Giulio cambia idea

Serie: L'odissea del nitalo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Giulio tenta di reagir

Continuava a correre e a nascondersi, si sentiva come un animale braccato dai cacciatori. «A questo punto sono arrivato, come se fossi una bestia». A Giulio non piaceva e si ripromise che una volta tornato in Nitalia l’avrebbe fatta pagare ai cergi, a tutti i cergi.

Proseguì nella marcia e stava sempre attento che i nemici non lo scoprissero. Visse rubando nelle fattorie, mangiò carne cruda, aveva il timore di morire avvelenato per il cibo non cotto o qualche erba velenosa, ma nonostante dei piccoli mal di stomaco sopravvisse.

Dopo giorni di marcia si accorse che si era orientato bene e adesso era ai piedi dei Monti Valsi Orizzontali. Oltre la catena montuosa, c’era il suo paese. All’improvviso gli venne paura: E se mi scoprissero?

Sapeva per esperienza che al fronte ci sono innumerevoli unità da combattimento, senza contare quelle nelle retrovie. Anche se i cergi erano asserragliati in dei castra isolati, c’era sempre il pericolo che lo vedessero e se non fosse successo sarebbe potuto morire congelato o a causa di una valanga.

Si sentì sempre più oppresso dai dubbi e guardò verso occidente.

Il mare è per caso un’idea migliore?

Cambiò idea.

Si diresse verso la costa vivendo sempre allo stesso modo finché non individuò un porto. Si trattava di un porticciolo provinciale, poco frequentato, e Giulio si presentò come se fosse un vagabondo. La prima volta che gli uomini del porto lo videro, ghignarono e uno gli lanciò un bastone. «Va’ a prenderlo». La cosa fece ridere tutti quanti.

Giulio non si offese. Continuò a vagare intorno al porto finché, al calare delle tenebre, udì un dialogo:

«La mia trireme domani parte per la Repubblica Gladiatoria».

«Cosa devi portare, Tolomeo?».

«Poca roba. Del cibo e dei tessuti».

«Pensavo armi».

«Non questa volta».

Giulio avrebbe voluto sapere quale fosse la trireme. Il nome non l’aveva colto. Fece un giro delle imbarcazioni attraccate al molo e individuò una sola trireme, l’unica capace di attraversare quella parte di mare Medio in solitaria.

Non aveva scelta: approfittando che nessuno sorvegliava l’imbarcazione, si arrampicò su una corda e arrivò a bordo della nave. Allora si nascose sottocoperta e preparò un piano d’azione che avrebbe messo in pratica l’indomani.

La notte era stata corta e l’equipaggio lasciò il porto.

Quando Giulio si poté assicurare che la Cergia era lontana e la trireme fosse a metà strada, usando il kopis tese un agguato a un marinaio, lo uccise e nascose il corpo, poi prese una lucerna e dopo averla accesa si mise a urlare frasi piene di ingiurie e imprecazioni.

Parte dell’equipaggio accorse e, vedendolo per la prima volta, rimase di sasso.

Giulio si indurì. «Se non fate come dico, do fuoco ai tessuti e brucia tutto».

«Se bruci tutti, tu morirai con noi» osservò il trierarca, Tolomeo.

«Lo so, ma non apprezzo la mia vita» mentì esibendo il kopis.

Tolomeo sembrò capire che se non avessero fatto come diceva lui sarebbero morti bruciati vivi perché se avessero tentato di estinguere le fiamme, Giulio li avrebbe uccisi.

Giulio aveva intuito giusto: non erano soldati e se anche in quel periodo la Marina Militare Imperiale dell’Ovest era in crisi – altrimenti, perché non c’erano imbarcazioni di scorta? – nessuno desiderava morire.

«Cosa vuoi?» domandò il trierarca.

«Fate vela verso la Nitalia. E non mi voglio ripetere» reagì Giulio.

Il trierarca fece un cenno di assenso.

«Sono un provetto marinaio». Giulio mentì di nuovo. «Se mi prendete in giro, me ne accorgo e brucerò tutto».

Fecero come aveva detto.

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Discussioni

  1. Ho letto nel commento precedente che il prossimo episodio sarà l’ultimo. Spero che una volta giunto a destinazione, dopo aver vissuto una vera odissea, Giulio trovi pace