GLI ANIMALI COMPLOTTISTI AI TEMPI DEL DILUVIO

In un’epoca molto lontana, in una terra sconosciuta, viveva con la sua famiglia un uomo giusto di nome Noè. In quel tempo gli uomini erano diventati spietati e violenti sulla Terra e Dio si addolorò in cuor suo per come si erano corrotti e si pentì di averli fatti, così decise di mandare un diluvio d’acqua per cancellarli dalla faccia della Terra. Tuttavia, siccome Noè gli sembrava un uomo retto in quella generazione malvagia, decise di salvarlo insieme alla sua famiglia, e gli diede istruzioni per costruire una grande arca di legno, dentro la quale sarebbero dovuti entrare lui e sua moglie, insieme con i loro tre figli e le loro mogli, otto persone in tutto. Inoltre sarebbero dovuti entrare, a coppia, anche tutti gli animali selvaggi e quelli domestici. Sette giorni prima del diluvio, Noè si recò nella foresta per parlare agli animali e cercare di convincerli ad entrare nell’arca, spiegando loro dell’imminente cataclisma che stava per abbattersi sul mondo. 

«Ascoltatemi bene, amici della foresta!», disse Noè, dopo aver chiamato tutti gli animali attorno a sé, «il mio nome è Noè e sono  venuto a informarvi che tra una settimana, Dio manderà sulla Terra un diluvio che sommergerà tutto il mondo. Cadrà dal cielo una pioggia che durerà quaranta giorni e quaranta notti, e anche la cima dei monti più alti sarà coperta dall’acqua. Non resterà in vita nessuno di voi che non sia entrato nell’arca!»

Gli animali, appena sentirono quelle parole pronunciate da Noè, diventarono subito molto sospettosi e cominciarono a concionare tra loro, perché non sapevano cosa pensare e  se fidarsi oppure no di quell’uomo.

«E cosa dovremmo fare per salvarci?», domandò il leone.

«Dio mi ha chiesto di costruire un’ arca di legno che trarrà in salvo dal diluvio, la mia famiglia, me stesso e tutti quelli di voi che vorranno entrarci», rispose Noè. «Adesso però devo andare, ma voi sbrigatevi a prendere una decisione, perché tra sette giorni dovrò chiudere la porta dell’arca, e da quel momento non potrete più entrarvi», continuò Noè, e detto questo se ne andò. 

Gli animali si consultarono tra di loro, e il primo a esporre la sua opinione a tutti gli altri fu il leocorno: «Fratelli, ma voi veramente credete alle parole di quel vecchio? Quante volte abbiamo visto la pioggia cadere su questa foresta, eh? A volte anche per giorni e giorni, ma poi è sempre tornato il sole. Perché questa volta dovrebbe essere diverso?»

«Hai sentito cosa ha detto quell’uomo? Parla con Dio ed è stato proprio lui a dirgli di salvarci», disse l’elefante.

«E chi è Dio? Ma poi, perché questo Dio dovrebbe dirlo proprio a lui? Perché non lo ha detto a noi direttamente», ribatté il leocorno.

«Quel tizio conosce il linguaggio della foresta, io credo in lui!», disse la signora elefante.

«Ho visto uomini imprigionare animali e mostrarli ad altri uomini, solo per farli divertire. Se a te e a tuo marito, che siete anche grandi e grossi, piace farvi ingabbiare in quell’arca, fate pure e buon pro vi faccia!», disse la signora leocorno.

«Che venga pure il diluvio!», disse il corvo presuntuoso, «Io ho le ali e posso raggiungere anche le cime dei monti più alti. Non mi fido di quell’uomo e non salirò mai su quel cassone di legno!»

«Quell’uomo ha detto che l’acqua inonderà il mondo intero e passerà anche sopra le montagne», disse la colomba.

«A chi vuole darla a bere!», disse il cervalce dalle grandi corna ramose, «avete visto quanto sono alte le montagne? Come potrebbe una pioggia inondare il suolo e arrivare fin lassù? Ci ha presi per stupidi!»

«Anche se fosse vera la storia del diluvio, come potremmo fidarci di un’arca così grande, costruita in così poco tempo?», disse l’uccello elefante, «un’arca come quella andava fatta in almeno un paio d’anni per poter essere affidabile. Pochi mesi e senza alcun test… come fa a sapere che reggerà al peso di tanti animali?»

«Nemmeno io mi fido di quel vecchio e della sua arca», disse il serpente, «e poi, noi serpenti siamo abili nuotatori e riusciamo a vivere in acqua anche per lungo tempo».

«Allora mi sa che dovrai restare a bagno per parecchi giorni», disse lo scoiattolo ridendo e facendo ridere anche tutti gli altri animali.

«Basta, finiamola!», disse il leone con tono perentorio, «pensiamoci su per un paio di giorni e poi faremo una nuova riunione in questo stesso posto e valuteremo insieme il da farsi», aggiunse. Dopo due giorni si diedero convegno in quello stesso posto, ma ci furono gli stessi pareri contrastanti della prima riunione. I corvi, i serpenti, gli sciacalli, le iene, i leocorni, i cervalci e gli uccelli elefante erano decisamente no-del. Secondo loro non ci sarebbe stato alcun diluvio e l’uomo di nome Noè, secondo loro, voleva solo privarli della libertà e rinchiuderli nell’arca.

