanto d’aver la vita salva, quanto de poter commettere latrocinio dietro compenso, tosti s’unirono all’impresa.
Et così repentinamente li tre furon vestiti, armati et istruiti sul percorso del convoglio. Gaglioffi di lungo corso, il terzetto convenne un piano ch’a tutti parve digno de successo, e lesti s’avviarono. Giunsero per tempo ne’ pressi d’un ponte antico, che in due balze solcava un ampio fiume. Il massiccio Rubicondo si diè al lavoro d’ascia, incidendo una grossa pianta al punto che poco sarebbe poi bastato per schiantarla al suolo, occludendo la via. Gianbastiano e Zicchetto, nel mentre, cinsero d’una catena un albero all’altra sponda, e la trascinarono per tutta la larghezza della via, finchè il capo non fu prossimo ad un altro fusto. Ed attesero.
Trascorse che furon un paio d’ore, ecco appropinquarsi il carro col forziere. Et, con esso, l’armigeri de Messer Cagozzo.
Li nostri, acquattati nelle sterpi, attesero che l’ambito trabiccolo giungesse al centro del ponte indi, rapidi siccome faine, dieder atto al loro disegno: da tergo, Rubicondo diede d’ascia al tronco, che rovinò sulla strada con fragore. Nello medesimo istante, Gianbastiano strattonò la catena, la qual s’issò ad un cubito dal suolo, et con mazza et lungo chiodo, l’assicurò ad un tronco, acciocchè più non si movesse.
Zicchetto, carente in statura, ma non sveltezza, già tendeva l’arco, e per le sue sagitte due armigeri resero l’anima a Iddio. Il carro non poreva seguitar il percorso, e rincular era negato dal tronco: altro non restava che la pugna.
L’armigero a cassetta a sua volta prese a scagliar dardi. Rubicondo s’avventò contra ‘l soldato che stava retro al carro, che brandendo una picca, invano s’adoprò per tenerlo a bada. Ma il forzuto lestofante, afferrando saldo l’asta, la sradicò da le mani dell’avversario, ed utilizzandola a guisa di spranga, la battè sì forte sul coppo dell’elmo, da spaccar legno et anco osso, stramazzando il malcapitato. Sol un homo era rimasto, che gridando: «Aita!» Alla vista della mal parata, lasciò cader l’arme, e scavallato il parapetto si precipitò nel fiume.
Zicchetto, senza frappor tempo in mezzo, già trafficava col lucchetto che serrava il carro. E presto ne ebbe ragione. Rubicondo abbrancò il forziere, invero grave pur per un forzuto qual lui era. Gianbastiano, con sorpresa dell’altri, afferrò il cadavere d’uno dell’armigeri:
«Voi venite con me, Messere.»
Ma nonostante l’insistente questionare de li compagni, non proferì favella circa le sue intenzioni.
E fu così che il mal assortito trittico tornò a Castel Guercio, desiosi di riscuoter il meritato guiderone. Giunti che furono, il Quercia l’accolse compiaciuto, pur confuso pel morto compagno che Gianbastiano recava seco.
Chiamossi il maniscalco, che dando di scalpello e di tenaglie, aperse il forziere. Oh, qual tripudio: lo scrigno traboccava di monete d’oro, al punto che i cuori degli astanti subito furon colti da cupidigia.
«Ordunque, par che sia giunto il momento ch’abbiate la vostra ricompensa. Ho dato la mia parola, e sia! A voi, messeri!»
Et offerse loro tre coppe de vino.
L’impetuoso Rubicondo si fece avanti bofonchiando, e con la mano a guisa di cucchiaia, si riempì le gote di monete, al punto da rassembrar lo schirattolo che stipa le noci da portar alla tana. Preso il vino, con medesima veemenza lo trangugiò, provocandogli questo degli accessi di tosse, e sputò monete et con esse bestemmie, solo un paio trattenendone dietro la prigion de’ denti. Compiaciuto, Messer Guastaldo lo invitò a rimetter nel forziere i denari perduti, ed a ceder il passo al seguente compagno.
Fue allor il turno de Zicchetto, che come il primo cacciò in bocca quante più monete potè. Indi con molta lentezza si versò il rosso tra le labbra socchiuse.E meglio gliene diede la sorte, che quanti danari s’era stipato in bocca, tanti ne trattenne. Meno lieto ne fue il Quercia, ma tenne la parola. Fu infin il momento di Gianbastiano, lo quale s’accompagnò al defunto.
«Et codesto morto, perchè presenzia in fronte mia, anzichè nutrir li vermini?»
«Messere, avete detto “nella bocca d’un homo, mentre noi si beve un bicchier di vino”. Ecco, io bevo, ma voi non avete detto la bocca de qual homo.»
