Grazie

Serie: Di sicuro non è un libro


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Nel Medioevo credevano in un Dio razionale che ha creato tutto secondo un ordine.

Grazie. Ti ho detto già grazie. L’ho fatto con una canzone. Lo rifarò con un’altra. Sei immenso. Hai dato voce ai miei desideri, hai reso nulle le mie tendenze pessimistiche, hai fatto uscire ciò che era solamente nascosto in me. Hai raschiato il fondo di questa mia anima, e con ciò che già in parte avevo mi hai reso Me. Come volevo essere, come sono. Hai reso la mia esistenza completa e splendente e blu. Sono blu. Non verde. Non perché non ho speranza, ma perché sono blu. Fresco come il mare, a volte burrascoso, a volte in schiuma, imbiancato. Calmo, sempre mare, sempre profondo. Blu profondo. Di basse maree ne ho, e mi danno un tocco di semplicità, una bassezza umile. Io sono li. Io sono mare. Grazie a te. Ti ho ringraziato tante volte per cose che avevo ricevuto. Materiali. Tangibili, vere, visibili a tutti. Ora non ho molto. Di soldi copiosità non ce n’è. Ma sono pieno di verde vita. Pieno di acqua, le piogge non mi sfiorano più. Se arrivano i gabbiani, sono felice con loro. Se la tempesta porta via da me essi, sono felice solo. Certo, sempre meglio il sole e l’estate, nulla di solitudine. Ma va bene anche la tempesta sola. Solo sto bene. Non da solo, meglio. Ma solo ora non mi danno. Le mie nughe mi riempiono di pesciolini. Le mie conchiglie suonano colori, e i miei grandi pensieri cetacei non mi ingombrano più, ma volteggiano in me, creando ancora più voglia di vita, di strade da allagare, di colline da fecondare. Credo, spero di non essere superbo, di non essere salato. Mare dolce, posso toccare tutto senza farlo appassire. Devo ricercare solo il tocco felpato. Muovermi con onde lente. Non ho paura di toccare cuori, non ho paura di esserne assuefatto, o di essere annientato in essi. Amore è ormai una caretta. Entra in me. Viaggia, mi consola, mi eccita. Ma non mi inquina. Lo spero. Lo vivo. Spero rimanga. Se non sarà così andrà via perché non sono io il suo mediterraneo. Mare io sono. E non posso lasciare soli i miei gabbiani. Sono grande. E posso dar vita sia a loro sia a lei. Saranno compagni di vita. E questo grazie a te. Al tuo spirito santo che mi giudicherà. Io mi pento fin d’ora di tutte le cadute agli inferi, di tutte le toccate e fuga “lucifere”. Tentato sono e tentato sarò. Molte tentazioni mai mi toccheranno, perché sono figlie di sentimenti che non mi appartengono. Altre ancora sono a me sconosciute. Illuminale di blu. Di bianco. Non farle apparire a me rosse. Non fare in modo che mi vengano celate le spine. Potrei maledirmi se fossi punto dalle spine della violenza, della superbia, della cattiveria, dell’omicidio, della mancanza di fede in te. Goloso si. Lussurioso, ma solo con amore vero in mio cuore. Goloso sicuramente. Vizioso. Ma sarai tu a giudicarmi. Mi pentirò, perché se vorrai, dove mi porterai, non mi saranno servite a niente queste cose. Ma sai che creano piacere in me, in questa vita, e questa natura umana che ci hai donato. Ti parlo come fossi pari tuo. Scusa. Ma ti sento talmente vicino Padre. Mi hai dato vita, hai dato vita a tutti noi. Non posso non parlarti dandoti la voce più affettuosa e amorevole. Tu sei me. Spero di essere in te alla fine dei giorni su questa infinita terra su cui mi hai fatto mettere radici. Io sono mare, grazie a te. Fiero di come vorrei essere, fiero di come mi sono sempre dipinto, e di come ora mi specchio, riuscito negli intenti, non in tutti, ma in quelli in cui finora si doveva.

Guarisci i miei piccoli, grandi, insopportabili stati di lontananza da te. Prego per me. Ma prego per tutti. Piangerò, ora so, solo quando avrò motivo di farlo. Per le perdite, per i cari, per la famiglia larga, e quella stretta. In malattia lotterò se la battaglia sarà da vincere, mi lascerò prendere se vorrai farmi concludere in sofferenza. Come tu hai fatto. Come tu ci hai svelato. Non sapeva tuo figlio. Ha perso per un momento la santità, ha invocato il perché del tuo abbandono. Ma poi ti ha sentito padre. E il cielo si è fatto nero. Perché anche se era il tuo disegno, gli uomini hanno ucciso il tuo figlio divino. E io soffrirò, mai come lui forse, ma ne sarò contento, non sarà stato vano. Io sono mare. Il cielo è blu come me. Potrò solo essere felice, quando arriverà il momento, di toccare ciò che a tutti sembra. Il mare non può non volersi unire al cielo. Spero di portare il tuo amore nei cuori di chi è pronto ad accoglierti. Non bramo di essere profeta. Ma amico, e fratello dei tuoi figli, che tante volte sbagliano, come me, più di me, meno di me e che hanno bisogno come, più di me, meno di me, di te. Padre, un mio fratello è sempre un figliol prodigo, solo ha paura di non essere perdonato. Ha paura di non potere avere la festa del padre. Ha paura del fratello, santo, che invidia il peccatore. Perdona anche lui, ti prego. L’amore che hai non lo so quantificare. Non mi è data questa facoltà. Non mi è data speranza di averla tale facoltà. Non ho capacità di averla, tale facoltà. Non so. 

Io so che è grande il tuo amore. Io sono solo un piccolo mare, tu sei l’ Universo.

Continua...

Serie: Di sicuro non è un libro


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni