GORAN
Serie: Semplicemente Paladino #3 stagione
- Episodio 1: REALITY SHOW
- Episodio 2: CALIGOLA
- Episodio 3: PALADINO PRESENTA
- Episodio 4: MISSIONE
- Episodio 5: CONCORSO DI BELLEZZA
- Episodio 6: GORAN
- Episodio 7: COSPIRAZIONE
- Episodio 8: GUERRA
- Episodio 9: DISPERAZIONE
- Episodio 10: NAUFRAGIO
STAGIONE 1
I quattro supereroi lasciarono l’isola del Pacifico. Ovviamente in volo e senza il bumerang degli scienziati guerrieri. Quello lo lasciarono lì, abbandonato.
Ma Paladino?
Furono Supereva, Capitan Splatter e Antiprincipe ad aiutarlo portandoselo in spalla a turno. Luca Martora non era leggero, e con l’armatura Lapolaka lo era ancora meno, ma i tre lo aiutarono lo stesso.
All’inizio Paladino temette delle resistenze da parte di Supereva, invece la supereroina tacque.
Paladino fu incuriosito dal nuovo atteggiamento di Supereva e si chiese se stesse dimenticando Irene per la sua alleata, come era successo due anni prima con la Supereva rossa.
Per giunta, Supereva disse che avrebbe aggiustato lo skateboard, tornati in Italia.
I quattro ci misero una settimana a tornare in patria. La patria di Paladino e Supereva, visto che Antiprincipe veniva dal futuro e Capitan Splatter da una dimensione parallela in cui, pur sempre, esisteva l’Italia ma molto differente.
Come promesso, Supereva aggiustò lo skateboard a Paladino. Ma lui si chiese cos’avrebbe fatto Ceran. Ormai doveva aver saputo della morte di Caligola. Difficilmente non era a conoscenza del fatto che era stato Paladino ad averlo ucciso. Ma c’era anche il fatto che avevano ucciso il traditore, e ciò l’avrebbe confuso. Oltretutto c’era da chiedersi cosa avrebbero fatto gli scienziati guerrieri. Ormai la battaglia fra Darganiani e scienziati guerrieri doveva essere già finita. Chi l’aveva vinta? Paladino sapeva che i vincitori erano gli scienziati guerrieri. E poi… se anche fossero stati i Darganiani, la Terra avrebbe corso lo stesso un grave pericolo. Comunque, Paladino doveva stare in guardia: presto gli scienziati guerrieri, con o senza Ceran, avrebbero colpito. Il colpo sarebbe stato duro, era sicuro. Ora aveva di nuovo il suo fido skateboard.
Ma prima voleva tornare a casa, casa sua. Mancava da molto e non vedeva da altrettanto tempo i suoi genitori, i quali dovevano essere preoccupati. Ma prima che potesse tornare a casa sua, si ebbe la notizia: un mostro stava devastando New York!
«Cos’è New York?» chiese Antiprincipe. A quanto pareva nel futuro New York non c’era più.
Gli altri non gli si spiegarono cos’era, ma solo mostrarono la pagina di Wikipedia a riguardo e lui capì.
Comunque bisognava fare qualcosa. Il mostro stava distruggendo una delle maggiori città del mondo.
Migliaia di vittime.
Perdite economiche.
Un disastro.
Serviva una reazione rapida.
«Quanto ci metteremo ad arrivare a New York?» chiese Capitan Splatter.
Paladino era stanco nel fisico e nella mente, ma sapeva che doveva fare qualcosa. Non doveva lasciar perdere. Ma era anche stanco di tutti quei dubbi: agire, prima di tutto.
Solo, prima che si decidesse qualcosa, ecco un rincorrersi di notizie: un mostro simile, se non uguale a quello di New York, era a Mosca. Poi un altro a Londra e un quarto a Parigi. Pure in Brasile, Sudafrica ed Estremo oriente agivano dei cloni.
Nel giro di un’ora i quattro supereroi raccolsero le notizie: almeno due dozzine di mostri identici stavano danneggiando le maggiori città del mondo. Mancava soltanto Roma.
«Qui dobbiamo agire subito» proclamò Paladino, prendendo le redini del gruppo dopo un sospiro.
«Siamo in quattro e sono ventiquattro le città colpite» osservò Supereva. Stava riprendendo il suo atteggiamento critico.
«Faremo qualcosa ugualmente!» dichiarò tronfio Paladino.
«Sì, ma cosa?».
Accidenti, pensò Paladino. Ci voleva un think tank.
Innanzitutto bisognava capire da dove provenissero quei mostri. Per quanto sulla Terra, da sempre, i terrestri si fossero sempre ammazzati fra loro, nello spazio c’erano intelligenze che volevano invaderla. Era probabile che quei mostri fossero alieni.
Infine, ecco la notizia clamorosa: un mostro uguale a quelli era a Roma. Non per vacanza, ma per portare morte e distruzione.
