Ho comprato i francobolli per il viaggio
Serie: Carenze a fettine
- Episodio 1: Inizio
- Episodio 2: Di scatto dal letto
- Episodio 3: L’orrore di quella sera, l’illusione che ne segue
- Episodio 4: L’entrata in scena del mostro
- Episodio 5: Il giorno del Giudizio
- Episodio 6: L’incontro
- Episodio 7: Abbiamo qualcosa da imparare attraverso il disordine
- Episodio 8: Perché mi hai abbandonato?
- Episodio 9: L’interrogatorio
- Episodio 10: Lo strano incontro
- Episodio 1: La fuga
- Episodio 2: L’artista Cacchiari
- Episodio 3: La madre e lo sciamano
- Episodio 4: Il bacio infinito e la goccia santa
- Episodio 5: Se ti svegli altrove
- Episodio 6: Ho comprato i francobolli per il viaggio
- Episodio 7: Paranoia
- Episodio 8: Lo sciamano, la santa e un colpo al cuore
- Episodio 9: Il suicidio di Andrew Bateman
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Ho preso il francobollino bagnato e l’ho messo sulla punta della lingua. Mi sono seduto sulla poltrona e ho chiuso gli occhi, le mani sui braccioli, le braccia distese.
Ho iniziato a vedere, ma non con la vista propria degli occhi che avevo chiuso, bensì con quella della mente e poi con qualcosa che non so definire, che è al di fuori della mente stessa. Il mio corpo astrale, il mio spirito, l’anima, si è esteso a tutti i mondi e le altre coscienze umane. Dopo l’iniziale buio in cui mi sono tuffato chiudendo gli occhi, sono stato risucchiato da un vortice e in questo vortice vedevo un viso di una forma geoide all’interno di uno spazio difficile da definire perché diverso da quello a cui siamo abituati, poiché potevo percepire, ad esempio, i colori dei suoni e le melodie dei sapori.
Ci sono infinite dimensioni diverse, sovrapposte, diventano infinite e indefinite ma allo stesso tempo plasmabili, sovrapponibili, intersecate tra loro.
Ho percepito gli oggetti della mia stanza come vivi di vita propria, ogni piccola o grande cosa aveva la sua coscienza e allo stesso tempo ogni cosa era me stesso e al medesimo istante qualcosa di diverso. Io ero in ogni cosa, ma ogni cosa era anche in me. Mi sono sentito spinto fuori oltre la mia stanza e la mia stessa casa, verso un orizzonte selvaggio e allo stesso tempo calmo, e sono diventato il colore arancione del tramonto e il tramonto stesso.
Sono stato il sole, la luna e le stelle, ma anche lo straccio, la polvere, l’abisso, la tela e il ragno sul soffitto, il soffitto stesso e ognuna di queste cose messe tutte assieme, un contorno luccicante di senso e coscienza che rendeva tutto il resto superfluo. Ogni cosa percepita e ogni cosa percepibile era in me anche adesso. Sono stato ed ero ogni persona sulla terra. Ogni dolore, sofferenza, desiderio o bisogno che provato essendo ogni cosa era stato annullato.
All’apice dell’esperienza è iniziata a comparirmi davanti la creazione dell’universo, ma è difficile dire se fosse una “creazione”; in realtà, il suono che sentivo, il linguaggio totale in cui ero immerso, mi diceva che nulla è mai nato se è destinato a non morire.
I corpuscoli luminescenti della polvere nello spazio viaggiavano veloci e si univano in un vortice immenso e grandioso e impetuosamente creavano un mondo, una stella, qualcosa che brillava ancora di più e poi esplodeva lasciando un vero e proprio buco che risucchiava ogni cosa. Un foro pieno di vento stellare che altro non era che un passaggio attraverso una dimensione e un’altra, più precisamente tra una memoria e un’altra, tra una vita passata e una futura.
Poi ho avvertito la sua presenza. Stava bussando alla porta e un rumore sordo e intenso penetrava nel mio cervello. L’ho visto entrare e, avvicinandosi, mi ha messo le mani sulle spalle iniziando a parlare con una voce profonda e cavernosa, e mentre sussurrava parole incomprensibili, mi ha stretto le dita intorno al collo.
