Giulio vince

Serie: L'odissea del nitalo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Alla fine...

Giulio vide le coste della Nitalia. Le riconobbe: era la parte orientale.

«Ho vinto» esultò.

Intorno, i marinai cergi erano scuri in volto.

Giulio stava per improvvisare una danza allegra quando vide arrivare delle liburne cariche di soldati imperiali. Agitò le braccia per salutarli. Fu allora che Tolomeo, il trierarca, esplose in un urlo: «Non voglio finire in una prigione imperiale». Diede una botta al nocchiero che fece una brusca manovra, così la trireme compì una curva a gomito.

I marinai e i soldati a bordo delle liburne sembrarono preoccuparsi.

Giulio quasi cadde con la lucerna. L’avesse fatto, avrebbe dato fuoco ai tessuti.

Un marinaio cergo gli fu addosso, tentò di disarmarlo del kopis ma Giulio lo trafisse allo stomaco. Il corpo dell’uomo crollò sopra di lui e la lucerna gli sfuggì di mano. I tessuti presero fuoco.

Il resto dell’equipaggio, colto di sorpresa dall’incendio che via via si estendeva sempre più rapido, rimase impietrito dallo stupore.

La trireme incominciò a zigzagare ormai fuori controllo, il fuoco stava divorando il legno dello scafo, alcuni marinai si trasformarono in torce umane.

Giulio raggiunse il trierarca. «Fa’ qualcosa!».

Prima che il comandante della nave potesse dire o fare qualcosa, ci fu un colpo tremendo. Tutti si rovesciarono sul pavimento.

Giulio vide che la trireme aveva speronato una liburna, le fiamme stavano attecchendo alla nave imperiale.

Tutti si tuffarono in mare, ma Giulio si accorse della presenza dei pescecani e si chiese cosa fosse meglio se bruciare vivo o essere divorato dagli squali.

La trireme stava affondando trascinando con sé la liburna quando dalle altre imbarcazioni si staccarono delle scialuppe. Prima che Giulio finisse in acqua, i suoi connazionali lo soccorsero.

Pochi minuti dopo Giulio era in salvo, la liburna faceva rotta verso il porto imperiale più vicino.

«Hai avuto una bella fortuna» gli disse il navarca. «Sei stato l’unico sopravvissuto di quella trireme cerga».

Giulio si scaldò sotto la coperta. Lasciò perdere il pensiero di vendetta sul popolo cergo.

Attraccati al molo, Giulio scese e il navarca continuò: «Ti devo interrogare».

«Sono nitalo, come te».

«Che cosa ne so io, magari sei una spia».

In lontananza, un cantore declamava i versi dell’Odissea.

Giulio stava per arrendersi quando arrivò un legato. «Che cosa succede!».

Il navarca gli raccontò tutto.

«Lo conosco, è il centurione Amulio Giulio Sabellio, se sono libero è anche grazie a lui».

«Spurio Tito Acauno, sei tu?».

«In persona».

«Non mi avevi detto che sei un legato». Giulio gli mostrò i suoi rispetti, lui che era sporco e Tito indossava l’uniforme lucidata dall’elmo alle calighe.

«Se gli scheletri avessero saputo del mio grado, sarebbe stato peggio, non credi? Alcune nostre spie in Cergia mi hanno riconosciuto e mi hanno liberato».

Giulio assaporò la notizia di essere in Nitalia: la sua personale odissea era finita.

Serie: L'odissea del nitalo


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Discussioni

    1. Ciao Giulio! No, si tratta di una serie di librick fantasy. Il protagonista è un nitalo, e se noti la parola “nitalo” è l’anagramma di “latino”. Il popolo dei nitali corrisponde a quello degli antichi Romani. Grazie per aver rispolverato questa storia, avevo dimenticato la sua esistenza

  1. Ho finito adesso di leggere la serie. Mi è piaciuta l’odissea del tuo protagonista in un mondo a metà fra quello reale e quello personale dello scrittore. Il linguaggio tecnico che usi è sempre all’altezza e credo che qui tu ti sia spinto oltre creando un nuovo vocabolario.