
I labrador mannari
L’imbarcazione navigava placida in mezzo al mare, un membro dell’equipaggio era sul ponte, fumava una sigaretta, Master lo vedeva.
Però se Master lo vedeva, il marinaio non aveva notato lo sciame di macchie scure in acqua. Era un bene.
Quando il marinaio terminò di fumare, gettò il mozzicone in acqua e si ritirò.
Era quello il segnale.
Le macchie scure cominciarono ad arrampicarsi sulla murata dell’imbarcazione, e Master pensò che era stato un lampo di genio crearli in laboratorio: al di là dei tanti pregi, avevano le zampe più larghe di un qualsiasi cane e per loro nuotare era più facile.
Quando i labrador mannari raggiunsero il ponte, come se fossero un commando affiatato si sparpagliarono su tutta l’estensione del naviglio.
Alcuni marinai capirono cosa stava succedendo, misero mano a delle armi improvvisate ma i labrador mannari li sovrastarono di numero e li uccisero.
A Master giunsero le urla dei marinai che venivano sbranati, per questo si fregò le mani: era quello che desiderava.
I labrador mannari dilagarono, Master li controllava con il pensiero. Vide che erano a ogni livello dell’imbarcazione, chi gli si opponeva veniva massacrato, ma a Master non interessava la sorte dell’equipaggio, gli bastava solo che i labrador mannari arrivassero al capitano.
Ecco, l’aveva pensato ed era successo. I labrador mannari erano arrivati all’alloggio del comandante della nave.
L’ufficiale di bordo tentò di sbarrare la porta, ma un labrador riuscì a spalancarla. L’uomo lo accolse sparandogli un colpo di pistola, poi un altro ancora a quello che seguiva.
Ai suoi labrador non interessò nulla che potessero rischiare la vita, spinsero con più forza, sfondarono la porta, assalirono il capitano, uno lo morse…
«No» sibilò Master. «Lo voglio in vita».
Il capitano si agitava, si fece male sui pezzi di vetro di quella che doveva essere una fotografia di famiglia in cui c’erano lui e pure il suo doppione, i labrador avevano vinto: ma il capitano si liberò della presa dei mostri, recuperò la pistola, i labrador ringhiarono, stavano per ridurlo a brandelli ma l’ufficiale stupì tutti perché si sparò un colpo alla tempia.
Era finito tutto.
Un fallimento.
Però Master vide la foto.
Non era il “doppione”, era il fratello gemello.
Forse era pure questi un capitano di nave mercantile…
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Fantasy
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Ti ringrazio per il commento!
A mio modesto parere questo racconto è di qualità davvero elevata. In poche righe, riuscendo a restare entro gli strettissimi margini che le regole di CK ci impongono, hai descritto l’ambientazione ed il personaggio principale, l’assalto e chi lo ha portato avanti. E anche lanciato un “amo” sulle potenziali motivazioni di tutta la storia…
Bello, ben scritto e pensato. Originalissimo nei dettagli, con il twist dei labrador (notoriamente cani affettuosissimi e non aggressivi) che, in virtù di questa immagine universale che spiazza e sorprende, e soprattutto per le formidabili capacità di “seals”, sono i combattenti di questo assalto.
Sai, la mia labrador l’ho sempre chiamata “foca con le zampe” per la capacità di nuotare e per il fatto che salta di muso senza estendere le zampe in avanti, come invece fanno altre razze di cani. Invece che saltare, si tuffa, come le foche.
Ora ho un motivo in più per chiamarla così.
Wow! Grazie. Sì, il racconto è ispirato a una vecchissima idea che ho incubato e metabolizzato finché l’anno scorso non l’ho scritta (per la precisione il 10 giugno)!