Et così favellando, una dopo l’altra, cacciò numerose monete nella bocca del fu armigero, mentre lentamente sorseggiava il vino.
Quando poggiò la coppa, di molto s’era calato il livello del forziere, e torvo era il cipiglio dl Quercia. Con calma, Gianbastiano dunque:
«Messere, so che siete homo di parola, et in ciò confido. E se avrete ancor bisogno delli miei servigi, ben lieto sarò di esser vostro braccio.»
Guastaldo se ne tacque per un poco, et alfin:
«Non solo il braccio, Messer Giambastiano, voi pur l’intelletto avete svelto. La parola data fue, et non la rimangio. Ite, ora: homini liberi siete, et badate de rimanerlo!»
Et così fue che lo terzetto guadagnò la libertà, et Gianbastiano due compagni d’avventura.
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Geniale come tu sia riuscito a entrare nel mondo di Brancaleone, un faro nei miei tanti anni. Grazie per avere ricreato quell’atmosfera e quella lingua, potresti non fermarti a questo episodio? Ora vado a vedere Feudalesimo e Libertà.
Grazie Francesca! Eh sì, Feudalesimo e Libertà, per il suo lessico “medievaleggiante”, si ispira tantissimo a Brancaleone. E io ho attinto un po’ da una parte un po’ dall’altra.
In realtà ho in cantiere un secondo episodio, mi manca giusto una cosa… il tempo!
C’è anche chi ritiene che il tempo non esista. Io comunque aspetto fiduciosa, è davvero troppa l’ allegria che mi danno quei dialoghi e quelle situazioni.
Ti ringrazio di cuore! Commenti come il tuo sono uno stimolo a scrivere 🙂
Grazie!
Fantastico questo racconto! Complimenti per Il linguaggio, che rende piu` originale la storia e permette al lettore di calarsi nella vicenda narrata, facendo un salto nel tempo. La brillante idea di Gianbastiano per ottenere la ricompensa, mi ha ricordato i racconti di Bertoldo.
Grazie Maria Luisa!! 😀 per il linguaggio mi sono ispirato a “Feudalesimo e Libertà” (community social che auspica il ritorno dell’imperatore e che fa una satira davvero pungente, prendendo come spunto il medioevo) ed ai film di Brancaleone. Ed il paragone con Bertolo è davvero lusinghiero! 😀 Grazie!!!
Molto bello questo stile medievale. All’inizio mi sembrava L’Orlando Furioso. 😄
ahaha! Grazie! E…bravo! L’incipit prende spunto proprio da quello! 😀
Non è propriamente un gramelot, ma siamo vicini a quei territori. Leggerlo a voce alta è un’esperienza degna dei bastioni di Sirio … 😀 :D. Grazie.
Ciao Alessandra! per il lessico “fantasioso” mi sono ispirato al linguaggio usato nei post di Feudalesimo e Libertà, che a sua volta riprende il parlato di Brancaleone. Sicuramente però, mi sono preso una certa dose di libertà su qualche termine 😉
Eh, si, L’armata Brancaleone credo sia degli anni 60, con un grandissimo Vittorio Gassman, ma è un capolavoro senza tempo. Io l’ho visto un paio di volte ☺️ Mentre Lastrico invece non lo conosco! Come non conosco quella tua serie, devo recuperarla! Ho letto altro di tuo, ma quella mi manca.
Grazie davvero per il commento, per la tua analisi del mio racconto. E soprattutto, grazie per la fiducia! Ti avviso che i miei racconti toccano generi anche molto diversi tra loro… Spero di non spaventarti! 😅
Bellissimo e molto particolare.
Non ti avevo mai letto ma ora ti seguirò nel tuo mondo più o meno fantastico.
Più che a Brancaleone, che credo sia un film di cui ho sentito parlare da mia mamma, film strano tutto in lingua volgare dei suoi tempi, che a questo punto cercherò e vedrò, mi è venuto in mente Lastrico un comico di Zelig che mi faceva crepare dal ridere con quel suo modo di raccontare.
Per questo ora che ti ho scoperto, ti seguirò.
L’ingegno furbo medievale, fantastico. Le tinte cupe. Le difficoltà della vita sempre in pericolo qualsiasi fosse la condizione sociale, e l’ingegno per superare le difficoltà.
Mi incuriosisce la furbizia che vince sulla disgrazia sul disagio e la disabilità nella storia.
Come vivevano e come si difendevano le persone con difetti e difficoltà fisiche nel medioevo.
Ho raccontato nella mia serie “AL DI LÀ DI NWERENKWARỤ”, una storia che mi raccontava nonna ambientata dalle sue parti nel medioevo, di una non vedente (l’hai letta? Qualcuno l’ha letta?). Ho cercato di capire quale poteva essere lo stato d’animo e il modo di vivere di una persona disabile in quel periodo. Mi piacerebbe avere riscontri e opinioni.
