
giovedì 9 gennaio
Serie: Polvere gialla
- Episodio 1: mercoledì 8 gennaio
- Episodio 2: giovedì 9 gennaio
- Episodio 3: venerdì 10 gennaio – parte 1
- Episodio 4: venerdì 10 gennaio – parte 2
- Episodio 5: sabato 11 gennaio
STAGIONE 1
Mi sono svegliato presto nella stanza degli ospiti dei Potenza. In realtà, non ho dormito bene: ero preoccupato per Vito. Carmela è rimasta tutto il tempo sulla sedia accanto a suo marito e l’ho trovata addormentata piegata vicino alla sua testa. Mi ha fatto tenerezza e mi sono ripromesso di fare tutto il possibile per lui.
Nella notte ha smesso di nevicare. Ho richiamato subito i soccorsi. Mi hanno risposto che sarebbe arrivata un’ambulanza nella mattinata visto che gli spazzaneve facevano il loro lavoro.
Nel frattempo, ho controllato i parametri di Vito. La febbre si è abbassata abbastanza da far sperare in bene. Gli ho somministrato un altro po’ di paracetamolo. È l’unica medicina che mi sento di dargli non avendo una diagnosi certa. Facendo ricorso a tutti i miei studi, propenderei per un virus, ma potrebbe benissimo essere altro.
I soccorsi hanno mantenuto la parola e sono arrivati, preceduti dallo spazzaneve, alle undici circa. Ero molto felice e anche Carmela. Mi è sembrato di notare perfino un sorriso sul volto di Toni, ma non ne sono sicuro.
Ho faticato per spiegare ai paramedici che Vito aveva un problema di fotosensibilità. Mi hanno ascoltato solo quando mi sono messo davanti alla barella con Vito sopra, bloccandola, prima che lo portassero fuori dalla stanza da letto. Faticavano a credermi. Ho deciso di bendare gli occhi di Vito con un panno pesante e ho insistito affinché lo legassero.
«Non è necessario, il signore sembra abbastanza calmo» mi ha detto l’infermiera.
«Le ripeto che può diventare pericoloso» l’altro infermiere, maschio, ha alzato gli occhi al cielo. Pensavano che la fotosensibilità non potesse causare quelle reazioni.
Alla fine, mi hanno ascoltato, ma non creduto.
La mia soluzione sembrava funzionare. Anche quando l’hanno portato fuori, Vito è rimasto calmo. L’hanno caricato sul veicolo. Carmela voleva andare con loro, ma non gliel’hanno permesso. Le ho detto che l’avremmo seguito con la mia macchina.
Viaggiavamo spediti lungo la corsia destra dell’autostrada. L’ambulanza aveva i lampeggianti accesi e io la seguivo da vicino. Saremmo arrivati in poco tempo. Sembrava tutto procedere per il meglio, addirittura abbiamo intravisto qualche raggio di sole, prima che il cielo si coprisse di nuovo totalmente.
Eravamo quasi in città, stavamo per uscire dall’autostrada. Non so cosa sia successo dentro al veicolo. Forse, la benda è caduta o, peggio, gliel’hanno tolta. Ho visto sbandare l’ambulanza prima a sinistra, poi è sembrata tornare in carreggiata, ma, all’improvviso, ha deviato verso destra.
«Oh mio Dio!» Carmela si è spaventata e ha cominciato a gridare.
La velocità era alta e l’ambulanza ha toccato il guardrail piegandosi sul lato destro. Ho visto il metallo della barriera deformarsi sotto il peso del veicolo che è finito fuori strada. Ha strisciato sul fianco per qualche metro, poi si è fermato di colpo.
Ho spinto forte sul pedale del freno, con una mano ho mantenuto Carmela al mio fianco. Tutti e tre siamo usciti nello stesso momento dall’auto. Abbiamo attraversato lo squarcio nel guardrail cominciando a camminare nella neve verso l’ambulanza. Si sentivano dei forti colpi metallici.
Toni correva più veloce. È arrivato prima di me davanti al portellone posteriore e l’ha aperto subito.
Una mano lo ha preso per il collo: era Vito. È uscito fuori e lo ha sollevato davanti a sé. Non aveva la benda. Era feroce. Toni si dimenava, cercava di liberarsi e ha cominciato anche a colpire lo zio. Uno solo di quei calci mi avrebbe fracassato le costole: ne sono certo. Vito, invece, non sembrava accusarli. A un tratto, ha avvicinato il suo volto a quello del ragazzo. Ha aperto la bocca e ha emesso un urlo disumano verso Toni. Mi è sembrato che qualcosa uscisse dalla bocca di Vito, forse un pezzo di cibo. Il ragazzo è sembrato rilassarsi di colpo, pensavo fosse morto. Vito lo ha lasciato a terra, nella neve, ed è corso via a quattro zampe scomparendo nei campi dietro una collina.
«Vito! Vito!» Carmela ha provato a chiamarlo correndo verso di lui. Io ero rimasto pietrificato.
Carmela si è girata e mi ha chiamato scuotendomi dallo shock. Ho subito raggiunto Toni. Era vigile, ma scosso. Non sembrava aver subito danni permanenti. Il collo era un po’ gonfio, ma niente di grave. Aveva una sostanza giallognola sulle labbra. Ho pensato che fosse vomito di Vito.
«Come ti senti?» avevo dimenticato che era sordomuto.
Mi ha guardato stranamente. Ha chiuso gli occhi e si è addormentato russando rumorosamente.
