I bambini sono qui (prima parte)
Serie: I bambini ridono
- Episodio 1: Lampioni, tombini, passi
- Episodio 2: Risate e stelline
- Episodio 3: I bambini sono qui (prima parte)
STAGIONE 1
A prima vista era un semplice negozio di fiori. In realtà si poteva trovare un po’ di tutto. Fiori e piante, certo, e poi lampade, sedie, tavolini, soprammobili vari, abiti vintage, maschere, candele. Dato il periodo, mancavano pochi giorni a Natale, le vetrine e il marciapiede di fronte erano addobbati con tutto il necessario e il superfluo perché si percepisse fisicamente la magia delle festività dicembrine.
Troppo, pensava Mirco ogni volta che dalla finestra di casa oppure passando davanti alle vetrine si trovava a contemplare la cacofonia di oggetti.
Dalle due scalinate di pochi gradini poste all’inizio e alla fine della parata di luci e colori si poteva accedere a una sorta di terrazzo che in quel periodo dell’anno era interamente, e ovviamente, coperto da una passatoia rossa. Vere conifere in vaso erano esposte negli spazi esterni tra le vetrine, mentre all’interno addobbi, cestini regalo, mazzi di fiori veri e finti non potevano far dimenticare l’atmosfera di quei giorni che precedevano la festa.
Tuttavia Mirco aveva una sola idea fissa in mente: continuava a formulare ipotesi sul motivo della presenza notturna dei bambini con i loro giochi e le loro risate. Ma anche togliendo i freni alla fantasia non riusciva a trovare una risposta plausibile.
«È ora di andare vedere di persona» disse a voce alta come per suggellare un patto con sé stesso.
Il traffico era sostenuto e prima di riuscire ad attraversare la strada dovette attendere che il flusso di veicoli fosse temporaneamente interrotto dal rosso del semaforo all’incrocio che si trovava a un centinaio di metri di distanza. Ebbe così il tempo di osservare l’interno del negozio, approfittando dei pochi spazi dove lo sguardo poteva insinuarsi, tra i mille oggetti esposti nelle vetrine e le scritte sulle lastre di vetro e notò che all’interno erano presenti alcuni clienti: sarebbe stato perfetto per curiosare senza farsi notare più di tanto. Non era mai entrato là dentro anche se l’attività era aperta da alcuni anni. Era certo che non ci fosse nulla che potesse servigli tra tutte quelle cianfrusaglie, o che quanto meno potesse attirare la sua attenzione. E in un giorno qualunque avrebbe continuato a non interessarsi del negozio. Ma il motivo, oggi, era diverso. Non era alla ricerca di oggetti da acquistare, ma di risposte.
La prima sensazione che percepì fu quella di essere aggredito da oggetti, luci, colori e odori. Valutò immediatamente come tutto ciò che era esposto là dentro fosse inutile, come aveva intuito. Si fermò davanti a uno scaffale, sollevò e ripose alcune tazze da tè con motivi floreali, osservandole con interesse per tentare di capire cosa potesse spingere un essere umano ad acquistarle. Ma in realtà la sua attenzione era concentrata sul luogo e sugli spazi.
«Buongiorno! Posso aiutarla?» disse una voce dietro di lui.
Le spalle di Mirco ebbero un lievissimo sussulto. Sperò che la commessa che lo aveva accolto con un sorriso non se ne fosse accorta. La fissò per un attimo, era certo di averla già incontrata, ma non ricordava quando né dove. Non era il suo aspetto fisico e neppure i lineamenti del viso, piuttosto era il suo sguardo, un guizzo di luce nei suoi occhi che nascondeva qualcosa di più profondo. Distolse lo sguardo per evitare di metterla a disagio, ma si accorse che era soltanto un suo pensiero di copertura. In realtà era lui che non riusciva a sostenere lo sguardo della giovane donna, come se avesse paura che potesse leggere nella sua mente, sincronizzando la vibrazione dei reciproci neuroni.
«Buongiorno a lei» rispose dopo aver recuperato la necessaria tranquillità del pensiero. «La ringrazio, ma stavo solo curiosando alla ricerca di qualche oggetto da regalare.»
«Faccia con comodo e se ha bisogno di un aiuto…» finì la frase con un cenno del capo come un abbozzo di inchino. Mirco si chiese quanto avesse provato quella parte per far breccia nei clienti con un gesto che profumasse di spontaneità e naturalezza.
«Grazie. Allora ne approfitto e le chiedo subito un’informazione.» Pensava che fosse il momento giusto: forse le loro frequenze avevano iniziato davvero a oscillare all’unisono e forse avrebbe ottenuto qualche informazione importante.
«Sono alla ricerca di un’idea originale per i regali da fare ai miei nipotini. Due folli maschietti di sette e otto anni e una bambina che ne compirà dieci fra qualche giorno.» Fece una pausa per riprendere fiato e per controllare il tono di voce.
«Saranno da me la sera della vigilia di Natale. Mi piacerebbe trovare qualcosa, diciamo, di divertente e non banale.»
Lei lo fissò e per un attimo non disse nulla. Mirco pensò che stesse elaborando le informazioni per tirar fuori da un immaginario cilindro magico qualcosa da proporgli. Poi la donna inspirò ed espirò profondamente, e si costrinse a mantenere un sorriso vero, anche se le era difficile dopo aver riconosciuto l’uomo che aveva di fronte.
«Tra i sette e i dieci anni?» Deglutì a fatica. «Sembrano pochi, ma tre anni a quell’età sono un abisso.» Il sorriso era tornato a illuminarle il volto. «Però possiamo trovare qualcosa che metta tutti d’accordo e che faccia piacere a tutti, ne sono certa.»
Rimase ancora qualche secondo in silenzio mentre si guardava intorno come se si aspettasse che qualcuno di quegli oggetti si mettesse a declamare che lui sì che sarebbe stato utile e divertente per quei bambini.
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