
Gli spiriti secolari
Sopra le colline c’eravamo noi: io e lei.
Il posto si chiamava Velate e io vivevo lì da tre secoli, lei da quasi un millennio. Avevamo ciascuno uno spirito.
Io sorvegliavo lei, lei stava immobile come me, ma immota nonostante il vento. La gente si interessava più a lei che a me seppur fosse spezzata e rovinata dal tempo… ma non importava, non ero mai stato vanitoso: glielo perdonavo e più che altro mi concentravo sul come proteggerla.
C’era qualcosa di peggio del tempo che trascorreva.
Ogni volta che in cielo si addensavano le nubi, avevo paura, ma poi mi imponevo di avere fiducia in me: nulla sarebbe andato storto finché fossi rimasto lì.
Ma quel giorno in particolare le nuvole erano più nere del solito.
Alzai i rami e sentii che l’elettricità aumentava momento dopo momento. Dovevo essere preparato a qualunque cosa.
Incominciò a piovere e i fulmini piombarono dal cielo con botti e vampate di luce.
Alzai i rami ancora di più: se proprio un fulmine doveva cadere lì, che colpisse me, non lei.
Arrivò un fulmine che ignorò i miei sforzi e la colpì.
Le pietre caddero dappertutto, qualcuna mi scalfì e lei si lamentò: «Castagno, mi dovevi proteggere!».
«Scusami, Torre, non ce l’ho fatta».
Sotto gli scrosci di pioggia, la Torre si lamentava, il suo spirito era leso e io mi sentivo mortificato: forse in fondo ero un incapace? Chinai i rami, ero avvilito, era meglio che diventassi legna da ardere.
Il temporale continuò nonostante i miei pensieri foschi e, quando finì, eravamo tutti e due zuppi.
Arrivarono gli uomini che raccolsero le pietre e iniziarono a parlare di come far guarire la Torre. Lei ne fu felice e se lei lo era, pure io mi sentivo allo stesso modo: nulla mi sollevava di più che il pensiero che lei stesse bene.
Ma poi arrivò un uomo che mi fissò in tralice. «Questo castagno va abbattuto».
«Ma no, è qui da tre secoli» provò a opporsi un giovane.
«Invece va abbattuto». Era sicuro di sé, soprattutto della sua malvagità.
La Torre sentì tutto senza che glielo facessi notare e fu generosa: una pietra scivolò dalla sua cima travolgendo il malvagio.
Gioii.
Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Un racconto inatteso, quasi poesia. Mi è piaciuto moltissimo
Grazie! Sì, è un po’ atipico dalla mia produzione letteraria
Spesso la violenza cade come una pioggia gentile. Il racconto sembra voler parlare di questo. O almeno, è la mia interpretazione.
Già! E’ bello quando i lettori interpretano i racconti/romanzi/libri che leggono. Grazie del tuo commento!
Sorprendente Kenji, bel racconto
Grazie Carlo!
Per i mie gusti, Kenji, questo e` il tuo racconto (tra quelli che ho letto), che preferisco. Se c’ e` qualcosa che mi sta a cuore, a parte le vite umane; forse piu` di tanti animali che più facilmente si riproducono, e` la vita delle piante. Tutti gli alberi, e in modo particolare le piante più longeve, che sono un patrimonio prezioso per l’ umanita`. Sono la nostra ancora di salvezza. Sono bellezza, salute e prosperita`. Con me, sulla “sacralita`” delle piante sfondi una porta aperta.
Bravo!😉
Grazie Luisa! Come ho scritto a Cristiana, il racconto è ispirato a un articolo che scrissi in primavera per B-hop.
Bello veramente! E dolcissimo il dialogo fra i due. Inizialmente pensavo fossero entrambi alberi, poi mi ha colpita la scoperta. Il finale l’ho trovato ragionevole!
Ti ringrazio, Cristiana! L’idea mi è venuta dopo aver scritto un articolo sulla Torre di Velate (Velate è una frazione della città in cui abito, Varese)!