Carmela è corsa indietro a dare un’occhiata ai due infermieri, io stavo ancora cercando di rianimare Toni.
«Dottore! Venite!» Carmela mi chiamava preoccupata dall’interno del veicolo.
Riluttante, ho lasciato il ragazzo. Sono entrato dal portellone posteriore.
«Sono ancora vivi» Carmela aveva ragione, ma erano nella stessa situazione di suo nipote. Dormivano profondamente come se niente fosse.
Non avevo mai visto una cosa del genere. Ho dato un’occhiata anche a loro. Avevano dei lividi sulle teste e sulle braccia, un po’ di sangue, ma nessun’altra ferita. Sulle loro labbra c’era la stessa sostanza che avevo visto su Toni. Non poteva essere un caso.
Ho chiamato di nuovo il numero di emergenza.
La polizia ci ha assicurato che si sarebbe messa sulle tracce di Vito. Carmela, però, non voleva lasciare il posto. Solo dopo averle spiegato più volte che noi non potevamo fare niente, ha accettato di seguire in ospedale il nipote.
«È sicuro di riuscire a guidare, dottore? Posso accompagnarla, se vuole» mi ha detto uno dei poliziotti.
«No, grazie, ce la faccio. Vito ha più bisogno di voi. Trovatelo, vi prego.»
«Lo troveremo» ha detto sorridendomi.
Hanno finito di caricare la barella di Toni e abbiamo cominciato di nuovo a seguirla. Avevo il timore irrazionale che potesse succedere di nuovo la stessa cosa di prima. Carmela, alla mia destra, piangeva. Anche io ero scosso.
Fortunatamente è andato tutto bene e abbiamo raggiunto, in breve, l’ospedale. Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho fermato la macchina. Ero molto teso e non avrei potuto guidare un minuto di più.
Abbiamo subito cercato di raggiungere il ragazzo, ma non abbiamo potuto vederlo per un bel pezzo. Mi hanno fatto poche domande e non mi hanno permesso di entrare, nonostante fossi anche io un medico.
Ho abbracciato Carmela.
«Vedrai che andrà tutto bene» non sapevo che altro dire, lei non aveva più lacrime.
«Dottore, cosa può essere, secondo voi?»
«Devo confessarti che non ne ho idea. Mi affido anche io ai medici dell’ospedale. Però, come ho detto loro, penso si tratti di una malattia contagiosa e c’entra qualcosa quella sostanza gialla che Vito ha vomitato su Toni.»
«Che coincidenza, dottore. Anche io ho visto quella sostanza e, in quel momento, non so perché, mi sono venuti in mente i fiori che mio marito mi ha portato l’altro giorno al ritorno dai campi, quando si è ammalato.»
«Quali fiori?» ho chiesto curioso.
«Sembrano calendule, ma sono un po’ diverse.»
Non ho dato gran peso a ciò che diceva Carmela e ho perso tempo prezioso. Pensavo che fosse sotto shock e non sapesse cosa stesse dicendo.
Sono passate un paio di ore prima che qualcuno ci degnasse di una parola. Era un giovane dottore da poco laureato.
«Lei è la zia del ragazzo?» ha chiesto fermandosi di fronte a Carmela. Lei ha fatto di sì con la testa.
«I parametri sono nella norma. Lo teniamo per un po’ sotto osservazione» ha detto a lei e poi si è girato verso di me «Le abbiamo dato ascolto, dottore, la stanza è quasi al buio.»
«Posso vederlo?» ha chiesto Carmela.
«Purtroppo, non ancora. Dobbiamo escludere la possibilità di un contagio.»
“Cosa ben difficile” ho pensato.
«Avete idea di cosa possa trattarsi?» ho chiesto.
«Non lo sappiamo ancora, stiamo aspettando i risultati delle analisi» ha cercato di andare via.
«Ha idea di cosa sia la sostanza giallognola che ha sulle labbra? Ce l’avevano anche gli infermieri» l’ho fermato.
«Come ho detto, dobbiamo aspettare i risultati. Posso solo dirle che è una sostanza zuccherina simile al polline. Non so altro.»
Il dottore è andato via e non l’abbiamo più visto.
Serie: Polvere gialla
- Episodio 1: mercoledì 8 gennaio
- Episodio 2: giovedì 9 gennaio
- Episodio 3: venerdì 10 gennaio – parte 1
- Episodio 4: venerdì 10 gennaio – parte 2
- Episodio 5: sabato 11 gennaio
Il mistero si infittisce
Interessante la scelta di scrivere come fosse un diario. Aiuta molto il lettore a sentirsi nella storia. Ci sto provando anche io, prenderò esempio da te
Grazie e buona scrittura.
Ciao Domenico, sto leggendo la tua serie che mi sta proprio piacendo. Di mio adoro il genere zombie movie e, X come si sta evolvendo la situazione, mi sa che ci siamo. La tua scrittura è accattivante e invita alla lettura. I personaggi sono ben delineati. A questo punto della storia vedo messi malissimo medici e infermieri dell’ospedale 🙃. Bene, mi piace molto e continuerò a seguirti.
Sono contento che la storia ti piaccia e spero che non resterai delusa dal finale.
E il giallo continua… non solo per la polverina. Una disavventura un po` inquietante, il trasporto all’ ospedale, che insinua molti dubbi. A tempo debito ci svelerai ogni cosa. Aspetto il prossimo episodio.
Spero di non deludere le aspettative 😅