I ricordi

Mi sono accorta che, di te, non ricordo più niente.

Sai quante volte mi sono ritrovata a guardare le tue foto, le nostre foto, sentendo un nodo in gola, un tonfo assordante nel petto, quelli che ti fanno saltare un battito, quelli che tolgono per un’istante il respiro, ma senza ricordarmi nulla di te, di noi?

In questi anni passati lenti ho scritto mille volte di te, ti ho pensato fino a non sopportarti più, ti ho sognato fino ad avere gli incubi. Ma ho sempre cancellato tutto.

Ho cancellato i ricordi che mi facevano un male lancinante e che mi strappavano la forza di affrontare le giornate senza sapere se tu, ogni tanto, mi pensassi.

E ora, non ricordo più niente.

Non ricordo il tuo profumo, non ricordo il tuo sorriso, non ricordo le tue mani, non ricordo la tua voce, non ricordo il tuo respiro.

Non ricordo come fosse baciarti. Era dolce o passionale?

Non ricordo come scopassimo, eppure abbiamo scoperto come farlo insieme. Era bello? Mi piaceva? Mi baciavi? Mi stringevi?

Di noi ricordo solo il peggio.

Ricordo le litigate, i pianti, le colpe e le grida. Ricordo il modo in cui mi facevi sentire imperfetta e piccola e la maschera che mi hai fatto dipingere, il muro che mi hai fatto erigere, quelle cose che mi hanno cambiata, quelle cose che ci sono voluti anni e un angelo per rimuoverle.

Ricordo quella volta che mi hai stretto il polso sulle scale. La mia testa lo sapeva che non volevi farmi male, che non mi avresti mai fatto male: volevi solo che io restassi lì con te, ancora un po’. Ma ti giuro che non ho mai provato così tanta paura in vita mia.

Ricordo nitidamente il male che ho provato nel farti andare via. Non ho mai voluto lasciarti. Ora che conosco l’amore posso dirti che probabilmente, tra me e te, di amore non si è mai parlato. Noi ci odiavamo, ci distruggevamo a vicenda, tiravamo fuori la parte peggiore l’uno dell’altra e ora lo so, perché ho conosciuto la versione migliore di me. Ma cazzo, ha fatto male, da morire.

Quando ti ho lasciato sono sprofondata in un abisso di sensazioni che nemmeno saprei descriverti. Ho cercato te in non so più nemmeno quanti baci, quante scopate senza significato, quante carezze, quante parole. E non ti ho mai trovato.

Quindi ritornavo da te. 

Ma quando ritornavo, ritornava il mostro. Ritornava quell’odioso minuscolo pezzo di anima che non sopportavo. Ritornava la rabbia e con lei ritornava la parte peggiore di me e io, ricominciavo a farti male.

Non ho mai voluto farti male, anzi. Ho sacrificato ogni goccia del mio benessere per vederti brillare, ma tu eri la mia ancora, la stessa che ogni giorno vedevo sul mio polso a chiudere il bracciale che mi hai regalato non so più quanti anni fa e che ancora conservo gelosamente sullo specchio di camera mia, come fosse una reliquia del santo che non sei mai stato. Ed è per questo che sono tornata sempre da te.

L’ultima volta sì che la ricordo. L’ultima volta era quella giusta.

Un compleanno di qualcuno, non ti vedevo da una vita. Avevo un vestito bellissimo, uno di quelli che ancora oggi metto solo nelle occasioni importanti, e le scarpe rosa col tacco che mi facevano un male terribile. Ti ho visto lì, sui divanetti, e non ho capito più un cazzo. Sono andata dalle altre e mi sono messa a piangere. Ho detto loro che avevo sbagliato tutto, che io volevo te e solo te e che era solo per quello che mandavo a puttane ogni cazzo di relazione che mi si presentava davanti. “Ogni volta che lo rivedi è sempre la stessa storia” è stata la loro risposta.

Sono partita in quarta, traballante sulle mie scarpe rosa, e mi sono seduta vicino a te. Ti ho chiesto solo come stessi, come andasse la vita (senza di me).

Quella notte ricordo di non aver dormito un cazzo. Ho passato ore e ore a riscrivere quel messaggio che ti ho mandato, di cui non ricordo nemmeno una parola. So solo che mi sono pentita di averlo inviato.

Sai, ci sono delle teorie di psicologi e cazzi vari che sostengono che ci sono delle frasi, dei momenti, delle persone che ci segnano, che ci cambiano la vita.

Io ricordo il momento in cui la mia vita è cambiata, il momento in cui il mio cuore si è rotto.

Ero in piedi dietro al divano, la luce era accesa, mamma stava stirando. Il cellulare ha vibrato ed era un tuo messaggio “Eli mi dispiace, questa volta io il treno non lo prendo”. Crack. Da quel giorno, ho sempre il silenzioso.

Ho riscritto a quello con cui uscivo in quel periodo, l’ho rivisto, ci ho scopato e ci ho chiuso.

Non ho più toccato nessuno per un anno e lo sai perché? Perché ti ho aspettato.

Anche se stavi con un’altra, ti ho aspettato. Anche se mi veniva la nausea ogni volta che ti vedevo con lei, ti ho aspettato cazzo. Ti ho aspettato per ogni cazzo di secondo di quel maledetto anno.

E poi mi sono ripresa. Piano piano. Un passetto per volta. Solo per poi rifare un’altra cazzata.

Capodanno, due anni più tardi. Chi cazzo me lo ha fatto fare.

Nella vita ti auguro di dover passare quattro giorni con quello che ritieni l’amore della tua vita e la sua fidanzata. Nella vita di auguro di piangere in un letto per una notte intera perché sai che nella stanza accanto una sconosciuta sta toccando quello che è sempre stato tuo, quello che tu hai toccato per la prima volta, quello che tu hai sentito dentro te in maniera incondizionata. Ho sprofondato le unghie così a fondo nella carne, da farci uscire sangue.

Ti ricordi la sera in cui sono stata chiusa in bagno con per due ore? Si quella sera in cui eravate tutti convinti che stessi sboccando perché avevo bevuto troppo: ho vomitato per l’alcol una sola volta, e tu c’eri. Oltretutto non ho vomitato perché avevo bevuto troppo, ma ho vomitato perché ero così agitata all’idea di vederti che sono morta dentro.

Ma torniamo a quella sera a Firenze. Quella sera non ho vomitato. Ho pianto, in bagno, con una delle persone con cui sono andata meno d’accordo nella mia vita, perché tu eri lì.

Avevate giocato a un gioco del cazzo tipo “non ho mai” e all’affermazione “Non ho mai fatto sesso in macchina alla zona industriale” tu hai bevuto, felice e fiero. Con me in macchina non ci avevi mai scopato. Quella sera ti sei portato via un alto pezzo di me.

Mi hai immaginato a con un altro? Perché io l’ho fatto. L’ho fatto per provare a sentire qualcosa, per provare a ricordarmi di te. E lo sai cosa ho ottenuto? Notti insonni, sangue sulle mani, cuori a pezzi.

Io Matte di noi ricordo solo il male. Eppure ti penso.

Penso a come sarebbe stata se ci fossimo incontrati qualche anno più tardi. