Grazie alla consapevolezza
Vado in giro con la mia cabriolet, batto le strade di campagna, quelle periferiche, quelle dove passa meno gente. Sono un predatore e cerco le mie vittime. Sono tutte autostoppiste giovani e desiderabili, anche sciocche e incoscienti. Per fortuna non tutte le ragazze sono intelligenti e qualcheduna utile a soddisfarmi c’è sempre. Vado in giro con la mia cabriolet e le carico a bordo. Sorrido loro, le blandisco, offro caramelle.
Non sono avvelenate, le caramelle, tengo a sottolineare.
Dopo aver guadagnato la loro fiducia le accoltello. Non sono un sadico, le uccido subito, cerco di essere il più indolore possibile. Dopo violento i cadaveri e li faccio a pezzi mentre mi ubriaco del loro sangue. Forse non è una bella cosa, ma a mio parere è una bella cosa e questo è quel che basta. Del resto ci sono io che voglio essere felice e loro che non esistono più.
Una sera di inverno incontro questa ragazza. Faccio come sempre e lei mi gratifica di un sorriso.
La guardo per bene. Mi sembra di averla già vista, ma suppongo che mi stia confondendo. Ne ho viste così tante e certo mi sto sbagliando. «Dove sei diretta?».
«Vorrei andare al san Pancrazio. Sai dov’è?».
«Sì, ma sarà chiuso a quest’ora».
«Non importa. Ho un appuntamento».
Ingrano la marcia e parto. Sono perplesso, una così bella ragazza che va in quel luogo.
Mentre guido, pianifico cosa fare. Appena arrivo presso la destinazione prendo il coltello e l’ammazzo. Forse sarebbe meglio prima, che io finga una piccola avaria al motore, ma il mio istinto mi suggerisce di fare in questo modo.
Il tragitto non è lungo e arrivo fin lì. Non c’è nessuno, tutto è spento. «Eccoci qui» le sorrido.
«Grazie, grazie».
Sto per afferrare il coltello, ma la ragazza attraversa la portiera senza averla aperta, poi vola via, verso il cimitero di san Pancrazio.
Non ci posso credere! Era un fantasma. E ora che ci penso… no, non può essere; ma se era un fantasma è una delle mie vittime. Ora ci penso bene e sì, è proprio questa la verità . Avevo un fantasma accanto, una delle mie tante ragazze. Non ricordo il nome, ma adesso che so con certezza che era una defunta so che è una di loro.
Sudo. Mi sento in difficoltà .
Ma quindi… io uccidendole le ho condannate a morte? Sì, in effetti è così. Ho sempre cercato di dimenticare i loro corpi irrigiditi e freddi, ma adesso ho tutto davanti ai miei occhi.
Ingrano la prima della mia cabriolet e cerco di fare mente locale sul dove si trovi la più vicina stazione di polizia. Penso proprio che sia ora di mettere fine a questa mia mania.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Si potrebbe definire un orror grottesco? Non saprei, però m’è piaciuto.
Ah ah ah, grazie! Vedo che ti stai facendo una scorpacciata di miei librick… L’ispirazione mi è venuta leggendo un romanzo breve di un ragazzo che conosco.
Divertente. un po’ mi ricorda i fratelli Coen.
Ti dirò: mai visti i loro film. Mi sono ispirato a un romanzo di un ragazzo con cui collaboro.