Giorni futuri 

Serie: Caterina


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: I dubbi di Caterina

Ogni passo è una stilettata al petto; ogni passo diventa più pesante, ma meno lento di quello precedente per la fretta di arrivare sul luogo del misfatto.
Il
bosco ha le sue solite voci, ma lei non le sente, perché 
è  in una sorta di sonnambulismo: le orecchie sono sorde e ha coscienza solo della vista e della meta da raggiungere. 

All’inizio del ponte sotto cui scorre il ruscello,  sente il cuore gridare talmente forte che deve tapparsi le orecchie con le mani sudate di paura per non scappare indietro. Poi, prende a correre con gli occhi spalancati sul greto del ruscello, dove lui…dove lei…dove, ora!, c’è solo lei.

L’inquietudine, opprimente collare di filo spinato,  lascia spazio alla stanchezza fino a qui sopportata: esausta si accascia sui polpacci,  prorompendo in un  pianto di gioia e di dolore. I suoi occhi sembrano un affluente del ruscello per le lacrime che vi versano, mentre una mano si posa tra i suoi capelli. Non si spaventa, perché la riconosce: è la mano di suo papà intrecciata con quella della mamma.
«Mi dici cosa succede?» 
«Sì » sussurra Caterina, calandosi nel sorriso accogliente di sua madre.


Il maresciallo dei Carabinieri ascolta con attenzione.
«Da ciò che racconta,  la ragazza è stata vittima di un tentativo di stupro a cui ha reagito…in modo eccessivo? Appropriato? Chissà. Comunque comprensibile… forse legittimo se dettato   da una  oggettiva situazione di pericolo» argomenta, rispondendo alla mamma di Caterina.
«Ovviamente, nel caso voleste sporgere una denuncia,  ci sarà un’indagine in cui sarà messa a verbale anche la versione del giovane in questione.  Purtroppo, non essendoci  testimoni che possano avvalorare la tesi della ragazza, la questione diventa complicata. Eh sì, potreste ritrovarvi con un’accusa di diffamazione o, peggio ancora,  con quella di  lesioni personali,  non potendo dimostrare se la ragazza abbia o meno reagito a un reale atto di violenza sessuale» spiega, tenendo il mento tra l’indice e il pollice. 
«Facciamo che ci pensate con calma. Io qua sto» conclude, accompagnandole all’uscita del Commissariato.

Un brutto ricordo si ammorbidisce e fa meno male, quando ci si allontana da ciò che lo ha prodotto: è il tempo che lo invecchia, rendendolo meno vivido e pulsante. Ma non viene mai cancellato del tutto, perché indelebile la sua cicatrice. 

Dopo qualche foglio del calendario non più attuale, Caterina riprende coraggio per uscire da sola, 
privilegiando i luoghi affollati. Sa che prima o poi le capiterà di incontrare Lorenzo, ma si sente pronta ad affrontare anche questa evenienza. 

È un assolato pomeriggio di settembre, quando la MiTo rossa   frena a pochi metri davanti a lei.
Le  gambe si bloccano, come inchiodate al marciapiede, mentre la MiTo indietreggia per affiancarla.  Lei non si gira a guardare: sa chi è! Lorenzo abbassa il volume dello stereo.  «Ehilà, culetto a mandolino, sali in macchina che ti do una bella strimpellata!» le dice, sporgendosi dal finestrino per sottolineare la propria presenza. Caterina è in tensione. Sono infiniti quei secondi  in cui teme che lui scenda dall’auto e si avvicini. Vorrebbe scappare; ma resta ferma, perché sa che se non lo affronta, dovrà farlo in seguito. Si gira, quindi, togliendo gli occhi da terra per alzarli sino a fissare quelli di lui. La tensione accumulata per il timore che accadesse quell’incontro, ora che si sta consumando, sparisce come un’ombra colpita in pieno dal sole. «Vaffanculo!» gli dice infine con tono calmo, fissandolo in faccia, e continua a farlo, finché la MiTo non sgomma via.

Sulla cima della montagna c’è qualche nuvola di passaggio, mentre il sole se ne sta andando via, per tornare l’indomani. Come sempre. Le rondini danzano sul loro canto allegro, disegnando l’aria con il loro volo. Tra non molto migreranno verso terre lontane, attraversando chilometri e chilometri di mondo. Senza perdersi. Caterina si guarda intorno e sospira.

FINE.

Serie: Caterina


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