Giorgia 1/2

Serie: Giorgia

  • Episodio 1: Giorgia 1/2

Giorgia spera solo che quella brutta situazione finisca. Non può andare avanti ancora a lungo. Nossignore dice tra sé, ma intanto chi sta soffrendo è lei.

Ha talmente ancora nella mente quel messaggio ricevuto dalla moglie del suo amante, che nemmeno si accorge che il segnale di attraversamento binari inizia a lampeggiare. Le barre iniziano ad abbassarsi con un suono che quel giorno le risulta insolitamente sgradevole e non ritmico, quasi musicale, come invece le apparivano tutti i giorni feriali alle 18.17 precise, quando il suo tragitto verso casa incrocia la ferrovia al passaggio di quel treno per Torino.

Spegne il motore e posa lo sguardo proprio sulle barre: quel loro cascare così inesorabile per un attimo le sembrano una sorta di ghigliottina. Chiude gli occhi: per un attimo vola con la mente ai tempi della Rivoluzione Francese, a Parigi, in Place de la Concorde, è una popolana in mezzo alla folla ebbra di rabbia che sta inveendo contro una coppia di nobili in procinto di essere giustiziata. E quei due condannati hanno il volto proprio del suo amante e della moglie. A differenza degli altri astanti in piazza, non c’è rancore invece nei suoi grandi occhi scuri, in fondo lei non odia la sua avversaria in amore; si è solo resa conto, che i tempi sono ormai maturi per rovesciare l’“Ancient regime” matrimoniale del suo amante Roberto e aprire un nuovo corso i cui principi siano: amore passionale, libero, ma soprattutto rivelato.

Per fortuna la Rivoluzione Francese è già finita da secoli e vi sono altri sistemi anche meno sanguinari della ghigliottina per chiudere un matrimonio alla deriva, riflette la giovane donna che ora intanto ha riaperto gli occhi e scruta le rotaie e, quasi contemporaneamente, l’orologio digitale del cruscotto.

L’arrivo del treno le sconquassa le orecchie, ma la velocità del mezzo assai inferiore rispetto al frastuono creato, si starà avvicinando alla prossima stazione, constata Giorgia, che riaccende il motore e riparte non prima di aver dato un’occhiata furtiva alle teste e ai mezzi busti incorniciati tra i finestrini, un passatempo che amava fare fin da bambina quando per lei il treno significava un futuro di emancipazione, successo, felicità. Oggi invece che cosa rappresenta se non un ostacolo sulla strada di casa?

Quest’ultima domanda la riporta alla consapevolezza del suo presente: amante, appena scoperta dalla moglie di Roberto, a cui non resta che aspettare la prossima mossa di lui, se le darà per davvero prova del suo amore parlando a sua moglie oppure continuerà ad illuderla. In quello stesso istante i suoi occhi precipitano quasi inconsciamente sullo smartphone per vedere se si fosse persa una chiamata, o un qualsiasi tipo di tentativo di comunicazione da parte dell’uomo, con qualche lieta novella, ma nulla! Solo quell’odiosa foto di sfondo che le aveva fatto il suo quasi ex marito appena l’Estate scorsa, dove per lo più lei aveva un sorriso terribilmente artefatto il cui motivo lo ricorda bene. Poco prima di scattare quella foto, al buffet mattutino aveva ricevuto via WhatsApp, un messaggio di Roberto il quale, sebbene intento ad armeggiare tra i filari la pompa per il rame, aveva trovato il tempo per darle il buongiorno, scriverle che la amava e che stava facendo il conto alla rovescia delle ore che sarebbero trascorse da lì al giorno della fine di quella vacanza che quasi sicuramente sarebbe coinciso con il loro prossimo incontro.

E quell’incontro era puntualmente avvenuto, come altri ancora prima ed altri dopo, per almeno un anno, fino a quell’anonimo giorno di fine settembre, che risaliva a circa una due settimane prima, in cui Giorgia, dopo il lavoro, aveva deciso di tornare dai genitori avvisando il marito Giulio con una breve telefonata in cui spergiurava che avrebbe dato ulteriori spiegazioni il giorno dopo quando avrebbe fatto ritorno a casa. E invece eccola lì, ancora accampata nella sua vecchia cameretta che divideva con la sorella da bambina, giorno dopo giorno nell’attesa di una mossa del suo Re in quella maledetta scacchiera di sentimenti. Soprattutto alla luce della spiacevolissima conversazione virtuale con la moglie avuta quella mattina.

