GUERRA
Serie: Semplicemente Paladino #3 stagione
- Episodio 1: CALIGOLA
- Episodio 2: PALADINO PRESENTA
- Episodio 3: MISSIONE
- Episodio 4: CONCORSO DI BELLEZZA
- Episodio 5: GORAN
- Episodio 6: COSPIRAZIONE
- Episodio 7: GUERRA
- Episodio 8: DISPERAZIONE
- Episodio 9: NAUFRAGIO
- Episodio 10: REALITY SHOW
STAGIONE 1
Paladino rammentò che i suoi genitori non erano a casa, in quel momento. Quindi decise di ospitare i suoi alleati in casa sua. «Ecco casa mia!» annunciò loro.
«Ma… tu allora sei Luca!» disse stupefatta Supereva.
«Come fai a sapere il mio nome?». Paladino si allarmò.
Supereva si tolse la maschera dorata. «Io sono Irene, la tua ex».
Fu molto lo stupore in Paladino. Accidenti, ora tutto coincideva. Gliel’aveva detto, del resto: Supereva si chiamava Irene, era bionda e Irene era cugina della prima Supereva.
Com’era piccolo l’universo: la nuova Supereva era Irene, e Paladino si era innamorato di Supereva… E quindi di Irene?
Quella notte i quattro dormirono in casa di Paladino. Erano stanchi e avrebbero pensato il giorno dopo alla reazione che appariva doverosa.
Fu una notte strana, trascorsa da Paladino con indecisione. Allora scelse di mettere da parte gli indugi e raggiungere nel suo letto Supereva, o Irene, cioè la sua ex. Basta indecisioni: azione, azione, azione… e sesso. Proprio come all’inizio di queste storie, due anni prima.
Ora era ufficiale: Supereva era Irene ed era la sua ragazza. Adesso Paladino si sentiva più forte, rincuorato, più stimolato a combattere. Irene era di nuovo sua, e lei lo avrebbe aiutato a combattere Ceran e gli scienziati guerrieri. Non poteva fallire. Non potevano fallire. Ne andava del futuro della Terra, del Genere Umano. Paladino non voleva per i suoi cari un futuro da schiavi. Lui sarebbe stato di certo ucciso, quindi non avrebbe visto cosa sarebbe seguito se fosse morto. Ma non voleva un destino simile. Voleva una Terra libera.
Di mattino presto, dopo sei riposanti ore di sonno, si prepararono.
Supereva prese la parola. «Mentre stavate facendo colazione ho fatto una ricerca. Ceran è a Milano. Potremmo andarlo a trovare».
«Dopo quel che ci ha fatto mi sembra giusto» pronunciò Capitan Splatter.
«E poi cosa faremo? Lo cercheremo, lo troveremo. E quindi?» disse Antiprincipe dubbioso. Negli ultimi tempi si poneva molti quesiti. Forse perché si trovava in un’epoca differente e allora era disorientato, rifletté Paladino.
«Lo cattureremo e cercheremo di far capire al mondo che lui non aiuta la Terra, ma è in combutta con gli scienziati guerrieri» disse Supereva, dopo un momento di meditazione.
«Noi siamo capaci di combattere, e siamo efficaci, non lo nego. Ma qui non si tratta soltanto di combattere. Quello ha demolito tutto il nostro prestigio. Se lo uccidiamo, lo renderemo un martire» continuò Antiprincipe.
«È vero» gli diede ragione Paladino.
«E allora?» chiesero in coro Supereva e Antiprincipe, mentre Capitan Splatter si grattava la calotta.
«Andiamo lì e improvvisiamo. Le variabili sono molte. Non possiamo fare come i giapponesi prima della battaglia di Midway, che fecero dei piani arzigogolati e poi al primo imprevisto non seppero più che fare e persero la battaglia. Andiamo lì, uccidiamo quanti più militari possibili, catturiamo Ceran e poi… boh! Continuiamo a tendere verso il giusto. Tutta la Terra crede che siamo dei criminali. Grazie a Ceran , poi, tutti credono che io sia un delinquente. Ma non è vero. Agiamo, dopo vedremo cosa succederà». Avrebbe voluto aggiungere: “Che ne dite?”, ma lui era il capo e non voleva cercare l’approvazione degli altri. L’approvazione degli altri doveva essere indiscussa.
Ogni dubbio di Antiprincipe fu sciolto e si passò all’azione.
I quattro decollarono e, volando a trenta metri da terra, raggiunsero Milano. A dire il vero sbagliarono strada più volte. Prima arrivarono a Como, poi a Pavia. Era molto tempo che Paladino non volava fino a Milano. Infine raggiunsero la metropoli.
«Ceran è in prefettura» disse Supereva.
«Allora in prefettura» accordò Paladino.