Sembra di essere tornati ai tempi dei cantastorie medievali con stile diretto, gergo contadino ed ottima progressione. Complimenti per il racconto!
Grazie Giuseppe! Mi sono ispirato a Feudalesimo e Libertà, un gruppo umoristico attivo su Facebook, Instagram ed altri social e che fa dell’arguta satira attualissima seppur ispirata al medioevo. E lo fa utilizzando questo stile linguistico “falso volgare”, ispirato a “L’armata Brancaleone”. Spero di riuscire a tornare presto con un seguito!
Mi sembra di sentire la favella di Brancaleone… Racconto molto bello, sembra proprio una storia medioevale originale, non deve essere stato facile scriverla. Bravo!
Ti ringrazio Simone! si, un po’ di Brancaleone c’è 🙂 mi sono ispirato al lessico di Feudalesimo e Libertà, che a sua volta prende spunto da brancaleone per il parlare. E’ stato…uhm, no, facile no. Però divertente!
Fantastico, un racconto tutto scritto come se il narratore fosse un cronista del medioevo!
Ciao Kenji, grazie per essere passato! si, mi sono ispirato al “neo volgare” di Feudalesimo e Libertà, che è a sua volta ispirato al linguaggio di Brancaleone 🙂
Geniali, geniale e ancora geniale! Mi è difficile commentare oltre, per i miei gusti è qualcosa di meraviglioso. Aggiungici un tocco di fantasy e per me sarebbe praticamente perfetto.
Già, perché adesso, caro sodale, ci favellerai anche il seguitar di codeste avventure di Gianbastiano e masnada!
Ahaha! ti ringrazio, sodale, per le tue lusinghiere parole! Tentato fui, invero, d’aggiunger sortilegie et bestie immonde, ma sia mai! Lungi il maligno da codesti scritti (fin ora…)
Et poscia che tu et molt’altri sodali openiani m’istigate a vergar altre disgrazie de codesta masnada, l’onere mi tocca, et a voi però patientia chiedo! 🙂
No vabbè, fantastico! Posso solo immaginare quanto sia difficile scrivere un intero racconto in volgo. Mi ha ricordato molto l’inizio di Baudolino di Eco e allo stesso modo mi ha fatto ridere! Geniale la trovata finale, come tutto il Lab a dire il vero. Ci regali una serie? Bravo, bravo!
Grazie mille Virginia!
Scrivere così non è stato semplicissimo, ma siccome l’ho vissuta come una sfida, alla fine è stato anche divertente! Ahi, qua mi mettete in difficoltà! Anche tu che mi proponi di farne un serie! Sinceramente non mi aspettavo che l’esperimento piacesse così.. 😅😅😅
Lascio Orion da solo per quattro secondi… e vedi cosa mi combina! Ahahaha Semplicemente FANTASTICO! Un GENIO! Lasciami dire che ho trovato questo racconto così squisitamente squisito che adesso tu, sì proprio tu, ti rimetti al computer e mi vai a scrivere una serie sulle avventure di Giambastiano… ma usando questo linguaggio! Lo so, lo so. Non è facile, ma tu puoi! Cosa che hai ampiamente dimostrato! Mi sono divertito a leggere e mi son dovuto trattenere nell’evidenziare ogni frase! Numero uno! 🙂
WOW, Giuseppe, che dire… GRAZIE! l’entusiasmo del tuo commento è davvero corroborante!! 🙂
non mi aspettavo (dico sinceramente) che questo esperimento potesse piacere, perchè in effetti il linguaggio è ostico, appesantisce la lettura, e come ho detto in altri commenti, mi son concentrato su questo aspetto, finendo per essere carente più altri.
Ma non sei il solo che mi chiede di sapere altro di questa masnada… sai che quasi quasi, mi state convincendo!
🙂
“Non solo il braccio, Messer Giambastiano, voi pur l’intelletto avete svelto”
Mi sembra più che giusto!
O sei furbo, o sei morto! 🙂
“Ma nonostante l’insistente questionare de li compagni, non proferì favella circa le sue intenzioni.”
😂 😂 😂 SPETTACOLO!
“Le cortigiane, i masnadieri, le zappe e gl’odori, lasciate ch’io vi narri, sodali.”
Tu sei pericoloso! 😂 😂 😂
piaciuta la (semi)cit?
