Goran contro i radiomostri (Monster Movie 4)

«È qui: siamo nel ground zero» affermò Marco.

«Sì, Toniutti» replicò il collega, Luciano Carli.

«Uff, non ci farò mai l’abitudine alle tute NBC!».

«Ma ce la devi fare: dovremo lavorare sempre così» serafico.

Marco alzò lo sguardo verso il cielo, il sole freddo. «Non fosse stato per quelle radiazioni anomale… Fortuna che hanno smesso di essere propagate».

«Sì, ma i radiomostri restano».

«Già, cavoli! Quanta gente morta…».

«E i danni, pure. Miliardi e milardi…».

«Sì, ma io penso alle vite di questi poveracci!» stizzito.

«Certo, ci penso anch’io. Ma, magari, sono più pragmatico di te» e sorrise.

Marco sbuffò: lo trovava cinico. Poi, si concentrò sul paesaggio: zona industriale di Milano, desolazione, erbacce, squallore. Persino la neve era sporca. Era tutto uno scenario brutto a vedersi. Quel posto, che aveva dato tanto lavoro, possibilità di guadagno a migliaia di operai, e che poi avevano realizzato i loro desideri… E ora era una terra di nessuno.

Una terra di morte.

Si udì un ruggito.

Tremori del terreno.

A Milano non ci sono terremoti.

Quindi era…

Marco e Luciano si nascosero in quello che, un tempo, era un’officina.

E Marco lo vide.

Ne aveva visti parecchi, negli ultimi tempi. Ma restava sempre sgomento.

Era un Goran dagli arti anteriori muscolosi. Era uguale in tutto e per tutto a Goran: le scaglie verdi, le placche dorsali, la postura più eretta di un qualsiasi dinosauro di Cretaceo o altre ere… Ma aveva le braccia sviluppate. Poteva ricordare un allosauro, se non fosse stato per l’assenza delle protuberanze ossee sul cranio.

Non Goran Allosauro o altro ancora.

Goran Muscle.

«Aiuto, aiuto!» una vocina.

Altro che L’abominevole esperimento del dottor K. Non una mosca con parti umane, ma un tapino catturato dalle dita di Goran Muscle.

«Dannazione, dovremmo fare qualcosa per lui!» sbottò Marco, e vide goccioline di saliva sullo schermo protettivo della tuta.

«E che cosa? È condannato».

«La tua rassegnazione la trovo riprovevole» sancì, guardandolo contrariato.

«Va bene e… Caspiterina! Guarda!» e indicò sbracciandosi.

«No, non ci credo: è lui o non è lui?».

«Non fare come Ezio Greggio!».

«Chi se ne importa di Ezio Greggio! Ma… ma… è Goran!».

E Goran era lì, che troneggiava. Era molto più grande di Goran Muscle.

I due mostri si fissarono.

Il radiomostro e quel che un tempo era un virus informatico.

«Stiamo attenti: fra poco, qua, ci sarà parecchio casino» disse Luciano.

«Registriamo tutto: ci servirà per i nostri studi all’università».

«Ma certo» e attivò la videocamera, luce rossa.

Goran Muscle ruggì e stritolò l’omino.

Spruzzi di sangue e i pezzetti caddero al suolo.

«Go-ran!» fece il mostro elettrico.

L’antagonista si fece attento e si chinò.

Aspettativa generale.

Goran Muscle caricò il Goran originale e lo colpì con la testa.

Non aveva nessun corno, ma ferì lo stesso Goran.

Goran fu colpito e, in quel momento, lanciò il raggio elettrico.

Il raggio elettrico si perse nel cielo.

Goran cadde a terra.

Goran Muscle torreggiò su di lui e gli saltò sopra.

Mossa di wrestiling fra kaiju.

Goran gemette.

Si metteva male, per il virus informatico.

Goran Muscle si tolse dal corpaccio del mostro avversario e lo sferzò con la coda. Quindi, non pago – anche perché non era riuscito neppure a ferirlo – provò a raccoglierlo con le braccia.

Goran sembrò fare il peso morto e si fece sollevare per qualche metro.

Poi Goran si divincolò e cadde a terra.

Incredibile ripresa: Goran si rimise in piedi e ringhiò il suo urlo: «Go-ran!».

Goran Muscle ruggì di furia.

Lo stesso rumore di un terremoto.

Marco aveva paura che la struttura in cui si erano nascosti potesse crollare.

Goran reagì e cozzò contro Goran Muscle.

Goran Muscle oscillò e finì contro un traliccio in disuso.

La struttura in ferro fu schiacciata e, alcuni di quei pezzi, gli trafissero le squame.

A quanto pareva, Goran Muscle era tutto fumo e niente arrosto.

Goran, a confronto, era più resistente.

Goran Muscle lanciò un barrito. Dolore? Resa?

Goran non ne ebbe pietà e gli scagliò contro il raggio elettrico.

La testa di Goran Muscle esplose e ci furono lapilli di sangue.

Rimase il corpo decapitato.

«Go-ran!» barrì il mostro elettrico.

Aveva vinto!

«Oh-ho» fece Luciano.

«Cosa c’è?» lo incalzò Marco.

«Guarda!».

Un mostro alato simile al quetzalcoatl, uno tutto tentacoli e lame come il mostro di quel vecchio Dylan Dog, Cagliostro, un sauro con il collo lungo e la coda armata di mazza.

Altri radiomostri.

Goran li accolse con un brontolio.

Li voleva combattere?

E si scatenò la lotta.

Marco e Luciano dovettero scappare. «Via, via!» fece il primo. L’officina stava accusando delle crepe.

Goran continuò a combattere i radiomostri, i figli delle radiazioni, un tempo uomini.

Forse Goran sarebbe stato il difensore dell’umanità dai radiomostri.

Forse.

Marco si interessò solo di fuggire da quel caos, l’idea che la stessa Terra si spaccasse e si dividesse in più pezzi, per poi perdersi nel cosmo.

Meglio andarsene.

E Goran continuò a combattere.

Goran contro i radiomostri.

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Discussioni

  1. Ciao Kanji, chissà mai perché mi è sembrato di guardare una puntata dei Power Ranger anni ’90… Quei mostroni in gommapiuma mi facevano ridere a crepapelle 😀 😀 😀

    1. Ciao Micol! Ah ah ah, bello il tuo commento. Anch’io li vedevo, anche se il ricordo è vago perché andavo all’asilo. Diciamo però che per il racconto mi sono ispirato ai film sui kaiju del Sol Levante! 🙂