«Voi non amate la libertà, siete fatti per essere schiavi degli uomini. Andate, andate pure a farvi rinchiudere nell’arca!», dicevano gli animali complottisti.

Il giorno prima del diluvio la maggioranza degli animali decise di fare la fila per entrare nell’arca, mentre i primi nuvoloni neri già cominciavano ad addensarsi sulla foresta. A tarda sera gran parte degli animali complottisti cambiarono idea e si recarono anche loro a fare la fila per entrare nell’arca, solo i due leocorni, i due cervalci e gli uccelli elefanti vollero essere coerenti con quanto avevano sempre sostenuto e decisero di restare fuori dall’arca.

Intanto, accompagnato da vasti rimbombi, il cielo cominciò a turbarsi e il giorno dopo cominciò a diluviare. Noè, col cuore pieno di dolore per gli animali assenti, dovette chiudere la porta dell’arca.

La pioggia batteva violenta sul tetto dell’arca, il cielo tuonava e fulmini spessi e forcuti si scagliavano tra gli alberi della foresta. Cadde acqua dal cielo per quaranta giorni e quaranta notti e il mare si ingrossò, innalzandosi fin sopra le montagne, così come Dio aveva predetto. Morirono tutti gli esseri viventi che avevano un alito di vita nelle narici. Dio guardava dall’alto quella piccola scatola di legno contenente il back-up della vita da reinstallare sul mondo subito dopo la sua cancellazione, e la seguiva con molta attenzione, mentre ballonzolava sui flutti. Noè aveva costruito nell’arca, all’ultimo piano, delle piccole finestrelle, dalle quali poteva osservare il mondo esterno e lo svolgersi quotidiano del diluvio. Per giorni e giorni vedeva intorno a sé solo acqua, ma dopo cinque mesi, Dio fece passare un vento sulla terra e finalmente le acque cominciarono ad abbassarsi, finché l’arca si posò sopra un monte che lasciava uscire la sua cima fuori dall’acqua, il monte Ararat. Nel decimo mese, Noè chiese agli uccelli  dell’arca se qualcuno tra loro se la sentiva di farsi un volo di esplorazione, per vedere se ci fosse terra asciutta in giro. «Vado io!», disse il corvo, «ho dubitato delle tue buone intenzioni e ora voglio fare qualcosa per te e per tutti gli altri. Ho ali forti e resistenti e posso volare anche per molto tempo», disse. Noè aprì la finestra che aveva fatto nell’arca e fece uscire il corvo, ma dopo aver volato per qualche ora in lungo e in largo, tornò stanco e spaventato.

«Oh… Non un albero, non un poco di terra asciutta, ma solo acqua, tanta acqua… Ho avuto paura di non farcela!», disse il corvo col fiato mozzato dalla stanchezza e con lo spavento negli occhi.

Qualche giorno dopo, Noè domandò se ci fosse un nuovo volontario. Si fece avanti la colomba, la quale uscì dalla finestra e dopo aver volato per qualche ora, per vedere se riusciva a trovare in giro un po’ di terra asciutta, tornò nell’arca desolata, perché anche lei, come il corvo, aveva visto solo un mare sconfinato. Dopo sette giorni Noè le affidò un nuovo mandato esplorativo e sul far della sera la vide tornare con un ramoscello d’ulivo nel becco, così comprese che le acque si erano finalmente ritirate.

La colomba ringraziò Noè, lo salutò affettuosamente e volò via con suo marito il colombo, e non fecero mai più ritorno. Anche il corvo e la sua compagna volarono via, e con essi anche tutti gli altri uccelli chiusi nell’arca. Dopo, Noè aprì la porta dell’arca e uscirono fuori anche tutti gli altri animali, gli ultimi a uscire furono lui e la sua famiglia. Appena fuori dall’arca, Noè, mentre guardava felice gli animali scendere dal monte, gli vennero in mente i due leocorni sospettosi, i due cervalci dalle grandi corna ramose e i buffi uccelli elefante, e per un attimo si rattristò per la loro assenza. Poi Noè alzò gli occhi al cielo e vide un grande arcobaleno, come un ponte colorato tra cielo e terra, e subito dopo udì la voce di Dio che gli disse: «Noè, ora va’ con la tua famiglia nel mondo, siate fecondi e moltiplicatevi sopra di esso. Questo arco colorato è il segno dell’alleanza che faccio con te e con tutte le generazioni future, mai più inonderò il mondo con un diluvio.»

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Discussioni

  1. Una storia molto carina. Mi piace la chiave moderna a cui hai unito un racconto biblico. Sei riuscito a svecchiarlo senza fargli perdere il suo valore. Molto bravo.

  2. “un’arca come quella andava costruita in almeno un paio d’anni per poter essere affidabile. Pochi mesi e senza alcun test come fa a sapere che reggerà al peso di tanti animali.»”
    😂 Applauso