
Guerra equatoriale
L’elicottero atterrò.
La truppa scese a terra.
L’elicottero ripartì.
Santi vide che il velivolo stava tornando alla portaerei, presto avrebbe caricato una nuova sezione che in poco tempo sarebbe stata dispiegata a terra.
Non badò più al resto della brigata, strinse l’L85 e procedette con il resto dell’unità.
L’isola dello Sri Lanka li accolse con un corpo impalato accanto a un albero, gli avvoltoi che avevano già cavato gli occhi.
Il sergente fece finta di nulla. «Muoviamoci, non è il momento di perdere tempo con le sciocchezze umanitarie».
Santi si strinse il gibernaggio sulla mimetica pixelata. Era un gurkha, se lo doveva ricordare, non era lì per vacanza.
La sezione raggiunse un centro abitato, o meglio quel che un tempo era stato un centro abitato: con il caos che era scoppiato sull’isola, non si capiva più chi erano il buono e il cattivo. Era l’anarchia singalese, e anche se gli occhi del mondo erano tutti incollati sull’ennesima crisi, rimaneva lo Sri Lanka con le sue bellezze e le sue atrocità.
E di atrocità ce n’erano molte.
La sezione si riunì nella via principale del villaggio dove c’erano cadaveri di bambini che recavano i segni di chissà quali crudeltà.
Santi aveva il kukri pronto: più che l’L85 preferiva il kukri, l’arma con cui i gurkha prima di lui avevano seviziato gli argentini castrandoli e decapitandoli per poi collezionarne le orecchie – e anche i nazifascisti nella campagna d’Italia.
Santi era pronto a tutto.
Dalla giungla più fitta comparve un’orda di uomini barbarici. Avevano i machete che promettevano una fine dolorosa, gli AK erano ancora fumanti ma Santi era sicuro che non erano serviti a pacificare la situazione.
«Pronti al fuoco».
Alle parole del sergente, la sezione si trasformò in una falange che avrebbe spezzato il collo persino a un elefante.
I guerriglieri singalesi – chissà a quale schieramento appartenevano – avanzarono verso di loro gridando e sbavando. Erano molto più alti dei gurkha.
Gli L85 scatenarono il potere di fuoco. Come raggi della morte, viatici di devastazione, gli spari calarono addosso ai singalesi stritolandoli in un guanto di annientamento.
Rimasero dei cadaveri ridotti a brandelli.
Santi estrasse il kukri e strappò un orecchio a una testa spiccatasi dal corpo.
Arrivarono altri gurkha.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Nessuna fazione, in guerra, è “santa”: è bene ricordarlo, come fai tu in questi racconti.
Grazie per il commento, Micol!
“rimaneva lo Sri Lanka con le sue bellezze e le sue atrocità”
Mi piacciono sempre i riferimenti che fai ai luoghi geografici in cui sono ambientate le battaglie che sai descrivere così bene. Questo passaggio, in particolare, è molto sintetico, ma evocativo
Ti ringrazio, come sempre gentile!
Riesci sempre nella crudezza dei tuoi racconti a farci ricordare le atrocità delle guerre, che gli uomini civili che dall’ altra parte evitano di vedere nella loro realtà.
Complimenti anche per la precisione e conoscenza che hai delle armi e della abbigliamento dei vari combattenti nei tuoi racconti.
Ti ringrazio per il tuo bel commento!