Gli strani soldati
Plotone.
In marcia.
Il collo appesantito dall’M1956, gli AK47 imbracciati e pronti a sfuriare, i soldati in strichtarn camminavano con la parete a sinistra e lo strapiombo a destra.
Poteva succedere qualsiasi cosa, in quel giro di pattuglia.
Di questo Konstantin se ne diceva sicuro, e se lo ripeteva in maniera ossessiva. Un compagno, il giorno precedente, era stato ucciso in maniera barbara.
Da mostri come quelli, non c’era da aspettarsi di meglio.
Mostri, appunto.
«Aiuto!».
Konstantin udì questa richiesta di soccorso.
«Aiuto!» di nuovo.
L’intero plotone si allertò, si prepararono al combattimento.
Svoltato un angolo, ecco una ragnatela. E c’era un compagno, là , al centro. Privo di parte dell’equipaggiamento, stava per cadere vittima del ragno che incombeva su di lui.
Primo pensiero di Konstantin, armare l’AK47 e scatenare una raffica.
Secondo pensiero: E se fossimo noi, a essere caduti in trappola?
Con orribili ticchettii, altri ragni zampettarono verso di loro.
Ce n’erano di ogni tipo.
Avevano circondato il plotone.
Il tenente strinse i denti. «Facciamogli faticare la nostra morte». Eruttò una danza di scintille e piombo con il suo fucile, i proiettili bastarono a dilaniare la testa di un ragno.
Anche se circondati, i soldati fecero come l’ufficiale aveva detto.
Tranne Konstantin.
Konstantin corse dal compagno costretto dalla ragnatela, adoperò la baionetta per tagliare la tela.
«Non lo fare» lo pregò la vittima designata a cui stava salvando la vita.
«No! Devo» ribatté Konstantin.
Il compagno cadde su di lui, lo schifoso corpo del ragno che aveva minacciato il poveretto su di loro.
Il ragno si lamentò, Konstantin non si fece sopraffare dalla paura e lo pugnalò una, due, tre… tante volte.
Uccise l’aracnide.
Se Konstantin aveva vinto quel confronto, il plotone no. I ragni erano prevalsi, pochi soldatini erano rimasti ancora in vita, e se la maggioranza delle vittime era dalla parte degli insetti, i ragni potevano essere sostituiti, essendo un’infinità .
I soldatini no.
Konstantin si sbarazzò del cadavere del ragno, aiutò il commilitone, insieme scapparono.
Alcuni ragni tentarono di bloccarli.
Ci pensò l’AK47 di Konstantin.
Konstantin e il tipo che aveva salvato da una morte orribile giunsero presso la base, lì, accanto alla parete di libri. Erano tutti soldatini robotizzati, Micro, e il loro compito era combattere un’infestazione di ragni nella cameretta del loro padrone, un bambino.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi
Il tema dei robot umanizzati è molto attuale e anch’io ho pensato che un domani saranno utilizzati come schiavi combattenti. Mi fa poi tenerezza immaginarli come Gulliver nel paese dei giganti. Complimenti, Kenji: bel colpo di scena!
Ti ringrazio per essere passata e per i complimenti!
La guerra è tragicamente contemporanea. Scriverne, anche attraverso la metafora, serve almeno a non dimenticare.
Grazie per il tuo commento!
Grazie, ho sentito molto questa storia.
Magari è successa sul mio capo addormentato del me bambino collezionista di soldatini Atlantic.
E complimenti sempre per le variazioni sul tema, la guerra oggi è orrendamente contemporanea.
Scriverne sempre, serve per lo meno a non dimenticare. Bravo!
Grazie mille per il tuo commento!
Ogni guerra porta morte orrore e dolore.
Giusto ricordarlo, sempre.
Complimenti
Grazie per essere passsato!
Grazie a te