
I pupi
31 ottobre
Gli occhi, già spalancati, guizzarono di angolo in angolo.
Orlando agitò la spada e zac, via un filo, zac, via un altro. In breve si liberò e da pupo siciliano diventò un paladino di Francia. «Cavalieri, a me. C’è da combattere i saraceni».
I pupi di Carluccio avevano assistito al suo gesto prima impressionati, poi ammirati, adesso lo stavano imitando. Liberi dei fili, i pupi si riunirono in un gruppo di cavalieri senza macchia e senza paura.
Orlando si mise alla testa della formazione. Saltarono tutti a terra dal tavolo e corsero verso dove si trovavano i saraceni.
I saraceni pure si erano liberati, quella notte sembrava che tutto fosse possibile.
A Orlando venne da ridere: Quando mai si potrebbe ripetere tutto ciò?
I saraceni saltarono a terra e corsero incontro ai paladini di Francia. Le spade s’incrociarono, gli scudi picchiarono e alcune teste volarono via – teste di legno, com’era ovvio.
Mentre la battaglia infuriava, Orlando recuperò dal cinturone il corno e lo suonò a pieni polmoni – anche se lui non li aveva, era tutto merito della magia.
Avvertiti dal suono tonante del corno, accorsero altri pupi, perlopiù francesi, che si unirono alla lotta senza quartiere, ma anche saraceni che con i loro abiti variopinti e l’equipaggimento leggero furono più rapidi nell’avvicinarsi.
Continuarono a colpirsi finché non udirono una voce che esclamò:
«Che succede, qua? Cos’è questo rumore».
Orlando si girò a guardare e vide che era arrivato il capo della compagnia nonché loro padrone: Carluccio. «Presto, fingiamoci morti» Orlando sibilò. Anche se lui era il comandante dei francesi, non solo i pupi di Francia obbedirono, ma anche i saraceni. Crollarono a terra e, mentre la luce veniva accesa, la stanza si riempì di urla e lamenti:
«Che disastro! Ma chi ha combinato tutto questo casino?».
«Cosa sta succedendo, Carluccio» esclamò una voce femminile.
«Succede che è tutto rovinato. Guarda» si rivolse alla moglie.
Orlando poté vedere che i due esseri umani si stavano mettendo le mani fra i capelli e si lamentavano. Lui aveva lo scudo e l’armatura rovinati, però almeno si era divertito.
Alla faccia degli uomini che li avevano schiavizzati.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror
Devo dire che questi puoi somigliano molto ai loro padroni umani: appena liberi se le danno di senta ragione. Ma il racconto è bello, e ha un suo perché.
Pardon, non “puoi” ma “pupi”, errore di battitura,
Non ti preoccupare 🙂 Grazie dei tuoi commenti!
Una bella favola, con un bel messaggio. Ci starebbe questa, come sigla finale…
https://youtu.be/5etftQxZlSA?si=YODMhxnjJC01TpX-
A, Edoardo Bennato, quello di “Notte prima degli esami”. Scherzo!
Grazie per essere passato 🙂
Divertente..! E perché non farli recitare senza fili, come Pinocchio..? Forse il puparo temeva di perderli per sempre..
Grazie per il tuo intervento!
Da siciliano questa non me la potevo perdere, bella la storia dei pupi siciliani. A proposito, sai che l’espressione “pezzo da novanta” viene da lì? Nella puperia palermitana i pupi sono alti 80cm, tranne Orlando che è 90cm 😉
Grazie per il tuo commento e no, non lo sapevo 🙂