Ciao Sergio, direi che il tuo “sperimentare” è più che riuscito! Mi unisco a chi spera che Gianbastiano compaia ancora nei tuoi scritti. Ti faccio i miei più sinceri complimenti, non era un sfida facile, io non potrei mai abbracciarla. 😀
Ti ringrazio Micol! ribadisco, alla fine è stato più un gioco, un esperimento, e lo sforzo che ho convogliato nella “ricerca linguistica” (virgolettato, perchè alla fine è un neovolgare puramente inventato, che mischia in maniera semplicistica termini reali e “medievalizzazioni” probabilmente inventate) ha sottratto peso agli altri aspetti, quali la caratterizzazione dei personaggi ed una maggior cura per la trama. Però mi son divertito, chissà che Gianbastiano, Rubicondo e Zicchetto non tornino a trovarci… : )
“«Messere, avete detto “nella bocca d’un homo, mentre noi si beve un bicchier di vino”. Ecco, io bevo, ma voi non avete detto la bocca de qual homo.»”
Geniale e non sono Gianbastiano ;D
E qui abbiamo la conferma che anche Alo e Patra non sarebbero stati da meno! 😀
“afferrò il cadavere d’uno dell’armigeri:«Voi venite con me, Messere.»”
Ecco, Il Quercia non ha ben posto le condizioni…
eheheh! Micol inizia a vedere la soluzione 😉
” ciascun di voi potrà tener tante monete quant’entrano nella bocca d’un homo mentre bevete un bicchier di vino.»”
Troveranno il modo per farlo? Sono curiosa
“Per l’Italica Peninsula peregrinaveno, alli ricchi rubaveno, ma anco alli poveri, poichè prejudizi non avevano quando si trattava di riempir panza et bisacce.”
😂 😂 😂
C’è tutta una ricerca della lingua, si sente! Difficile! Molto bravo e molto divertente! Alla prossima, Sergio, ciao.
Diciamo 10% Dante e 90% Brancaleone da Norcia? 😉
Mi sono ispirato al “neovolgare” di Feudalesimo e Libertà, era da un po’ che volevo fare questo esperimento. E’ stato faticoso, ma anche divertente da scrivere! e contento che sia risultato anche divertente da leggere 🙂 Grazie per aver apprezzato lo sforzo 😀
Bellissimo! Una lettura straordinaria, amico mio, degna di lode! Complimenti assai! Ne aspetto il seguito!
Ciao! Grazie per essere passato a leggere questo lab! In realtà era pensato come episodio unico, indipendente.. però se dovesse cogliermi l’ispirazione, probabilmente Gianbastiano, Rubicondo e Zicchetto potrebbero diventare un bel trio… 🙂
Grazie di cuore per il commento!
Molto deivertente davvero, ottimo Lab e ottima prova.
Un po’ l’armata Brancaleone un po’ Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno.
Grande Sergio
Grazie Ale! Decisamente l’Armata Brancaleone è la principale fonte d’ispirazione (c’è una piccola cit con quel “cedette lo passo”, oltre che un omaggio a Barbero: “Spranga!”), ed ho provato a metterci un po’ di grezza astuzia alla Bertoldo 🙂
Come ho detto a Dario, la mia intenzione era di sperimentare una scrittura diversa, e sicuramente altri aspetti ne hanno risentito un po’, ma mi son divertito a scriverlo, spero sia stato divertente anche leggerlo 🙂
“E dassi lo caso che tra me et lo vassallo de Castel Cagozzo, Cagozzo Lenticchione non scorra bon sanguine”
Mi ha fatto ridere
“Ivi soggiornava suo malgrado Gianbastiano da Roccabrutt”
Mi ha fatto ridere
“Le cortigiane, i masnadieri, le zappe e gl’odori, lasciate ch’io vi narri, sodali.”
Parodia dell’Ariosto in apertura mette subito in chiaro le cose :-p
Ah, Fratello colto, saprevo avresti colto 😉
Ahahah. Ok, non posso dire che sia esattamente il mio genere, ma mi sono fatto due risate e la trovata finale l’ho trovata geniale.
Ti ringrazio, Dario! 🙂
Il racconto, come scritto nel post, è un piccolo esperimento (ho pensato di usare il “neovolgare” di Feudalesimo e Libertà, e la cosa ha richiesto un po’ di lavoro, al punto che il resto ne ha risentito), ma lo scopo era giusto quello di far due risate, quindi va bene così 🙂
Contento che ti sia piaciuta la trovata finale! Dovevo assolutamente inventarmi qualcosa, e Gianbastiano s’è rivelato astuto! 🙂
@sergiosimioni è un bel racconto! Ho presente il neo volgare di Feudalesimo e libertà; immagino il lavoro dietro a questo lab.🙂
La cosa più difficile è stata quando l’ho finito e mi son reso conto che erano poco più di 1600 parole.
Riscrivere un paragrafo già non mi è facile. Ridcriverne diversi con meno parole senza snaturare lo stile è stata un’impresa 🤣