
I patti vanno rispettati
Serie: L'imperatore dei Mari
- Episodio 1: Le Isole di confine
- Episodio 2: Gli Incappucciati
- Episodio 3: Sette Tempeste
- Episodio 4: La Grotta dei delfini
- Episodio 5: Apnea
- Episodio 6: Il Sottosuolo demoniaco
- Episodio 7: Il segreto di Zorak
- Episodio 8: Il cocchio
- Episodio 9: Tornado Sei
- Episodio 10: Il Giardino Celeste
- Episodio 1: Lezione numero uno
- Episodio 2: La sala della cultura
- Episodio 3: Questione di scelte
- Episodio 4: Un’inattesa convocazione
- Episodio 5: Il potere della mente
- Episodio 6: Le prime leghe
- Episodio 7: Giorno di paga
- Episodio 8: Il baule
- Episodio 9: Nessuna reticenza
- Episodio 10: Ordinarie liti familiari
- Episodio 1: Addio
- Episodio 2: Il mercato
- Episodio 3: Lork e Tarem
- Episodio 4: Fortj
- Episodio 5: La tana
- Episodio 6: Ahmullahja
- Episodio 7: Hiko
- Episodio 8: Assurdo
- Episodio 9: I patti vanno rispettati
- Episodio 10: Tornado Six
- Episodio 1: Una vita per una vita
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
STAGIONE 4
Lork e Tarem erano seduti sui loro giacigli, mentre Dusel, con estrema grazia ed eleganza, aveva preso posto sulla seggiola a capotavola. I tre ascoltavano attentamente le parole di Sei, che stava raccontando il motivo per cui Fortj fosse stato legato e trasportato fino alla tana come un prigioniero.
«Povero Fortj.» Cinguettò Dusel.
«Se l’è cercata.» Obiettò Tarem.
«Dico io, come ti viene in mente di derubarlo? Cosa ti aveva fatto di male?»
Fortj non rispondeva.
«Stiamo parlando con te.» Disse Tarem stanziando davanti il ragazzo.
«Nemmeno il coraggio di guardarci in faccia.»
«Adesso basta! Mi avete stufato. Cosa volete che vi dica? L’ho fatto, punto e basta.»
«Avevi dato la tua parola.»
«E noi la nostra, perché ci fidavamo.»
«Come potevo mai immaginare che avesse ragione. Era una scommessa facile.»
«Già, facile.»
«Tutta colpa di Dusel.»
«Mia? Cosa c’entro adesso io, Tarem?»
«Sei tu che gli hai messo in mente tutte queste fesserie. Lui era fortunato prima ancora che arrivassi tu, dal nulla.»
«Esatto. Hai finto la perdita di memoria per restare qui, sotto un tetto e sicura di un pasto, tanto c’è chi rischia l’osso del collo, mentre tu resti qui, a non far nulla o vai in giro con lui.»
«Non trattatela così, lei non c’entra nulla.»
«Tu le credi ancora.»
«Anche prima, ha fatto finta di svenire.»
«Ebbene? Non sarete mica gelosi di Fortj?»
«Gelosi? Ma senti questa.»
«Ti dirò di più», disse Tarem guardando i due guerrieri, che controllavano la porta, «sono ben felice di lasciare questo merdaio. Ecco l’ho detto.»
«Sei ingiusto.»
«Ingiusti, Fortj? Noi saremmo ingiusti? Tu che te ne vai in giro con bei vestiti, con i sacchetti pieni di Nicule, e noi ridotti alla strenua di briganti, ladri, per un pezzo di pane raffermo?»
«Lork…»
«No, Tarem! Hai ragione. L’unica cosa buona che potesse fare per noi era questo stupido patto con Sei. I patti vanno rispettati, sempre. Noi non ci siamo opposti, quindi facciamo parte della posta in palio. Io ho ancora un minimo di dignità, rispetterò la parola data e seguirò Sei.»
«Mi ci lavo i piedi con la dignità e l’onore, sono solo parole prive di senso alcuno.»
«Stai commettendo un grave errore,» disse Sei accoccolandosi davanti a Fortj «le parole sono importanti, vanno soppesate prima di essere pronunciate.»
Fortj si voltò, non voleva vedere quella faccia.
Lork e Tarem cacciarono fuori da sotto i loro letti delle capienti sacche, buttarono dentro, alla rinfusa, le loro cose, guardarono con commozione il loro amico, Fortj, tirarono su il muco con il naso e lanciarono il più truce degli sguardi a Dusel, artefice principale della fine di quella amicizia. Abbandonarono la loro casa, la guardarono per l’ultima volta, riaffiorarono i ricordi, le risate, le liti. Ahmullahja pose il suo turbante di seta bianca sulla testa di Lork, mentre Hiko incastrò l’elmo a forma di drago su quella di Tarem, era il loro modo per dargli il benvenuto.
