
Hell’s Tie
Serie: L'Urlo Muto delle Ombre
- Episodio 1: La stufa
- Episodio 2: Matilde
- Episodio 3: Spazzino in quattro – 1
- Episodio 4: Spazzino in quattro – 2
- Episodio 5: Il cielo cova la neve
- Episodio 6: Controllori
- Episodio 7: Hell’s Tie
- Episodio 8: L’orologiaio
- Episodio 9: Pieno di benzina
- Episodio 10: Il getto
- Episodio 1: La cena (Attimi – 1)
- Episodio 2: Caffè in cialde (Attimi – 2)
- Episodio 3: Acque invernali (Attimi – 3)
- Episodio 4: Cappio (Attimi – 4)
- Episodio 5: Preferisco la tua cucina (Attimi – 5)
- Episodio 6: Gabriel (The Scarecrow – 1)
- Episodio 7: Gabbiani (The Scarecrow – 2)
- Episodio 8: Rivelazione (The Scarecrow – 3)
- Episodio 9: Agatha (The Scarecrow – 4)
- Episodio 10: Le conseguenze (The Scarecrow – 5)
- Episodio 1: Salsa barbecue? (1)
- Episodio 2: Salsa barbecue! (2)
- Episodio 3: Gelatina (1)
- Episodio 4: Gelatina (2)
- Episodio 5: Gelatina (3)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
“Thomas. Muoviti, siamo già in macchina!” La voce di sua moglie Wendy gli giunse lontana mentre indugiava nella cabina armadio. Aveva indossato quasi ogni parte del suo abito migliore, un tre pezzi sartoriale in puro cashmere, colore blu Navy. Camicia bianca, panciotto, giacca e pantaloni. Mancava solo… la cravatta.
Sin dal momento in cui era stato invitato alla cerimonia, in occasione della premiazione del suo romanzo Il fenicottero blu, non era più riuscito a smettere di pensare al fatto che avrebbe indossato una cravatta. Erano più di dieci anni che indossava la camicia portando l’ultimo bottone libero, anche nelle occasioni più formali, e la cosa non aveva mai portato a nessun tipo di problema. Quella volta, però, sarebbe stato diverso. Si trattava di una cerimonia di altissimo profilo, alla quale avrebbe partecipato anche il Presidente, e lui ne era l’epicentro dell’evento. Certo, se ne sarebbe infischiato delle critiche e degli sguardi obliqui. Il problema non stava tanto nel rischiare la figura dell’artista un po’ ribelle. Se la questione si fosse limitata a qualche opinione sul suo conto, lui e la sua famiglia sarebbero già stati in viaggio da mezz’ora abbondante. Senza cravatta.
Le cose erano più complicate, tanto da fargli considerare seriamente la possibilità di indossarla. In fin dei conti, quello che era accaduto dieci anni prima era per circostanze che esulavano dal fatto che quel giorno, in quel momento, aveva appena finito di stringere il nodo alla cravatta. O almeno, questo era quello che si era ripetuto ogni giorno dopo, durante i due lustri che avevano costituito la sua nuova vita. Senza però crederci veramente. No, nel profondo dell’anima sapeva che la cravatta ne era stata la causa.
Quindi, perché non escluderla una volta per tutte dalla tenuta? La risposta stava nel fatto che vi era una potenziale conseguenza, escludendo quell’accessorio, verso la quale Thomas provava un timore ancor più grande.
Ne aveva parlato con Wendy, la settimana precedente. Era stata lei a tirare fuori l’argomento, e di questo gliene fu tacitamente grato, avendogli risparmiato il peso di introdurre la questione.
“Tesoro,” aveva esordito a tavola durante il pranzo. Le bambine erano a scuola. “Ieri io e le ragazze abbiamo deciso quale abito indossare per la cerimonia. Tu non mi hai ancora detto nulla. Immagino che indosserai l’abito di pregio.”
“Si, è il mio miglior capo” aveva detto.
“Ottimo” aveva risposto lei, e così dicendo aveva proseguito a gustare la sua porzione di Roast Beef. Thomas, incapace di proseguire, temette che la conversazione fosse morta.
Deglutì a secco, poi disse: “Pensavo di non indossare la cravatta…”
Per poco a Wendy non andò di traverso un boccone. Tossì con forza e dovette sputare nel tovagliolo.
“Volevi uccidermi, spero. Perché altrimenti non mi spiego la domanda” disse, tossicchiando ancora. “Non permetterò a mio marito di stringere la mano al Presidente, di fronte ai reporter, senza indossare una cravatta.”
“Certo. In effetti hai ragione” aveva replicato, rassegnandosi a non proseguire la conversazione. Non che avesse cambiato idea. D’altra parte, però, se avesse insistito nel sostenere la sua posizione, cosa sarebbe emerso?
