Gli eroi

Serie: La migliore estate della mia vita


Non riesco a rimanere da sola con il nonno neanche un secondo. Vado a letto sperando che il giorno dopo riesca a scoprire dove vive adesso la mamma di Maria. La sera prima di addormentarmi un pensiero, triste ed egoista, inizia a tormentarmi. E se, una volta trovata la signora, Genio ed Emilia si stancheranno di me e non vorranno più stare con me? E se i genitori scoprono quello che stiamo architettando e gli impediscono di frequentarmi? Forse posso tenere ancora un po’ per me le informazioni del nonno e vedere prima se loro scoprono qualcos’altro. Col senno di poi, ho scoperto che la mia era solo paura.

Il giorno dopo Genio ed Emilia non hanno nessuna novità ed io, non gliene svelo nessuna. Per un po’ custodisco un segreto tutto mio. Non apriamo la scatola e torniamo a giochi spensierati dei giorni precedenti. Il tempo e il sole estivo ci fanno dimenticare per un po’ il nostro compito. Quello che abbiamo giurato con occhi di bambini sinceri di portare avanti. Inizio a sentirmi in colpa per aver mentito ai miei amici. Mi riprometto di raccontargli tutto, ma prima devo chiedere al nonno dove si trova la mamma di Maria.

Mio nonno indossa dei stivali di gomma verdi e sta innaffiando l’orto. Corro da lui senza preoccuparmi di sporcarmi i sandali. Ho il cuore che mi vuole uscire dal petto. Non esito e glielo chiedo. Gli chiedo dove vive la mamma di quella bambina morta anni fa. Mi chiede perché voglio saperlo. Non avevo pensato che potesse farmi quella domanda. Sono costretta a raccontargli tutto. Gli dico che abbiamo trovato una scatola contenente delle foto e un diario, di una certa Maria. Sulla prima pagina c’è scritto di consegnare il diario alla mamma. Il nonno è stupito. Si gratta il mento pensieroso, poi mi dice che ci porterà lui dalla mamma di Maria. Vado a letto con le farfalle nello stomaco. Non vedo l’ora di vedere Genio ed Emilia il giorno dopo e raccontargli tutto. Dobbiamo prendere la scatola e poi portarla finalmente alla sua proprietaria.

È ancora mattina. La festa del paese si avvicina. La mamma e la nonna mi portano al mercato e poi in un negozio per bambini per comprarmi un paio di sandali nuovi, visto che i miei li ho distrutti. Io fremo perché arrivi il pomeriggio, devo raccontare tutto ai miei amici, ma ogni ora scorre lentissima.

A pranzo mangio al volo. Sto con un piede in casa e l’altro fuori. Appena sento la voce di Genio che mi chiama, saluto la mamma e la nonna e corro fuori. Il nonno mi vede, mi fa l’occhiolino e vado incontro ai miei amici.

Racconto loro la storia che mi ha raccontato il nonno, dobbiamo prendere la scatola e tornare da lui. Corriamo veloci, il sole scotta, ma noi siamo più veloci, sembriamo i figli del vento. Voliamo fino alla casa abbandonata. Al pensiero che siamo noi tre a dare una conclusione alla triste storia di Maria, mi fa sentire importante.

Prendiamo la scatola, ci abbiamo lasciato sopra due bastoncini che formano una X, così la ritroviamo subito. Genio la apre e controlla che ci sia tutto dentro. È apposto. Corriamo di nuovo verso la casa dei nonni. Veloci veloci, Emilia si sforza di stare al nostro passo, è più piccola è sempre al nostro fianco. Non si lamenta mai della stanchezza.

Oggi il nonno si è preso una giornata di riposo. Lo troviamo seduto sul divano. La nonna ci vede tutti rossi e sudati, con i capelli appiccicati alla faccia. Ci fa sedere. Quando ci siamo riposati, ci fa lavare le mani, ancora una volta marroni di terra. Ancora una volta archeologi di ricordi altrui. E poi ci da del tè freddo. Bevete piano, è freddo. Il nonno nel frattempo esamina la scatola e la apre piano. Con la delicatezza che solo un adulto può avere. Scorre le foto e qualche volta sorride. Il suo viso solcato dalle rughe rende più evidente e preziosa la curva delle labbra in su. Prende il diario, ne accarezza la superficie, apre la prima pagina e legge, con calma. Noi tre, beviamo il tè fresco e lo guardiamo e ci guardiamo con un interrogativo che aleggia nell’aria.