– Vieni con me.
Ha detto.
Io ero ancora in trance profonda, incapace di muovermi e reagire. Ho cercato di urlare ma ho visto solo le vibrazioni delle mie labbra dall’esterno e nessun suono uscirne. La presenza si è fatta indietro ma ogni giorno da allora torna per cercarmi. Vuole trascinarmi verso il buco nero e luccicante apparso dal nulla sul pavimento la notte di un giovedì della scorsa estate, da quando pratico meditazione. Non ho la più pallida idea di cosa sia.
Un giorno ho desistito e, mentre ero in meditazione, mi ha buttato con forza spaventosa in quella voragine e all’improvviso le stelle si sono spente. Con mia sorpresa, però, riuscivo a vedere il pianeta Terra che rimpiccioliva man mano che io mi allontanavo da essa con il mio Sé, divorato da una forza che mi trascinava via.
A un “punto” dello spazio sono rinato come il Dio che vede la sua creazione. Una gioia indefinibile mi pervadeva e allo stesso tempo invadeva ogni singolo elemento dell’universo, ogni singolo elemento di “me”. Dimenticai la vita, la morte, ogni condanna o giudizio, ogni dolore. Ero divenuto pura beatitudine e connesso con ogni elemento della Natura. Ho trascorso almeno un giorno intero in questo stato e non so neanche se mi sono risvegliato.
Dalle memorie di Andrew Bateman, diario ritrovato accanto al suo corpo.
Il giorno dopo sono entrati quelli dell’ambulanza e della polizia, avvertiti da una vicina preoccupata dal fatto che erano settimane che non mi vedeva né rientrare né uscire da quella casa.
Hanno esaminato il corpo trovato disteso sotto il divano: lo sguardo era rivolto sul soffitto con gli occhi aperti, senza alcuna espressione, né di terrore né di dolore. Perlopiù si notava leggermente un’espressione che poteva somigliare a quella del piacere.
Il tempo non esiste, ma è solo una percezione che proviamo quando ci illudiamo di vivere sulla terra. Nonostante la vibrazione che ho sentito, in realtà tutto è perfettamente immobile ma connesso. Nulla si corrode o si dissolve, ma ogni cosa viene rigenerata in un flusso continuo. Lo spazio è un’illusione, un gioco di specchi infiniti.
L’unica cosa che percepivo in quello stato era beatitudine.
La morte, la decadenza, il ciclo delle nascite e delle rinascite è solo una modalità dell’inferno in cui si viene momentaneamente catapultati quando si è risucchiati da un ego che vuole provare il piacere e il desiderio attraverso la carne.
Poi lentamente tutto è andato sfumando e ho ricominciato a rientrare nel mio corpo e quando ho aperto gli occhi è stato come se vedessi ogni cosa per la prima volta, come se le stessi vedendo attraverso gli occhi di un bambino.
Serie: Carenze a fettine
- Episodio 1: La fuga
- Episodio 2: L’artista Cacchiari
- Episodio 3: La madre e lo sciamano
- Episodio 4: Il bacio infinito e la goccia santa
- Episodio 5: Se ti svegli altrove
- Episodio 6: Ho comprato i francobolli per il viaggio
- Episodio 7: Paranoia
- Episodio 8: Lo sciamano, la santa e un colpo al cuore
- Episodio 9: Il suicidio di Andrew Bateman
Approdo con ritardo su questa serie, ma ciò che ho letto in questo capitolo mi è piaciuto davvero tanto.
Lo stile, il linguaggio e le immagini evocate dal testo sono veramente molto belle.
Riprenderò sicuramente gli altri episodi. 👌
Grazie!
“Il tempo non esiste, ma è solo una percezione che proviamo quando ci illudiamo di vivere sulla terra.”
Hai espresso concetti affascinanti su cui ci sarebbe da discutere ore per tutta la durata del pezzo. Questo è quello che più ho apprezzato. Complimenti anche per la scelta titolo, e per quello che rappresenta.
Grazie
Urca!