I Figli di Roswell

A.D. 2104

‹‹Ike, sei certa di volerlo fare?››

L’angelo aveva riflettuto a lungo prima di prendere quella decisione. Aveva osservato con attenzione l’umanità precipitare nell’ignoranza, nella paura e nella superstizione. Al pari dell’edera, la Chiesa del Secondo Avvento aveva abbracciato il Mondo nelle sue spire. Lo aveva avvolto come avrebbe fatto con un albero sofferente, nutrendosi di esso. La Chiesa aveva ristabilito l’ordine, la pace, e aveva cancellato ogni bruttura. L’intero pianeta si era piegato alla dolcezza della parola professata: uguaglianza, pace, ragionevolezza. Mai un’intemperanza, un malessere. La felicità era l’unico credo cui era concesso aderire.

Ike sollevò gli occhi alieni, neri e privi di pupilla, cercando quelli di Marcus. L’anziano non aveva piegato il capo: aveva professato la verità per strada fra la derisione e i lazzi dei passanti. L’angelo sapeva che l’atteggiamento che gli era stato riservato era in realtà figlio della paura. Meglio affrettarsi senza porgergli ascolto, fingere fosse un folle visionario. Meglio non lasciare che il tarlo del dubbio prendesse possesso delle menti spaventate.

Ike era entrata nella resistenza da qualche anno, dopo aver assistito a un suo comizio. Le parole dell’uomo l’avevano coinvolta nell’intimo, permesso a pensieri nascosti di fiorire. Lo aveva osservato mentre sostava sotto un lampione, solo, e parlava al vento. Una passante aveva allontanato in tutta fretta un bambino che si era fermato a prestargli ascolto, redarguendolo severamente. “Non credere al vecchio pazzo.”

Marcus non lo era.

Ike aveva preso quella decisione dopo notti insonni, trascorse accanto al compagno: Nico. Aveva deciso di farsi carico di quel peso, di pensare a se stessa come un necessario olocausto. Una novella Giovanna D’Arco: un fuggevole strale destinato a spegnersi e rimanere vivo nella memoria.

‹‹Sono pronta.››

Nico aprì la connessione internet crittografata: il segnale era buono, aveva aggirato le protezioni dei network assicurando la messa in onda nei principali canali televisivi. ‹‹Dieci minuti, non posso assicurarti di più. Riprenderanno in fretta il controllo, se siamo fortunati non riusciranno a tracciare l’origine della trasmissione prima di quindici, meglio avere un corridoio di fuga. Il furgone che ci attende non è molto lontano, se rispettiamo il piano gli agenti troveranno solo un edificio disabitato.››

‹‹D’accordo.››

Ike mosse alcuni passi nella stanza vuota, lasciandosi illuminare dalla luce della telecamera portatile. Attese il segnale di Nico: meno tre, meno due, meno uno… Pollice alzato: era in onda.

Nessun convenevole, il tempo a disposizione era poco.

‹‹Il mio nome è Ike. Sono un angelo donna.

Molti di voi non hanno memoria del passato se non per i racconti tramandati dagli avi. Leggende che hanno perso di significato, ritenute bizzarre e sacrileghe.

È dato sapere che gli angeli sono giunti in questo mondo lo scorso millennio, esattamente nell’A.D. 1947. La prima Nave Santa è approdata a Roswell portando luce nell’oscurità: la registrazione del discorso in diretta dell’allora Presidente degli Stati Uniti d’America è conservato negli archivi storici e trasmesso alle Nazioni in occasione dell’anniversario della fine dell’Ultima Guerra. Harry Truman è ricordato come l’eroe che ha saputo sollevare le sorti dell’umanità e ha gettato le basi per l’unificazione dell’intero globo. La notizia dell’incontro con gli angeli ha riempito i cuori di speranza. Gli effetti devastanti della bomba atomica, l’economia spezzata, le profonde cicatrici inferte nell’anima, il dilagare della dottrina comunista sono stati dimenticati. Appartengono a una fredda pagina di un libro di storia.

Devo il mio nome all’uomo che, dopo di lui, ha completato il processo di pace e globalizzazione. Il Presidente Dwight David Eisenhower: non c’è memoria del perché fosse conosciuto con quel soprannome. Ike. La foto che lo ritrae stringere la mano agli araldi giunti con la seconda Nave Santa è divenuta icona affissa alle pareti di molti cittadini. Il Presidente Eisenhower ha riconosciuto per primo la santità degli esseri giunti dallo spazio. Conosciuto come uomo devoto e pio, ha portato la lieta novella: Dio è giunto sulla Terra per dare ai figli il giusto sollievo e instaurare il suo Regno.››

Nico sollevò una mano distendendo tutte le dita. Cinque minuti. Il tempo dei convenevoli era terminato.