«Dunque, Fortj. Cos’hai deciso di fare?»
«Io resto. Dusel mi darà tutta la fortuna necessaria, diventerò ricco e potente. Ti pentirai di avermi incontrato.»
«Bene. Visto che è così, queste le prendo io.» Sei fece rimbalzare sul palmo della mano il sacchetto bianco che avevano trovato al Covo dei Coloni.
«Che tu sia maledetto.»
«Quanto astio per qualche pietruzza. La tua Dusel te ne farà trovare altre, vedrai.» Disse Jolly Roger disegnando un ghigno sul volto.
«Be’, addio allora.»
«Vi conviene. A te e a quei traditori!»
Sei uscì dalla piccola casa seguito da Ahmullahja, Hiko, Lork e Tarem; arrivati sulla via principale Tarem chiese: «Adesso che si fa?»
«Abbiamo sufficiente denaro per comprare una nave e partire.» Disse Sei.
«Io so dove possiamo andare.» Affermò Lork
«Non fare brutti scherzi, intesi?» Disse Ahmullahja riprendendosi il turbante.
«Lo stesso vale per te.» Affermò Hiko, imitando il moro, si portò l’elmo alla testa.
«Fate strada allora.» Li incitò Sei.
La compagnia seguì la strada che costeggiava la spiaggia, fino all’insenatura che portava al molo da cui, tanti anni prima, Sei era partito con la sua famiglia in direzione Baia di Tsumaruru.
«Là in fondo ci sono le navi in vendita.»
Sei seguiva Lork, mentre guardava quelle imbarcazioni. Jolly Roger aveva gli occhi chiusi all’interno della sacca.
Un uomo dalla folta barba bianca, vestito con un giacchetto blu e dei pantaloni beige, si fece in contro agli uomini, che stavano saggiando la robustezza di uno scafo: «Posso esservi utile?»
«Si…» Esordì Tarem, che venne subito interrotto da un cenno da parte di Sei.
«A essere sinceri stavamo giusto facendoci un’idea.»
«Riguardo a cosa?»
«Allo stato delle navi. I miei amici,» indicando i due guerrieri «che vengono da molto lontano, dicono di saper riconoscere subito un’ottima imbarcazione. Se ne intendono.»
«È sempre un piacere incontrare degli intenditori.»
«Non so. Lo stato non sembra ottimale, inoltre, sempre i miei amici, sia chiaro, gli intenditori, dicono che i prezzi sono molto alti.»
«Da dove provenite, se posso permettermi?» Chiese l’uomo facendo alcuni passi verso Ahmullahja e Hiko.
«Continua a camminare. Ti dico io qual è quella giusta.» Disse Jolly Roger.
Sei era arrivato quasi alla fine della banchina galleggiante, non c’erano più navi, solo tre relitti poggiati malamente a degli scogli.
«Sei sicuro che sia la direzione giusta, Roger?»
«Certo. Continua.»
Sei raggiunse i resti di quelle bagnarole, tirò fuori dalla sacca la bandiera e le mostrò il mare.
«Quelle sono perfette, Sei. Da quelle tre lì tireremo fuori la più bella nave che tu abbia mai visto. Ti fidi di me?»
Sei non ebbe tempo di rispondere. Il resto del gruppo, accompagnato dal venditore, li aveva raggiunti. Il barbuto chiese: «Cosa fa qui? Ha già superato l’ultima nave in vendita.»
«Appartengono a lei quelle?»
«Ma no, sono navi naufraghe, prima o poi verranno distrutte dalle onde oppure tolte.»
«Non hanno nessun proprietario?»
«Nessuno.»
«Prendo quelle allora.»
«Ma scusi, non volevate acquistarne una?»
«Nessuno lo ha detto.» Sorrise Lork
Sei prese una delle pietre meno preziose che custodiva nel sacchetto bianco e la porse al venditore: «Credo che questa possa bastare per il disturbo e per farci trasportare quei vecchi rottami fino alla spiaggia.»
«Certamente.» Disse l’uomo con un sorriso privo di denti.
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- Episodio 1: Addio
- Episodio 2: Il mercato
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- Episodio 8: Assurdo
- Episodio 9: I patti vanno rispettati
- Episodio 10: Tornado Six
In una squadra deve esserci fiducia completa. Sono curiosa di capire come Jolly Roger riuscirà a realizzare una nave con i tre relitti