I quattro volarono a Roma e in un’ora erano già arrivati.
Roma era grande. Se già nell’antichità lo era, adesso lo era ancora di più. Ma dov’era il mostro?
Eccolo. Era una sorta di t-rex molto grosso, più grosso di quello preistorico. Paladino lo riconobbe dalle caratteristiche braccine con due dita artigliate. Gli artigli di per sé dovevano essere acuminati, ma in quelle braccia erano inutili. Il mostro aveva le scaglie verdi, una cresta di aculei che partiva dal capo fino alla coda e urlava: «Go-ran…».
Doveva essere il suo nome, dedusse Paladino.
Goran girava per la città sventrando edifici e calpestando le macchine. Mordeva i cavi dell’alta tensione e poi cresceva di statura percorso da scariche elettriche. Si cibava di elettricità.
«Agiamo!» ordinò Paladino. Diede le disposizioni e i suoi alleati obbedirono.
I quattro si dispersero e volando circondarono Goran. Paladino fu contento che Supereva gli aveva aggiustato lo skateboard.
Gli occhietti del mostro guizzarono curiosi, chiedendosi cosa fossero quei quattro figuri. Supereva e Capitan Splatter volavano allo stesso modo, Antiprincipe sbatteva le ali nere e Paladino girava sul suo skateboard. Forse, ai suoi occhi, erano come mosconi.
A un cenno di Paladino i quattro agirono: sfere d’energia, raggi, colpi di spada e poteri cinetici colpirono il mostro. Goran ne fu disorientato. Colpito, si sentì confuso. Poi prese a guardarsi intorno e parve arrabbiarsi. il suo diaframma generò un ruggito che iniziò basso, poi scoppiò. Il ruggito fu tanto forte che molti vetri si ruppero per il solo suono, e poi causò un tale spostamento d’aria che alcune macchine furono spostate.
Paladino si coprì le orecchie e per poco non precipitò. Per fortuna non accadde: da trenta metri avrebbe fatto splat sull’asfalto.
Tutti insieme ripartirono al contrattacco. L’idea era tormentare il mostro fino a logorarlo o trovare un punto debole. Ma il problema era che Paladino e i suoi alleati non sapevano neanche da dove venisse, quindi sapere come sconfiggerlo era difficile.
Che fare? L’unica cosa era continuare a bersagliarlo con le proprie armi.
A un tratto Paladino ebbe un’idea: mentre i suoi tre alleati colpivano il mostro in testa, Paladino volò ai suoi piedi, gli artigli che graffiavano la carreggiata. Era pesante, Goran, si muoveva poco. Era come paralizzato dall’azione dei supereroi, quel mostro. Paladino lanciò una sfera ai suoi piedi e all’inizio non accadde nulla. Poi, Goran incespicò nella sfera che era cresciuta di dimensioni. Iniziò a oscillare, gli occhi che si sgranarono per il panico. Pure a un mostro di ignota provenienza non era cosa gradita cadere.
Infine Goran rovinò su un palazzo, squartandolo e riducendolo a due punte acuminate. Ora il palazzo sembrava un merlo ghibellino.
«Go-ran…» ruggì il mostro, adesso adirato. Provò a rialzarsi, ma invano. Prese a strisciare, e quindi si girò su se stesso e orientò il capo contro Supereva. Aprì bocca e ne uscì un raggio incolore, che avrebbe causato la morte di chiunque ne sarebbe stato colpito.
Supereva evitò il raggio e gli fece il gesto dell’ombrello.
Paladino rise e lanciò un’altra sfera, stavolta in direzione delle fauci di Goran.
Goran aprì la bocca, forse per lanciare un altro suo raggio, ma non lanciò nulla: la sfera gli s’infilò in bocca e… Fu un classico: la sfera crebbe e prima gli slogò la mascella, poi gliela staccò.
Il mostro si ritrovò senza più bocca. Non sanguinava, ma perdeva come dei mattoncini, come se fosse un disegno del computer trasferito nella realtà. Che strana cosa!
Paladino capì che dovevano farlo a pezzi, se lo volevano vincere. Così fece con i suoi alleati i quali lo imitasrono.
Infine ecco il corpaccio smembrato di Goran, tanti mattoncini che si perdevano. Poi, essi si dissolsero.
Ancora più strano!
Senza ricevere alcun ringraziamento, Paladino e i suoi alleati tornarono da dove erano partiti, in provincia di Varese, e lì seppero che Ceran era tornato sulla Terra e aveva proposto un modo di sconfiggere quei mostri: siccome erano fatti di elettricità, bisognava versargli addosso dell’acqua per mandarli in corto circuito.
Ma per intanto la pattuglia di supereroi aveva sconfitto il Goran romano, seppur in maniera più brutale.
Ceran fu in difficoltà.
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- Episodio 10: NAUFRAGIO
“Ci voleva un think tank”
Questo passaggio mi è piaciuto
Grazie!