La prefettura era un palazzo simile a una casamatta. Dal tetto facevano capolino antenne, mitragliatrici pesanti e cannoncini. L’ingresso era presidiato da autoblindo e una ventina di soldati che facevano la guardia da dietro sacchetti di sabbia e reticolati. Dentro quella scatola c’era Ceran, il vero Nemico del Genere Umano, se era lecito abusare delle iniziali maiuscole. I soldati notarono la pattuglia di supereroi in avvicinamento e li indicarono.
«Eccoli! I salvatori!» disse uno.
Gli altri esultarono, senza aggredirli, invocando il loro intervento. Come? Non erano ostili?
Che sciocchezza: Paladino si era immaginato tutto. In realtà i soldati, al notarli, furono come percorsi da una scarica elettrica. Uno andò al telefono, un altro batté la mano su un autoblindo per lanciare l’allarme. Gli altri puntarono i fucili in aria e spararono. Se i supereroi ricevettero piombo, questi donarono un saggio della loro potenza. Come un’orchestra si scatenarono, e l’ingresso della prefettura fu macchiato del sangue dei soldati martoriati dalle armi dei supereroi. Oltre al sangue, ecco le chiazze di benzina in fiamme. Era stata una strage. Come sempre.
I quattro entrarono in prefettura e videro un poliziotto che stava per sparargli addosso.
«Mio!» esclamò Capitan Splatter. Il poliziotto ebbe la testa recisa.
Più in là, un altro poliziotto piangeva. Doveva avere l’età di Luca Martora, e a Luca fece pena. «Va’ via!» gli disse, dandogli un calcio nel sedere. Il giovane poliziotto scappò via.
I quattro proseguirono nei corridoi vuoti della prefettura. Avanzavano seguendo l’istinto.
Ecco una porta. La fracassarono e oltre c’era un altro corridoio.
Un’altra porta. Fracassata e oltre, un altro corridoio vuoto.
Dopo la terza porta ecco Ceran, seduto a un tavolo. Questi apparve stupito, poi arrabbiato. Attorno aveva svariati ufficiali e dietro dei soldati che scattarono in avanti.
«Fermi!» li bloccò Ceran. Pure i quattro supereroi obbedirono, seppur l’ordine non gli fosse stato indirizzato. Erano curiosi di sapere cosa sarebbe successo. «Se mi fate qualcosa, dò ordine ai miei di sparare ai giornalisti!» pronunciò con ferocia, e indicò con la mano all’incirca quaranta giornalisti che li osservavano terrorizzati. Una conferenza stampa. Erano irrotti durante una conferenza stampa.
«Nessun problema. Ci penso io» ringhiò Capitan Splatter. Se prima Paladino aveva avuto pietà di quel poliziotto, Capitan Splatter non ne ebbe per i giornalisti: diede sfogo ai suoi poteri e li uccise tutti in un tripudio splatter. Alla fine della strage degli innocenti, il Capitano chiese: «E ora?».
«E ora Ceran viene con noi!» pronunciò con forza Paladino.
«Soldati, a me!» sbottò Ceran.
I soldati si fecero avanti, indefessi e anche fessi, mentre Ceran si ritirava. Senza tener conto che i suoi contendenti sapevano volare: mentre gli alleati di Paladino li massacravano Paladino volò oltre e fu addosso a Ceran. «Cucù!» fece Paladino. Ceran prese una pistola ma Paladino lo disarmò. «Ti voglio vivo».
«E io ti voglio morto!» reagì Ceran, accennando una mossa di karate.
Paladino fu preso in contropiede e, se non fosse stato per l’armatura Lapolaka, Ceran gli avrebbe fatto male. Ma non gli evitò di cadere dallo skateboard.
Ceran gioì e fece per schiacciargli il capo, Paladino intontito.
Nonostante gli alleati di Paladino stavano affrontando ancora i soldati, Supereva li lasciò perdere e intervenne colpendo Ceran. I due rotolarono via.
Paladino si riprese e li raggiunse per sostenere la sua ragazza.
Ma prima che potesse fare qualcosa, intervennero nuovi soldati.
Paladino stava per colpirli, ma uno di loro disse: «Fermi! Maggiore Ceran, lei è in arresto!».
«Sono loro il Nemico» sputacchiò Ceran, indicando i quattro supereroi.
«No. Una navicella aliena è precipitata poco lontano. L’intero equipaggio è morto, ma sappiamo che nello spazio c’è una popolazione aliena che sta tramando per invaderci grazie al suo aiuto. Abbiamo pure saputo che quei mostri che hanno distrutto Roma e altre città sono stati inviati da lei. Maggiore Ceran, lei è un traditore. Il vero Nemico. E loro, i supereroi, sono degli eroi. Lei è in arresto!» spiegò il soldato forse era un ufficiale.
«No! No!» si lamentò Ceran, ma fu portato via.
Prima che si passasse ai ringraziamenti, l’edificio tremò.
Tutti andarono alle finestre e videro il cielo essere solcato dalle imponenti astronavi degli scienziati guerrieri.
Ceran era stato sconfitto. Ma ora bisognava combattere gli scienziati guerrieri.
Era l’ora della guerra.
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