I pomodori in frigo

Serie: Ruminazione e rimuginio di un adolescente


Una raccolta di aneddoti più o meno autobiografici che raccontano sotto vari punti di vista il mio ultimo anno di superiori

Ero seduto sul letto, spalle al muro, quando la voce di mia madre dal piano di sotto interruppe la mia intensa sessione di brevi video idioti, che guardavo a raffica scorrendo col dito sullo schermo del mio cellulare.

ā€œSeba! Scendi in garage e aiutami a portare su la spesa, per favore!ā€

Alzai lo sguardo dal dispositivo elettronico nella mia mano destra. Mi misi a guardare nella direzione da cui veniva la voce di mia madre, poi sospirai rivolgendo per un attimo gli occhi verso il muro vuoto dall’altro lato della stanza. Mi davano noia due cose: la prima era quella di dover mettere a posto la spesa, un’attivitĆ  che avrei volentieri evitato, mentre la seconda riguardava la sicurezza che, una volta sistemato questa prima faccenda, mia madre mi avrebbe chiesto di rimanere lƬ, in cucina, con lei, per chiacchierare. E sapevo benissimo di cosa voleva parlare: della mia scelta universitaria. Ancora non mi ero deciso e il fatto che i miei genitori continuassero incessantemente a dirmi che dovevo muovermi a scegliere il corso a cui iscrivermi prima che fosse troppo tardi mi dava sui nervi.

Finalmente, anche se riluttante, cliccai il tasto di spegnimento del mio cellulare e lo lasciai sul letto. Poi strisciai il mio sedere sulle coperte fino al bordo del letto, infine mi alzai e mi avviai verso la porta di camera mia. Lo feci con calma, almeno finchĆ© non sentii mia madre chiamare di nuovo il mio nome con più veemenza. Solo allora aumentai il ritmo.

Dopo una rampa di scale mi trovai al piano terra. Arrivai troppo tardi: mia madre era giĆ  arrivata a metĆ  del salotto carica di quattro buste e un’ espressione che comunicava un po’ di difficoltĆ . Mi affrettai a raggiungerla il prima possibile per alleggerirle il carico, ma dovetti comunque sentirmi dire:

ā€œCon calma eh! Non avere fretta!ā€

Non le diedi ascolto, non le diedi neanche la soddisfazione di fare una smorfia o di avere una reazione. Le chiesi solo se c’erano altre buste da tirar su dal bagagliaio della macchina; la risposta fu negativa. Invece, una volta raggiunta la cucina con le buste, lei mi disse:

ā€œSeba, vado un secondo a cambiarmi, poi scendo e preparo la cena. Riesci a mettere a posto la spesa nel frattempo?ā€

ā€œSƬ, mamma, va bene.ā€ Anche perchĆ© non potevo rispondere altro.

Rimasi da solo in cucina con quelle quattro buste di spesa: due, quelle che avevo portato io, poggiate su delle sedie, le altre due, quelle che aveva portato mamma, erano rimaste per terra a sinistra dell’entrata, a fianco al mobile sul quale poggiava la friggitrice ad aria. Sospirai di nuovo.

Tirai fuori dalla prima busta un contenitore abbastanza grande di cartone con almeno una decina di scatolette di tonno. Me lo portai dietro mentre facevo il giro del tavolo, che si trovava al centro della stanza, fino allo stipo posto lì dietro, in basso, dove lo poggiai vicino ad un pacchetto dello stesso tipo, aperto e con non più di tre scatolette al suo interno.

Infilai di nuovo la mano dentro la stessa busta di plastica di prima. Stavolta ad uscirne fu un sacchetto trasparente di pomodori. Erano di quella tipologia grande ed acquosa chiamata ā€œcuore di bueā€.

Stetti un attimo a guardarli mentre pensavo dove avrei dovuto sistemarli. La mia famiglia era solita metterli in frigo, nello scompartimento delle verdure, ma esitai a farlo: avevo letto da qualche parte, non so quanto tempo fa, che conservare i pomodori in frigo era sbagliato e che bisognava metterli in un posto asciutto, fresco e a temperatura ambiente.

Mi voltai a guardare quel grande ciotolone di vetro, contenente anche una manciata di mele e delle banane, poggiato sopra lo stipo dove poco prima avevo messo il tonno; quello era un posto asciutto e fresco e a temperatura ambiente. Tornai con gli occhi sui pomodori tra le mie mani, poi pensai a ciò che mia madre mi avrebbe potuto dire se non li avessi messi dove era d’uso fare. Era una buona occasione per far crollare qualsiasi falsa convinzione sulla base della quale fino a quel momento quei ā€œcuori di bueā€, assieme ai ā€œdatteriniā€ e tanti altri come loro, erano stati condannati ad andare in frigo, dove venivano rovinati dal freddo.

Alla sorpresa di mia madre per il mio gesto avrei risposto con calma e argomentando i motivi della mia scelta, facendo appello a quell’articolo che avevo letto o, perlomeno, alla piccola parte che effettivamente ricordavo di esso, che si fermava alla sola informazione che i pomodori non vanno in frigo se no si rovinano. Questa sembrava la cosa giusta da fare. Ma la mia mente decise di mostrami un’immagine ancora successiva e mi ritrovai a chiedermi se mia madre sarebbe stata accondiscendente rispetto alla mia decisione. Era improbabile. Avrebbe ribattuto e mi avrebbe messo in discussione mossa da una grande sfiducia nei confronti delle mie fonti.

Mi rimase, quindi, solo da chiedermi se dopo la sua contro-argomentazione avrei avuto voglia di continuare il dibattito difendendo la mia idea originale. La risposta che mi diedi era inequivocabile: no, non ne avevo intenzione. Sospirai mentre riflettevo su come l’ultima cosa che avrei mai voluto fare quella sera era discutere con mia madre sui pomodori, per poi dovermi sentire pregato di rimanere a parlare di altro per ancora più tempo e per cosa? Per sentirmi dire che dovevo muovermi a scegliere l’universitĆ ? No, non ne avevo decisamente nessuna intenzione.

Dunque, mi fu chiaro cosa dovevo fare: macchiarmi, purtroppo, di un atto ignobile contro i pomodori per motivi egoistici; venderli alle grinfie gelide del frigo per evitare un battibecco con mia madre, che, in realtĆ , non ero neanche sicuro che sarebbe avvenuto.

Aprii il frigo e poggiai dentro lo scompartimento delle verdure i pomodori . Richiusi il frigo e sospirai mentre cominciai a sentire il rumore di ciabatte che scendevano le scale.

Continua...

Serie: Ruminazione e rimuginio di un adolescente


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Discussioni

  1. Attendo il secondo episodio per esprimere in commento. Per ora dico soltanto: buoni i pomodori cuore di bue; meglio se di campo, biologici, a chilometro zero e fuori dal frigo.šŸ˜‰