Ike guardò dritto nella telecamera. ‹‹Nessuna seconda Nave Santa ha fatto rotta verso la terra, la foto è un falso. Nessun angelo biondo con grandi occhi neri è disceso dal cielo. La mia specie è il prodotto di un ibrido creato in laboratorio combinando il dna degli occupanti della prima Nave Santa, giunti ahimè senza vita, con il genoma umano. Siamo una grande menzogna, una creazione nata allo scopo di legittimare il grande sogno Americano, così come voluto da Truman alla fine della Grande Guerra.

Sono una creatura di carne e sangue, gli araldi che atterrarono a Roswell sono i miei antenati tanto quanto lo siete voi. I dogmi che accettate come verità teologali sono frutto di una costruzione: la nostra anima è simile alla vostra, il nostro corpo chiede lo stesso ristoro. Sensi, sentimenti, emozioni.››

L’angelo mantenne lo sguardo fermo, trovando la forza di condividere quanto per lei era più sacro e intimo.

‹‹La nascita di un angelo non è frutto di miracolo soprannaturale, né di benedizione divina. Il genoma degli araldi ha trasmesso ai figli di Roswell un carattere fisiologico importante: l’ermafroditismo.

La distinzione angelo “donna” o “uomo” ha come unico fondamento lo sviluppo dei genitali esterni. I genitali interni hanno la capacità di autofecondazione: partoriamo una parte di noi stessi. Siamo sempre più deboli… folli… La degenerazione del nostro patrimonio genetico ha sviato molti di noi alimentando la superbia. La Chiesa del Secondo Avvento ha preso le redini del mondo, proclamandosi Santa.››

Nico sollevò due dita in una “V” che a Ike parve benaugurante. Due minuti.

‹‹Gli angeli primigeni hanno condiviso l’umana esistenza, solo con il tempo i loro discendenti si sono ritirati all’interno delle Cittadelle Chiesa. Il loro amore non si è spento, è cambiato nella sua percezione. Guardano a voi come figli da salvaguardare da ogni bruttura e tenere stretti al petto, fedeli e ubbidienti. Cuccioli inoffensivi in grado di non pensare. Non desiderare. Malattia, povertà, malanimo hanno cessato di esistere. Hanno tolto dalle vostre spalle ogni peso, si sono fatti responsabili delle vostre esistenze.

Nel vostro petto batte ancora un cuore che desidera afferrare l’essenza del vivere: le sensazioni, le paure, le fragilità in grado di togliere il respiro. Nessuno può assaporare la gioia senza aver conosciuto il dolore. Nessuno può conoscere la giustizia senza aver fatto degli errori. La vita è fatta di mille piccole decisioni, atti che la rendono tormentata come un mare in tempesta. Ogni successo è il risultato di molte pene e della forza di volontà. Ogni conquista, meritata.››

Nico sollevò l’indice. Un minuto.

‹‹Mi rivolgo a voi per chiedere a chi siede al vostro fianco di alzare il capo e uscire allo scoperto. A tutti gli angeli che, come me, indossano lenti colorate in grado di renderli anonimi: madri, padri, nonni. Tutti gli angeli che hanno deciso di essere umani.››

Prese un respiro profondo ignorando la nocca del dito ancora alzato che si stava lentamente piegando.

‹‹Sono Ike,›› ripeté quel nome gonfiando il petto d’orgoglio ‹‹colei che all’alba di domani sfonderà le mura della Città Santa alla guida della Resistenza. Rivendico il diritto di vivere ed essere imperfetta.››

Nico chiuse la trasmissione e strinse la mano a pugno.

‹‹Quattro minuti per sgombrare, il segnale è stato tracciato prima del previsto.››

I compagni con loro, angeli e umani, si affrettarono a raccogliere l’indispensabile e caricarlo negli zaini. Le gambe di Marcus cedettero all’improvviso. Fu salvato dalla rapidità di Nico: l’uomo lo sostenne con delicatezza, conscio della sua fragilità. L’anziano aveva retto la tensione emotiva contando sul solo ausilio dell’adrenalina.

‹‹Forza nonno›› Nico aveva adottato quel nomignolo quando avevano fatto conoscenza ‹‹ ancora un po’ di pazienza e saremo al sicuro.››

Nico e Ike lo aiutarono a scendere le scale, attenti a non farlo inciampare.

