Grigio contro nero

Le navi grigie si avventurarono come spettri nel mar delle Ombre. Leonardo Sechi vide tutto sullo schermo digitale, poi uscì dal ponte di comando e con il binocolo guardò la sua flotta: la stessa idea di prima se la ribadì in mente: Devo riportare a casa i miei uomini. Vivi, si disse.

Aveva perso molti ragazzi durante la sua carriera, non l’aveva potuto sopportare. O meglio, all’inizio l’aveva sopportato, per lui erano solo statistiche. Ma, dopo l’ennesimo affondamento di una nave che si era risolto in una strage, la notte aveva iniziato a vedere i fantasmi.

O meglio li sognava, però adesso sapeva che erano meno temibili di quelli che stava per affrontare.

«Signore, sono in arrivo».

Leonardo brandeggiò il binocolo e vide le pinne nere degli squali che facevano capolino dalla superficie del mare. «Preparare i missili».

«Agli ordini». Il marinaio corse alla radio per dare l’annuncio.

Leonardo fissò gli squali fendere le onde, poi li vide mostrare le loro vere fattezze: non solo erano squali, ma erano pure fantasmi.

Cosa c’è di più temibile di uno squalo fantasma se non un branco di squali fantasma? si chiese Leonardo.

Ombre dei passati predatori degli oceani, il mar delle Ombre era il loro regno. Non fosse stato che il mare era diventato un’arteria di navigazione importante per il traffico del petrolio scoperto nelle Terre dell’Est, nessuno si sarebbe preoccupato di combattere gli squali fantasma.

Ma era accaduto.

E ora bisogna far la guerra, continuò a dirsi Leonardo.

Gli squali circondarono la flotta dell’incrociatore-ammiraglia: oltre a questa nave c’erano i due incrociatori leggeri, i tre cacciatorpediniere e le sei fregate, queste ultime che circondavano come i vertici di un esagono le navi più grandi.

«Arrivano!» si udì un urlo lontano.

Gli squali neri addentarono una fregata facendola rollare in maniera pericolosa. I marinai dell’imbarcazione assalita sganciarono le bombe di profondità.

Leonardo ordinò: «Spostare l’ammiraglia, rotta tre-quattro-cinque. Il resto della flotta…». Si interruppe, tacque.

Davanti alla flotta ne era comparsa una nuova. Molte più navi della flotta di Leonardo, il grigio era un po’ più scuro delle navi italiane.

Non appena le navi appena arrivate si disposero a rastrello, lanciarono dei missili superficie-superficie.

Gli equipaggi italiani scoppiarono in urla di terrore. Prima gli squali e, senza che si fossero sbarazzati di loro, adesso c’era una flotta nemica.

«No, idioti, sono ologrammi! Non vedete che sono gli ologrammi proiettati dai cervelli degli squali neri?» Leonardo si lanciò contro il parapetto.

Dietro di lui, il marinaio lo udì e trasmise la notizia.

Leonardo s’illividì, poi vide più in basso, oltre la murata dell’incrociatore-ammiraglia, uno squalo fantasma. Capì qual era il suo destino, il destino di tutti e due: uomo e bestia spettrale.

Leonardo scavalcò il parapetto e cadde sulla schiena dello spettro. Prima di affondare, gridò: «Sono illusioni, solo illusioni». Sarebbe diventato un fantasma a sua volta.

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