
Gli Zeta
«Non vedo l’ora di togliermi queste fascette rosse». Si accarezzò le braccia. «Ma perché poi le indossiamo?».
«Taci, Arsen».
«Parli bene, tu! Sei il figlio del coordinatore di Russia Unita di Samara».
«Taci, ho detto». Il commilitone indicò con la mano verso un gruppo di corazzati ucraini.
Arsen decise di dargli ascolto, anche se qualcosa gli suggeriva che nulla stava andando per il verso giusto.
L’uomo di Samara stava per fare fuoco con l’RPG, ma un attimo prima che tirasse il grilletto si udì un frastuono pazzesco.
«Ma cosa…?».
In cielo era comparso un Mil Mi-24 con i colori giallo-azzurro, la mitragliatrice sembrava stesse per falciarli, ma invece sparò dei razzi che tempestarono di colpi la campagna intorno.
Il Mil Mi-24 passò oltre e il commilitone si mise a ridere. «Me la sono vista brutta». Allora imprecò.
«Oh, sta’ zitto» gli ingiunse Arsen.
Il commilitone rise. «Finito con questo problema, terminiamo la missione».
Arsen lo guardò riprendere la corretta posizione di tiro, solo che si preoccupò. «Guarda da quella parte!» disse al commilitone, il quale sbuffò. «Cos’altro c’è, ora?».
Era in arrivo un gruppo di corazzati con la zeta.
«Ma non mi dire!» soffiò sarcastico.
«Non hai capito nulla, eh? Bene, meglio». Arsen ridacchiò.
«Perché? Cosa…».
Arsen gli sorrise, poi gli tagliò la gola.
L’uomo di Samara si rovesciò a terra e Arsen gli sputò addosso. «Credevi fossi un bravo ragazzo russo, eh?».
Arrivarono gli ucraini travestiti da russi, gli puntarono contro gli AK.
«Fermi, amici, fermi: sono uno dei vostri».
«Pure tu un ucraino travestito da russo?». La cosa li fece ridere.
«Meglio: un ucraino travestito da russo che vi deve fregare».
«Fermo, che vai dicendo!».
Arsen voleva ridere con loro, ma dopo averli confusi apposta non lo fece: gli sparò contro una raffica, poi scappò verso la città più vicina.
Una volta lì, vide alcuni infermieri. Quando lo notarono strinsero i denti preoccupati e lui gli disse: «Amici, vengo da quell’ospedale psichiatrico».
«Ah». Allora scoppiarono a ridere. «Credevamo fossi uno degli Zeta…».
«No, no, vengo soltanto da lì».
Andarono via, erano tutti più contenti.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Spesso siamo in mano di politici che avrebbero bisogno di un ricovero coatto… la guerra è follia. Mi è piaciuto lo stravolgimento nel finale.
Grazie del commento, Micol!
Bisognerebbe che fossero riportati tutti in un OPG. Kenji, in questo momento leggere un racconto così potrebbe strappare una risata, sdrammatizzare in qualche maniera questo orrore.
Hai ragione. Grazie del tuo commento!
Macabro ma ben scritto e sicuramente poco prolisso. come sempre. Forse hai ragione tu Kenji: la nostra storia, passata e presente, e`sovrabbondante di situazioni cosi`, provocate da pazzi scatenati che prima di essere fermati, fanno stragi di innocenti e non solo di altri come loro.
Grazie del tuo commento!
L’ho trovato interessante.
Grazie David!