Mancano ormai pochi chilometri alla sua destinazione, ma non si sente di affrontare la madre con il suo fare accusatorio, spegne l’auto, accosta e scende. Giorgia ha solo bisogno di respirare e di pensare sola, per suo conto.

La vendemmia è iniziata e sulle vicine colline del Monferrato i produttori sono intenti alla raccolta delle uve con cui spumantizzare: processioni di uomini e di insetti si aggirano tra quei dedali di vigneti dall’alba al tramonto un rito che si consuma puntuale ogni anno come una rinnovata promessa di matrimonio tra l’uomo e la natura.

Settembre è un mese sempre più caldo dalle nostre parti, pensa Giorgia appoggiata con la schiena alla portiera della macchina, ormai se continuiamo di questo passo si inizierà a vendemmiare a inizio Agosto e poi a Ferragosto tutti a casa a grigliare come i più anonimi tra gli operai metalmeccanici. Tanto il problema dei cambiamenti climatici è da tutti visto così lontano, i problemi nella vita sono altri, ride amara la donna, per esempio che il giorno 23 del mese arrivi lo stipendio puntuale oppure sopravvivere agli assalti di una moglie tradita: che poi era il motivo per cui si era poco fa fermata a pensare.

Per prima cosa Giorgia torna in auto e dalla sua borsa di finta pelle blu estrae il telefono, perché ormai, sebbene nata a fine anni Settanta e cresciuta ai tempi del telefono fisso, anche lei era ormai diventata schiava del cellulare prima e dello smartphone poi, al punto tale che quando non lo aveva sotto controllo anche solo per pochi secondi perdesse contatto con il mondo. Torna a sistemarsi accanto all’auto e riapre quella maledetta conversazione su Messenger.

“Ciao sono Angela, tu non mi conosci, ma io sono la moglie di Roberto, lui mi ama e crede nel nostro matrimonio, quindi ti chiedo per favore di lasciarlo in pace. Un sincero ringraziamento e un augurio di buona vita”. Giorgia chiude gli occhi, ha ricevuto quel messaggio intorno a metà mattina alle 9.44 per la precisione, ma ha bisogno di concentrarsi per ritornare al momento esatto in cui quel guanto di sfida era partito. Scuote la testa, quel mattino tutto era partito bene, si era svegliata intorno alle 6.00 ma non era affatto stanca; in ufficio aveva fatto una serie di solleciti a clienti morosi nei confronti della cantina per cui lavorava e, per buona parte di essi, sembrava ci fosse la possibilità di evitare le vie legali, con tanto di sorrisi di approvazione da parte del titolare; si stava già pregustando un break di metà mattina quando ecco quella interminabile vibrazione.

Il solo ricordo di quel rumore di poche ore prima, la fa ancora sussultare, ma le ricorda che non ha ancora preso una posizione. Pensare troppo potrebbe non essere utile in questi casi, e quindi aprire il proprio cuore potrebbe essere la soluzione giusta: un confronto faccia a faccia in cui avrebbe detto tutta la verità, e se così facendo avesse ferito Roberto? Avrebbe dovuto almeno avvisarlo prima di rispondere alla sua consorte, svelando la loro relazione clandestina … No! Giorgia si prende la testa tra le mani, e inizia a scuotere il capo come se stesse negando l’approvazione che cercava da sé stessa: e se invece quel messaggio fosse una trappola per farmi confessare? E io facendolo le servirei la possibilità di rovinarmi su di un piatto d’argento?

Passano i minuti, la parabola del sole si abbassa a gran velocità e le prime zanzare tigre iniziano a fiutare e a solleticare la pelle candida di Giorgia a cui duole la schiena che sente anchilosata dai troppi minuti passati appoggiata all’auto. La sottile camicetta le si incolla addosso: disgusto è ciò che prova e non le è certo di conforto per la decisione che avrebbe dovuto prendere di lì a poco.

Nonostante le zanzare, la schiena e tutti i pensieri, quella sosta si rivela per la giovane donna un toccasana, almeno per ritardare l’arrivo alla sua casa provvisoria. Quel giorno più del solito non si sente di rendere conto alla madre soprattutto prima di aver preso una posizione nei confronti di Angela.

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