Il nonno chiude il diario nella scatola. Si alza e si pulisce le mani sui pantaloni. Ci dice, andiamo ragazzi. Ci sediamo in macchina, allacciamo le cinture e parte. Il viaggio in macchina dura una mezz’oretta. Non ce l’avremmo mai fatta piedi. Andiamo al paese vicino. Parcheggiamo la macchina in una piazzetta, poco lontano si vede una chiesetta. Scendiamo e il nonno avanza sicuro, noi tre dietro. Non scambiamo neanche una parola. Facciamo una piccola processione dietro il nonno. Ci dirigiamo in una via stretta, le case sono una a ridosso dell’altra. Sembra di essere entrati in un mondo fiabesco. Davanti a una casa con il portone di alluminio bianco si ferma, siamo arrivati. Suona il campanello e attendiamo. C’è un’aria solenne. Stiamo per portare un velo di felicità a una donna che ha perso la sua bambina.

Una donna anziana viene ad aprirci. È molto più bassa del nonno, è magra e indossa un vestito blu a fiori, con un grembiule davanti. Ci squadra e non capisce cosa vogliamo. Il nonno le dice che abbiamo qualcosa che le appartiene. La scatola è racchiusa in una busta di cartone spesso con il nome di un negozio sopra. Ci fa entrare. Il nonno si siede su una poltrona arancione, noi tre sul divano di colore uguale. La signora si chiama Gemma, ci offre da bere. Fa caldo. Non so se è l’estate o l’emozione. Sento le guance calde come quando ho la febbre. Ci porta dei succhi di frutta, chiede al nonno se vuole il caffè. Lui scuote la testa. Gemma si siede su una sedia e lo guarda con aria interrogativa. Il nonno stringe la busta di carta tra le dita callose. Tira fuori la scatola, come se stesse scartando un tesoro prezioso e fragile. E gliela porge tra le mani. Solo in quel momento il silenzio viene spezzato. Il nonno le racconta di dove e come l’abbiamo trovata e del suo contenuto. Gli occhi di Gemma diventano due pozzi d’acqua. Con mani incerte la apre. Prende le fotografie e le guarda con voracità. Le lacrime le rigano la faccia. Prende il diario tra le mani e inizia a sfogliarlo. Lo chiude e poi ci viene ad abbracciare. Tutti e tre in un unico grande abbraccio, ci ringrazia. Quattro cuori che non si conoscono vengono uniti da un’unica emozione. Dice che le abbiamo fatto il regalo più bello del mondo, se non fosse stato per noi nessuno avrebbe mai trovato quel piccolo tesoro. Ci dice che le abbiamo riportato indietro un pezzo di sua figlia. Rimaniamo da lei ancora un po’. Mi sento frastornata. Non capisco il dolore che possa sentire Gemma per sua figlia, ma sono fiera di averla fatta felice. Io, Genio ed Emilia abbiamo un sorriso stampato in faccia grande come i nostri visi messi insieme.

Dopo la nostra piccola parentesi di archeologia e altruismo. In paese è corsa la voce, siamo diventati i piccoli eroi del posto. La mamma e la nonna sono fiere di me. I genitori di Genio non si sono arrabbiati, abbiamo continuato a giocare finché l’estate non è finita. Ogni giorno ci vediamo e giochiamo. Alla casa abbandonata non ci siamo più andati, ci hanno sgridato, hanno detto che è pericoloso. Giochiamo un giorno a casa di Genio ed Emilia e un giorno a casa dei nonni. Ho passato l’estate più bella della mia vita. Peccato che è finita.

Agosto è quasi finito. I genitori di Genio sono alle prese con la mietitura del grano. Il nonno ci sta accompagnando alla stazione. Torniamo a casa. Ci dobbiamo preparare per il ritorno a scuola. Ogni anno aspettavo con trepidazione questo momento. Ora sono triste. Mi mancheranno i nonni. Mi mancherà la vita tranquilla in campagna. E mi mancheranno Genio ed Emilia, i miei nuovi migliori amici eroi. Ci siamo ripromessi di sentirci, le nostre mamme si sono scambiate i numeri di telefono. Ci rivedremo l’anno prossimo, ci diciamo mentre ci abbracciamo forte.

Mentre la macchina si allontana dalla strada che porta alla casa dei nonni, vedo Genio ed Emilia che hanno una spiga di grano e ci salutano.

Così si è conclusa la nostra estate. La migliore che io abbia mai passato.  

Serie: La migliore estate della mia vita


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Discussioni

  1. “Mentre la macchina si allontana dalla strada che porta alla casa dei nonni, vedo Genio ed Emilia che hanno una spiga di grano e ci salutano.”
    ? Qui ci starebbe benissimo la scena del lab di settembre!

  2. “Quattro cuori che non si conoscono vengono uniti da un’unica emozione. Dice che le abbiamo fatto il regalo più bello del mondo, se non fosse stato per noi nessuno avrebbe mai trovato quel piccolo tesoro. “
    ❤️