Guida al respiro subacqueo – Dettaglio (di Marco J. Balestri, istruttore di apnea, Fiorani Edizioni)

Serie: OLOTIPI DELL'IMMAGINARIO


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: EPISODIO IN DUE PARTI: PARTE FINALE

Poco tempo dopo, Silvia si licenziò da un la­voro che aveva sempre detto di amare. Non trovò un altro impiego. Non sembrava infelice, né in cer­ca di qualcosa: semplicemente, quando Marco le chiedeva come si sentisse, lei rispondeva con la stessa calma piatta con cui gli altri allievi descrive­vano la sensazione di restare sott’acqua oltre il punto in cui il corpo smette di chiedere di risalire. Sto bene, diceva, è solo che in superficie, ultima­mente, non succede molto che valga la pena ascol­tare.

Marco scrisse quella frase, quasi identica, sul suo quaderno personale, e da quel giorno cominciò a guardare i propri allievi migliori non più come un traguardo da festeggiare, ma come un esperi­mento del quale non aveva previsto tutte le conse­guenze.

Da quelle osservazioni nacque Guida al re­spiro subacqueo, un testo travestito da manuale – Marco lo scrisse apposta in quel tono neutro da va­demecum, con capitoli numerati come progressioni di allenamento – ma che è, in realtà, un romanzo esistenzialista quasi puro.

La storia segue N., istruttore di apnea in una piccola piscina dell’Adriatico, non troppo diversa da quella vera, mentre osserva la propria disciplina trasformarsi lentamente da tecnica fisica a forma di pensiero: una soglia oltre la quale la coscienza, tor­nando in superficie, non è mai più esattamente la stessa che era scesa.

“L’acqua non è silenziosa,” scrive Balestri nelle prime pagine, in un passaggio che i pochi let­tori del romanzo ricordano meglio di ogni altro. “È piena di cose che non hanno bisogno di farsi senti­re. Ogni volta che scendi, una parte resta fuori. Non è solo aria. È il motivo per cui risali sempre.”

Il settimo capitolo, intitolato “La linea di compensazione”, resta il fulcro filosofico del libro: “superata una certa profondità”, scrive Balestri, “il corpo smette di chiedere di tornare indietro, ed è solo la mente a continuare, per inerzia, a negoziare con la superficie, finché anche quella negoziazio­ne, un giorno, semplicemente cessa”.

Il libro fu pubblicato da Fiorani Edizioni con una tiratura talmente minima da far sospettare che nemmeno l’editore ne avesse compreso fino in fon­do la natura, ma tra i pochi che lo trovarono – scambiandolo, secondo le testimonianze raccolte anni dopo, per l’ennesimo manuale di crescita per­sonale – si diffuse la sensazione, mai smentita, che più si procedesse nella lettura, più il mondo de­scritto diventasse qualcosa da cui non si riemerge­va sul serio, nemmeno chiudendo il libro.

Dopo la pubblicazione, Marco continuò a in­segnare ancora per qualche anno, ma sempre più raramente, e sempre a un gruppo più ristretto – non più allievi a caccia di un diploma, ma persone che ormai venivano a cercare esattamente ciò che era successo a Silvia, e che lui, con un inspiegabile misto di responsabilità e di resa, smise di provare a dissuadere.

Solo qualche mese dopo, Balestri venne a sa­pere che la ragazza si era tolta la vita in circostanze incredibili: aveva deciso di annegarsi nella vasca da bagno. La notizia gli arrivò di seconda mano, spoglia, quasi burocratica – una telefonata breve, una voce che parlava di omicidio – e non gli lasciò nulla a cui aggrapparsi se non un pensiero che non riuscì più a togliersi: Silvia si era annegata volon­tariamente, e forse la colpa era tutta sua, che le aveva insegnato a scavalcare ogni limite umano.

Quando il Comune chiuse la piscina per la­vori di ristrutturazione mai davvero iniziati, Marco non protestò e non cercò un’altra vasca.

Prima di riconsegnare le chiavi dello spoglia­toio, però, tornò una mattina all’alba, da solo, non in piscina ma in mare aperto, dove il fondale non è un rassicurante pavimento di piastrelle azzurre.

Ci fu chi disse che era sceso per sfidare ciò che credeva avesse preso Silvia; chi ipotizzò che la sua fosse più una volontà di raggiungerla, l’unico modo che gli restava per capire se fosse davvero esistito qualcuno da incolpare, oltre a se stesso.

Nessuno lo accompagnò. Nessuno seppe mai con certezza le profondità che toccò, né per quanto tempo vi restò, ma riemerse – questo sì, riemerse vivo, e tornò a riva sulle sue gambe, senza bisogno di soccorsi, un dettaglio su cui i pochi che ne co­nobbero la storia insistettero sempre, quasi a voler­si convincere che non fosse successo nulla di irre­parabile. Eppure, da quella mattina Marco non tor­nò mai più in acqua, non rispose più alle chiamate dei vecchi allievi, non scrisse più una riga. Si tra­sferì a casa della sorella, a qualche chilometro dal­la costa, restando tecnicamente presente a ogni pranzo di famiglia, tecnicamente in salute, tecnica­mente capace di ribattere se qualcuno gli rivolgeva la parola – ma con la stessa calma piatta di Silvia, la stessa distanza misurata di chi ha smesso, una volta per tutte, di negoziare con la superficie.

Il manoscritto di un secondo libro, se mai lo compose, non fu trovato da nessuna parte tra le sue cose.

Continua...

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Discussioni

  1. Questo, a mio avviso, è da standing ovation! Davvero complimenti! Ci sono elementi “pseudobiografici”, se posso chiedere? Comunque se non ti spiace, me lo stampo e me lo rileggo. Chapeau! E doppio chapeau!

    1. Grazie ancora, Simona! Non mi sono ispirato a nulla di reale: la biografia del protagonista è completamente immaginaria, come la bibliografia da cui attingo per i romanzi della Fiorani (tutti libri immaginari di un’altra serie qui su EO con al centro proprio quella Casa Editrice inventata). Stampalo pure. Mi fa piacere che queste storie viaggino anche al di fuori della piattaforma 🤗

  2. “Il libro fu pubblicato da Fiorani Edizioni con una tiratura talmente minima da far sospettare che nemmeno l’editore ne avesse compreso fino in fon­do la natura” , qui ho riso di gusto…grazie! “…si diffuse la sensazione, mai smentita, che più si procedesse nella lettura, più il mondo de­scritto diventasse qualcosa da cui non si riemerge­va sul serio, nemmeno chiudendo il libro.” Qui ho preso appunti.