Thomas, immigrato tedesco dotato di cittadinanza Americana, marito di una moglie straordinaria e padre di due figlie dolcissime, ex direttore di una banca Newyorkese e ora promettente romanziere, aveva mentito spudoratamente sul suo passato. Mentito ai quadri della Gold & Freeman ’s Bank, mentito agli editori, e quella sera avrebbe mentito al Presidente degli Stati Uniti d’America (se ci arriverò, a stasera). E, soprattutto, aveva mentito a Wendy, e a Jenny e Margareth.
Il matrimonio. Probabilmente la cosa di maggior valore che si fosse mai ritrovato tra le mani, in confronto al quale il saldo del suo conto in banca non valeva nulla.
(Matrimonio fondato sulla menzogna, vero Tom? (O forse dovrei dire… Marcus?).
Tentò di scacciare quei pensieri perfidi che gli si insinuavano nella testa nei momenti difficili come quello. Non ci riuscì. (Dannazione, tutto è così simile a quella volta). E i pensieri iniziarono a scorrere, come in una presentazione fotografica nel suo cervello.
L’abito verde gessato. Il ticchettio Patek Philippe. La cravatta nera.
I gridolini di suo figlio che giocava a rincorrere il cane, in cortile. La voce scocciata di Agatha; lo schiocco dei tacchi sul vialetto mentre correva dal bambino: “Peter, mettiti subito a sedere. Non vorrai arrivare tutto sudato? Al Fuhrer ci si presenta con il massimo rispetto!”
Lui che distende i due lembi della cravatta. Li incrocia. Compone il nodo. I gemelli dorati che luccicano alla luce del mattino.
Con la destra afferra il lembo più piccolo. Tira con decisione, concludendo il nodo. E in quell’esatto momento
Silenzio. Peter si è zittito. Sua moglie ha smesso di sgridarlo. E il cane? Il cielo si è fatto plumbeo.
Poi…
Urla strazianti di donna. Lui si guarda attorno, e si intravede nello specchio. Sembra un pesce lesso. Si precipita in giardino, urtando contro i mobili e rovesciando un vaso di terra cotta. Cocci sparsi sul pavimento come brandelli di carne.
Sua moglie accasciata vicino al figlioletto. Sono immobili. L’erba è verde chiaro, verde che si fa scuro nel punto in cui si trovano i cadaveri. La camicetta del bambino color porpora scuro. Le gole squarciate.
“Marcus!”
La voce di Wendy lo riportò alla realtà. Indugiò un istante, prima che il panico iniziasse a montargli nel petto. Come lo aveva chiamato?
“Thomas, ci sei?” ripeté Wendy, un filo di impazienza nella sua voce.
Tirò un sospiro di sollievo, e quasi si sentì svenire.
“Arrivo” disse, sforzandosi di nascondere il panico. Era tutto dannatamente simile a quella volta.
(Avanti, Thomas/Marcus. Scegli uno dei due mali. Ma tieni presente che uno di essi potrebbe essere nient’altro che una stupida paura.)
Deglutì a secco, fece un gran respiro e, con la freddezza del boia che prepara il cappio attorno al collo di un condannato senza colpe, annodò la cravatta.
Misura i lembi. Quello grande passa sopra al più piccolo. Incrociali. Tira quello grande. Tendi con decisione quello piccolo.
E subito, fu il buio.
Serie: L'Urlo Muto delle Ombre
- Episodio 1: La stufa
- Episodio 2: Matilde
- Episodio 3: Spazzino in quattro – 1
- Episodio 4: Spazzino in quattro – 2
- Episodio 5: Il cielo cova la neve
- Episodio 6: Controllori
- Episodio 7: Hell’s Tie
- Episodio 8: L’orologiaio
- Episodio 9: Pieno di benzina
- Episodio 10: Il getto
Un finale che sa quasi di cliffhanger, però, nonostante questo, è davvero molto soddisfacente.
Non nego che mi piacerebbe saperne di più sulla vicenda nel suo complesso, nonché sui personaggi (hai citato il Fuhrer?). Mi ha vagamente ricordato le atmosfere Dickiane de “La svastica sul sole”, riprese poi nel serial “L’uomo nell’alto castello”.
Onorato del paragone! Thomas, al di là dell’episodio terrificante, della cravatta, nasconde un passato tra gli ufficiali nazisti.
Cosa si nasconde sotto? Sei veramente bravo nella tua capacità di sospendere la narrazione dei fatti e lasciare lì il lettore, come appeso. Il finale è geniale.
Riesci perfettamente a creare un senso di angoscia, creando una sorta di situazione quasi verosimile, per cui una coincidenza in realtà nasconde molto altro.