Quando l’angelo gli posò una mano sul braccio, stringendolo, Marcus le sorrise. Immaginava il tormento che in quel momento le opprimeva il petto. Ricambiò la stretta comunicandole la sua soddisfazione.

‹‹Verranno a frotte, ragazza. Ne sono certo.››

Le labbra di Ike si piegarono in una linea sottile. ‹‹Non sempre un sasso gettato dalla cima della montagna provoca una valanga.››

Nico scambiò con lei un breve sguardo. Si erano imbarcati in quell’avventura donandosi alla causa, decidendo di spargere nel vento dei semi senza sapere se avrebbero trovato un terreno accogliente ove fiorire. Un azzardo.

‹‹Nel bene o nel male, oggi abbiamo fatto la storia.›› 

Truman, 33° Presidente ( 1945/1953)

“I popoli liberi del mondo guardano a noi per cercare appoggio nella difesa delle loro libertà. Se esitiamo nella nostra funzione di guida, possiamo mettere in pericolo la pace del mondo e certamente metteremo in pericolo la prosperità della nostra nazione. Grandi responsabilità sono state poste sopra di noi dal rapido corso degli eventi. Ho fiducia che il Congresso affronti queste responsabilità compattamente.”

(Wikiquote)

Eisenhower 34° Presidente (1953/ 1961)

La famiglia di Eisenhower faceva originariamente parte della Chiesa dei Fratelli in Cristo, una chiesa evangelica mennonita. Tuttavia, quando lui ebbe cinque anni, i suoi genitori divennero seguaci degli Studenti biblici, i cui membri successivamente presero il nome di Testimoni di Geova…

Durante gli anni successivi, Eisenhower fu battezzato, cresimato e divenne praticante nella chiesa presbiteriana …

(Wikipedia)

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Discussioni

  1. Trovo che i punti di forza di questo racconto siano l’assoluta chiarezza e il controllo nella scrittura. Potrebbe essere l’episodio pescato nel mezzo di una serie, un racconto a sé stante, un incipit, un finale, non importa: nello spazio limitato che è stato concesso alla narrazione tutto risulta estremamente fruibile ed immersivo. Una stesura alchemica.

    1. Ti ringrazio davvero, era quello che desideravo ottenere. Mi era stato chiesto di pensare a questa storia per una serie, ma sinceramente la preferisco così. Ognuno può lavorare di fantasia e immaginare, nel modo che gli è più congeniale, questo mondo nato da un ucronia

  2. Mi ero perso questo tuo racconto e l’ho trovato ora per puro caso, Micol.
    Cavoli, distopia nella distopia. Nella breve distanza (in parole) di un LibriCK sei riuscita ad imbastire una storia che potrebbe benissimo diventare un romanzo, o un film. Mi piace sempre molto la tua capacità di partire da un evento (reale o come in questo caso presunto, come l’ipotetica nave aliena a Roswell) e da lì fermare il percorso di ciò che sappiamo e fargli prendere un binario alternativo, sviluppandolo e dandogli struttura e credibilità.
    E non da ultimo, il messaggio: il diritto all’imperfezione. Molto bello!

    1. Ho affrontato questo laboratorio come una sfida, scrivere un ucronia è molto difficile. Sono contenta di essere riuscita a proporre un racconto decente :D. Quando ero bambina le teorie complottistiche sull’Area 51 mi facevano volare con la fantasia, uno dei miei primi amori è la fantascienza (se così si può dire, visto che in realtà si parla di qualcosa che può davvero essere accaduto). Ho sempre sognato di incontrare un alieno.
      Quanto all’imperfezione, è giusto rivendicarla in ogni modo!

    1. Ciao Vincenzo, ho voluto cimentarmi in un lab fisso in cui era richiesto di scrivere un ucronia. Credimi, non amo particolarmente la Storia e per me è stata davvero una sfida: come sempre mi sono fatta aiutare dalla mia vena di follia 😀

  3. Mi sono imbattuto per puro caso in questo tuo racconto. I misteri come Roswell mi affascinano parecchio. Questa storia mi è piaciuta così tanto che posso solo dirti una cosa: mi dispiace che non sia una serie.

    1. Ciao Raffaele, sono contenta che anche questo libriCK ti sia piaciuto 😀
      Non avevo ben chiara la distinzione fra distopia e ucronia (ancora oggi credo convergano una nell’altra) e ho voluto provare a cimentarmi nell’impresa. Quando ero giovane “consumavo” gli speciali su Roswell, teorie complottistiche comprese. Sarà perché mi piace pensare che non siamo soli (cosa in cui credo fermamente). Non credo che questo racconto darà vita a una serie, ma sai come si dice: “mai dire mai”.

