
I cavalieri e la neve
«Ho lasciato la mia bella per questa terra, ma non me ne pento, io qua rimango… meglio: resto».
«Che fai, Leone?».
«Cerco di comporre una canzone». Fece un sorriso. «Hai notato la rima?».
Michele scosse la testa. «Chi se ne importa della rima. Noi siamo qui per combattere, mica fare canzonette». Con il guanto indicò le terre intorno a loro.
Leone sbuffò una nuvoletta di vapore. «Ma certo. È solo per dare un po’… di colore alla nostra vita. Insomma, siamo cavalieri: Savoia Cavalleria, siamo nella steppa gelida…».
«Vuoi comporre un’altra canzone su queste parole?».
«Perché no!».
«Ma finiscila, una volta tanto».
«Che chiacchierate, voi! Preparatevi, dobbiamo fare una carica».
«Agli ordini». Un attimo dopo, mentre il tenente andava via, Michele guardò di traverso Leone. «Hai sentito, no?».
«Certo che sì». Leone mise di traverso il mandolino e salì in sella al cavallo.
Gli altri cavalieri fecero lo stesso.
Ci vollero pochi attimi e il plotone si unì alla compagnia, poi allo squadrone e tutti insieme cavalcarono nella steppa innevata.
Passarono accanto alle isbe, in lontananza c’erano gli autocarri tedeschi, allora il maggiore bloccò tutto. «Alt!».
Il tenente annuì.
In lontananza c’erano i nidi di mitragliatrice sovietici.
Dunque il maggiore sguainò la sciabola. «Pronti alla carica».
«Pronti alla carica» ci fu l’eco.
Si disposero, poi nell’arco di un minuto presero a cavalcare in direzione delle postazioni sovietiche. «Avanti Savoia!».
I sovietici li accolsero con delle sventagliate, molti italiani caddero con i loro cavalli, ma furono di più coloro che arrivarono addosso alle Maxim.
A Michele le Maxim sembravano uscite dalla Grande Guerra; aveva visto le foto di suo padre sul Piave, i cannoni austriaci erano identici.
Un attimo dopo prese a menare colpi di sciabola, la screziò di sangue, anche la neve si screziò di sangue.
Leone intonò un cantico, un attimo dopo si mise al mandolino, ma i cavalieri non se ne curarono più e sfondarono le difese russe. I sovietici scapparono e loro li perseguitarono con i colpi di carabina.
«Evviva, evviva, abbiamo vinto!».
«Comporrò una canzone su queste nostre gesta». Leone era ispirato.
«Ma che dite, non vedete che resta l’intera Russia davanti a noi!» protestò Michele.
I cavalieri fecero dei sospiri delusi.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Sul momento non riesco a ricordare a canzoni che inneggino alla guerra (di solito sono un monito contro di essa), ma penso ce ne siano. La musica ha il potere di unire e incoraggiare, probabilmente anche i soldati al fronte se ne servono per caricare l’animo.
Hai ragione! Grazie per il tuo commento
“non vedete che resta l’intera Russia davanti a noi!”
Eh gia’, proprio cosi’…..👏
Grazie del tuo commento! 🙂
Molto intonato e talentuoso, questo soldato menestrello: ho sentito le sue canzoni fin qui!
Cavoli, grazie!