
Gli assaltatori
«Avanti!».
Il cingolato si arrampicò sul pendio seguito dagli assaltatori.
Non appena il cingolato raggiunse l’orlo della china, il mitragliere iniziò a sparare raffiche.
Subito dopo arrivarono gli assaltatori mentre Luciano filmava tutto.
Gli piaceva imprimere sul nastro digitale quegli eventi: gli assaltatori, in armatura verde, sfuriavano le termoarmi e stavano dietro al cingolato, poi dilagarono nel prato sparando e gettandosi a terra.
I miliziani della Repubblica del Pozzaccio reagivano con delle schioppettate, ma era troppo poco: erano più loro a morire che gli assaltatori.
Luca seguì le scene di battaglia.
Il cingolato raggiunse i rovi, poi senza badarci trapassò la cortina di vegetazione. Gli assaltatori erano sempre dietro il veicolo.
All’improvviso, dai rovi balzarono dei miliziani che spararono con i moschetti.
Un assaltatore cadde ferito, gli altri assaltatori gemettero e reagirono massacrando i miliziani: sventagliate di vapore velenoso li uccisero e nell’aria si diffuse l’odore di escrementi e sangue.
Luca lo sapeva: non c’è fine alla morte.
L’attacco proseguì e gli assaltatori si spinsero nel bosco. Altri miliziani tentarono di fermarli, ma furono loro a finire dilaniati dalle raffiche delle termoarmi.
«Morte ai ribelli!» gridò qualcuno.
Era così bello…
Andarono ancora avanti, poi il cingolato si affossò. Il mitragliere aveva smesso di sparare, si mise a comunicare via intercom con il pilota e allora si girò a dire: «Dateci una mano».
Luca filmò la scena degli assaltatori che si mettevano a tracolla le termoarmi, poi diedero una mano d’aiuto.
Non appena furono una dozzina a stare lì a provare ad aiutare, ci fu un’esplosione: al posto del cingolato si aprì un geyser di energia cinetica e il corazzato, ridotto a frammenti metallici, volò dappertutto. Dei dodici assaltatori non rimase che poco o nulla.
Gli assaltatori erano scioccati, ma poi si girarono a guardare e videro i miliziani circondarli.
«Morte, morte, morte!» gridavano stentorei.
Luca filmò le scene in cui i miliziani caricarono gli assaltatori. Per ogni assaltatore morto, c’erano dieci miliziani morti, ma questi ultimi non finivano mai, gli assaltatori invece andavano sempre più a diminuire.
Un colpo di moschetto ruppe la videocamera.
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Anche a me, come a Bettina, sono venuti i mente i soldati con cui si giocava un tempo. All’inizio pensavo si trattasse di una specie di wargame, ma alla fine qualcuno ha rotto la videocamera di Luca…
*soldatini
Allora ho proprio attinto al mio immaginario! Grazie per il tuo commento
Un groviglio di morte. Quando descrivi con tanta accuratezza queste scene a me vengono in mente i modellini tecnicamente perfetti di rappresentazione di guerra, soldati e strumentazioni, artiglieria. Hai presente?
Ciao e grazie del commento! Guarda, quando ero bambino IMPAZZIVO per i soldatini: mi divertivo un mondo a farli combattere e mi arrabattavo per far diventare gli scontri quanto più realistici possibili (ovvio, senza farmi male, perciò non usavo petardi e non distruggevo/rovinavo nulla). Poi i miei genitori mi compravano i soldatini di piombo in vendita in edicola… perciò immaginati com’è che ho coltivato la mia passione per la storia e l’ambiente militare.
Quindi sì, ho presente!
Mi sembra di aver capito che non è una episodio di guerra realmente combattuta, veoo?
Esatto.
Adesso ti spiego: dove abito io ci sono i limiti di Varese, basta uscire da un cancello che c’è la campagna. Siccome Varese è in zona collinare, si possono vedere dei pendii e poi dei boschi… Detto questo, uno dei miei viaggioni mentali era di un cingolato che assale aggressivamente un pendio, poi arriva in cima e nel prato il mitragliere fa fuoco. Ho scritto questo librick sulla base di questo mio viaggione mentale perché quando ero più piccolo trascorrevo gran parte del tempo a immaginarmi avventure belliche di tutti i tipi.
Grazie del tuo commento!