  4. Ciao Micol, il tuo racconto mi è piaciuto molto: adoro le storie che inneggiano alla libertà dei popoli dal controllo dai poteri costituiti. Il dilemma che affligge l’umanità: assuefarsi alla confortevole prigione o ambire alla libertà? Molti scelgono la prima. La frase: “non sempre un sasso gettato dalla montagna provoca una valanga” o ” spargere il seme sperando che trovi

    1. Ciao Claudio, effettivamente è una scelta difficile. La via più “facile” consente una presunta serenità che si scontra con la nostra vera natura, la strada più ostica sangue e dolore. Credo che ognuno cerchi di “barcamenarsi” come può, siamo legati ad entrambe le vie. Conoscere se stessi è altrettanto difficile, siamo sommersi da strati e strati di convenzioni che alla fine diventano “noi”. Nel mio piccolo cerco di ritagliarmi un posticino in cui essere libera, la scrittura è un magico mondo al di fuori di ogni schema precostituito 😀

    1. Ciao Kenji, sono testarda e alla fine sono riuscita a scrivere un racconto per il laboratorio ucronie (è un laboratorio fisso senza scadenza). Come dicevo ad altri in storia sono una capra, non ne ho conoscenza specifica. Mi piacciono le sfide e ho voluto comunque provarci. Al contrario, tu sembri muoversi bene in quella materia: chissà ,in futuro, l’idea di scrivere un racconto per questo lab potrebbe intrufolarsi anche nei tuoi pensieri ☺

  5. ‹‹Nel bene o nel male, oggi abbiamo fatto la storia.››… conclusione perfetta per un librick che fa pensare… che fa pensare parecchio. Se ho ben capito poi, questa racconto fa parte di un altro lab a tema Ucronia? Bravissima, come sempre! 🙂

    1. Ciao Giuseppe, Sì, è un laboratorio stabile di cui sono venuta a conoscenza leggendo i vecchi post di Edizioni Open. Ad agosto è stato rispolverato e messo in rete, ma ci filavo dietro da un bel po’ di mesi. Alla fine ce l’ho fatta 😀 L’idea c’era, ma non avevo ancora avuto il tempo di sedermi a tavolino e studiare la situazione politica americana del 1947. La base per il mio volo pindarico 🙂

  6. Ucronia. Non era facile, e devo dire che te la sei cavata bene. L’idea degli angeli è sicuramente originale, anche se avrebbe avuto bisogno di un respiro maggiore per rendere al meglio (una serie?😉)

    1. Ciao Dario. Nessuna serie, ma, come ho detto a Tonino, sono disposta a vendere il copyright originale. Se hai acquirenti interessati fammi un fischio ;)(oggi mi sono messa in testa un’idea delle mie, completamente folle).
      Sto girando attorno all’ucronia da un bel pezzo, ne ho accarezzato l’idea per mesi senza mai riuscire a dedicarci tempo. Tanto studio per poi buttare lì due parole su personaggi e accadimenti storici… Spero solo di essere riuscita a risultare credibile.

    1. Ciao Alessandro. Che fai, soffri di insonnia? Pazienza io, ieri notte mi ero intestardita a bestia nel proposito di pubblicare questo racconto. A parte gli scherzi grazie per avermi letto, ora attendo che la zanzarina riprenda il volo 😀

  7. Ciao Micol, questa tua ucronia offre un’importante riflessione che non ha tempo: siamo disposti a sacrificare la nostra libertà per una vita migliore e senza sofferenze? Il modo con cui ha pian piano rivelato la verità di questo mondo parallelo attraverso il discorso di Ike è straordinario, appassionato e appassionante, in grado di stimolare mille sensazioni. Inutile dire che sarebbe un incipit pazzesco per un romanzo distopico, e il tema da te scelto rimane ancora avvolto nel mistero… cosa è realmente accaduto a Roswell? Sappiamo la verità? O qualcosa di terribile cova accanto a noi e nemmeno ce ne accorgiamo? Il tuo, al di là dell’essere un semplice racconto, solleva molte questioni. Chapeau, i miei più sinceri complimenti😃!

    1. Ciao Tonino, non mi stancherò mai di ripeterlo. Troppo buono! Comunque, sono contenta che i miei racconti continuino a piacerti. Mi rende felice riuscire nel mio intento, portare un piccolo pezzo dei miei mondi agli altri. Quello di Ike è nato come un racconto unico, ma chissà… magari potrei vendere l’idea originale per un buon prezzo ;D