Grandi confessioni, enormi promesse

Serie: Come fa la luna con le maree

Olga ha quarant’anni, una vita dedita ai figli e al marito, e un cuore carico di certezze per lo più dolorose. È diventata donna crescendo tra gli scherni e le menzogne, prestando servizio come cameriera nella casa di una nobile famiglia che non è mai stata la sua perché Olga è sempre stata la “figlia di nessuno”. Quello che non sa è che tutto ciò che crede di sapere non corrisponde alla realtà, che niente è come le è sempre sembrato, e che nessuno è chi dice di essere, nemmeno lei. Ci sono verità che, da anni, attendono soltanto di essere rivelate.
Sarà un indizio nascosto in un quadro ad aiutare quelle verità a salire a galla, ribaltando tutte le sue convinzioni.

Come fa la luna con le mareeEra trascorso un mese da quando Tito, grazie a quell’inaspettato incontro con la giovane dai capelli rossi, aveva ritrovato la sua ispirazione perduta in trincea. Aveva tentato di incontrare nuovamente Olga, per ringraziarla, recandosi ogni domenica al fiume, ma non l’aveva mai trovata. Non poteva sapere che le signorine Folliero, inviperite al sol pensiero che la loro serva avesse potuto imbattersi ancora in quel giovane gentile, si rifiutavano ormai categoricamente di prendere l’abituale scorciatoia.

Adesso Tito dipingeva ininterrottamente, in qualsiasi momento, non curandosi se fuori fosse giorno o notte, e non preoccupandosi di saziare gli istinti di fame o di sete. Con la sua tavolozza e i suoi pennelli tra le mani, non aveva bisogno di null’altro. Nel giro di pochi giorni, la sua casa si riempì di curiosi, attirati dai quadri che talvolta lasciava ad asciugare all’aria ponendoli di fronte alle finestre aperte, e in paese, nelle taverne, nelle macellerie, e persino in farmacia, non si parlò che delle sue opere d’arte. Il suo indiscutibile talento non passò inosservato nemmeno ai nobili della zona che non tardarono a mettersi in fila davanti alla sua porta per pregare il giovane pittore di dipingere per loro. C’era chi già ordinava di voler esser ritratto in posa da ufficiale; chi affermava di volergli affidare la riproduzione dei volti delle proprie figliuole in età da matrimonio; e chi già si vedeva dipinto in mezzo a una battuta di caccia, in sella ad un cavallo e con la testa mozzata di un cervo tra le mani.

Tra gli strepitanti uomini in gilet gessato e papillon a pois, non poteva mancare il signor Folliero che, scavalcando quelli già in fila, si era scorrettamente aggiudicato il primo posto in quella inusuale competizione, riuscendo così a strappare al pittore un appuntamento nella propria villa per il giorno seguente.

Tito fu accolto in casa Folliero come fosse un re venuto da lontano. La tavola era stata apparecchiata in grande stile ed eccessivamente colmata di ogni genere di cibaria. I candelabri erano stati lucidati a tal punto da risplendere persino all’ombra, e le vetrate del salone erano così pulite da sembrare inesistenti.

l padroni di casa gli diedero il benvenuto scodinzolandogli dietro come cagnolini affamati, mentre Dora e Matilde, accomodate su un divanetto di fianco al camino, si torturavano ginocchia e gomiti per riuscire a mantenere una postura elegante e fiera, essendo risolute a testare la propria bellezza agli occhi di quello stimato artista.

Tito non si perse in chiacchiere né si lasciò andare a ipocrite formalità a cui non era abituato e da cui spesso prendeva le distanze. Ordinò soltanto che fossero aperte tutte le tende perché potesse studiare meglio la direzione della luce, e chiese poi all’intera famiglia di disporsi di fianco al pianoforte e di pazientare in quella posa per dargli il tempo di tracciare una bozza del loro ritratto.

Mentre stava per poggiare la punta della matita sulla tela, qualcuno bussò alla porta e contemporaneamente si fece avanti.

– Sono venuta a servire il tè, signore! – asserì la cameriera avanzando timidamente nella stanza.

– Scegli sempre i momenti migliori tu, ragazzaccia! – le rispose il Folliero in tono di rimprovero, – metti la teiera lì e vattene!

Tito rigirandosi la matita tra le dita, si voltò per guardare che volto avesse quella voce a cui il padrone aveva opposto un tono tanto dispotico.

Le sue labbra sorrisero, e i suoi occhi anche, nel momento in cui si vide di fronte Olga, proprio lei, la fanciulla che senza nemmeno saperlo gli aveva restituito l’ispirazione.

Ma vedendola lì, con la testa china, disposta a prendere bastonate senza alcuna reazione, ad obbedire a qualcuno che era costretta a chiamare “padrone” pur senza avergli accordato alcuna autorità, sul cuore di Tito calò una foschia spessa e compatta che non avrebbe saputo diradare o correggere nemmeno con i suoi colori.

– Allora, cosa aspetti ad andartene? Ci vuole un interprete per farti capire che siamo impegnati? – abbaiò nuovamente il signor Folliero alla ragazza.

Olga incassò il colpo e se lo immobilizzò nello stomaco mentre, tendendo le mani giunte, simulò un gesto di scuse per tentare di camuffare le vibrazioni che avevano iniziato a muoverle il petto dopo aver visto Tito. Uscì dalla stanza senza dire nulla, ché tanto a nulla sarebbe servito; chiuse la porta e tornò in cucina mettendosi al lavoro per organizzare la cena a cui – era stata avvertita – avrebbe partecipato anche il pittore.

Preparò una profumatissima zuppa di cereali, rimestò la polenta fino a che non fu cremosa, e avviò lo stufato di cinghiale. Poi giunse il momento di servire le pietanze.

Ogni portata che introduceva in sala era seguita da un elogio da parte del caro ospite, e da un rimprovero da parte del signor Folliero. Quell’uomo trovava da sbraitare per qualsiasi cosa, e lo faceva per il puro gusto di far mostra della propria superiorità. Tito questo lo aveva ben compreso e per questo avrebbe voluto scaraventargli contro piatti, bottiglie, cibo compreso, se non fosse stato che, a prepararlo, era stata quella Santa di Olga.

Dopo che ebbe servito il dessert, e posto al centro della tavola ceste ricolme di mandarini, fichi secchi, uvetta e castagne, la ragazza fu, ancora bruscamente, congedata. Si infilò tra le coperte del suo letto e attese il sonno, un po’ piangendo un po’ ridendo: come si fa quando ci si sente tristi a metà.

Intanto in salotto si continuò a conversare, a parlare del quadro commissionato, e delle aspettative che i Folliero nutrivano su di esso.

– Mi pare che oggi siate già arrivato a buon punto, no? – esordì la padrona di casa rivolgendosi al pittore.

– Quando pensate che potrete concluderlo? – continuò il signore – mi farebbe piacere averlo tra queste pareti prima dell’arrivo dei miei cognati dal Nord. Sapete che invidia quando lo vedranno?

Tito prese del tempo per rispondere, come se stesse valutando in silenzio tempi e costi dell’operazione.

Il Folliero incalzò: – Sapete che sono disposto a pagarvi molto bene per il vostro lavoro…

Tito prese altro tempo per rispondere, ma il Folliero rincarò la dose: – Volete forse che vi paghi il doppio? Posso farlo, ma voi dovete concluderlo il prima possibile.

Tito a quel punto esplose: – Volete davvero sapere quando concluderò il vostro quadro?

Al suo tono di voce, improvvisamente alterato, i signori restarono sbigottiti e proferirono una sola timida parola: – Quando?

– Quando mi permetterete di sposare Olga, ecco quando!

Tito pronunciò quella frase come fosse stata una confessione che lo stava alleggerendo da un macigno che gli pesava per due.

Matilde e Dora digrignarono i denti per l’invidia, e i signori restarono come freddati da un colpo di rivoltella. Un pittore che voleva sposare una serva che nemmeno la madre aveva voluto? Quasi scoppiarono a ridere ma dovettero resistere, e tollerare quel sottile ricatto perché accontentare quell’ospite significava avere un simulacro in più con cui arredare il palazzo della propria apparenza. Tuttavia per evitare di agire in una maniera per cui difficilmente sarebbero potuti tornare indietro, si astennero dal dare una subitanea approvazione, pur lasciando intendere a Tito, con artefatti giri di parole utili a tenerlo buono, che un’approvazione ci sarebbe stata.

Uscendo dall’imponente portone sovrastato da un arco di marmo massiccio, Tito, assicuratosi che i proprietari fossero rientrati, si guardò intorno.

Sulle corde di un balcone, steso ad asciugare, c’era il vestito grigio che Olga indossava quella domenica al fiume: la sua stanza doveva essere lì. Estrasse la solita matita dal taschino della camicia, strappò un foglio dal suo blocco per gli schizzi e scrisse qualcosa.

Raccolse poi un sasso da terra, lo rivestì col biglietto appena scritto e, dopo aver tirato fuori dalla tasca il nastro azzurro di Olga che aveva custodito, li legò insieme. Lanciò il fagotto verso il balcone e si allontanò con la pace nella testa e la leggerezza nel cuore.

Olga avvertì il rumore del sasso che colpì il vetro. Si alzò di scatto e timorosamente allungò il collo per poter guardare all’esterno: in lontananza camminava la sagoma di un uomo che indossava un basco, un basco da pittore.

Abbassò lo sguardo e scorse qualcosa che somigliava a un pacchetto. Lo afferrò e lo disfece nel giro di un attimo, stendendo il foglio con le mani tremanti e impazienti.

La bianca luce della luna lasciava leggere perfettamente quello che Tito aveva scritto:

“Un giorno – te lo prometto – percorreremo la stessa strada. Terrò accese milioni di lampade perché possano rompere la nebbia, e prosciugherò ogni fiume apparso sul cammino soltanto per il gusto di dividerci. Ci ameremo per sempre come fanno gli anziani, e mai più soffierai da sola sul fiore dei desideri.”

Ma le promesse più belle sono quelle che riusciamo a mantenere, e Olga lo sentiva: lui lo avrebbe fatto.

Serie: Come fa la luna con le maree
  • Episodio 1: Il passato è negli occhi
  • Episodio 2: Figlia di NN
  • Episodio 3: Scomode risposte
  • Episodio 4: La fanciulla dei soffioni
  • Episodio 5: Grandi confessioni, enormi promesse
  • Episodio 6: Come alberi
  • Episodio 7: I tre padri
  • Episodio 8: L’astro
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    Commenti

    1. Pingback: Copertina serie Come fa la luna con le maree, Edizioni Open – Evelyn

      1. Martina Del Negro Post author

        Ti sono grata per le tue parole e per il fatto che tu stia seguendo la serie con scrupolosa attenzione, puntata dopo puntata, senza lasciare nulla al caso. Speri di non deludere le tue aspettative nelle prossime puntate!

    2. Stella Bristol

      Che dire, un episodio dopo l’altro siamo sempre più col fiato sospeso e con la curiosità di sapere di più, sempre di più! Dalla penna di Martina Del Negro non poteva che venir fuori un piccolo capolavoro, capace di tenermi incollata allo schermo nell’attesa che venga pubblicata la puntata successiva. In trepidante attesa del sesto episodio!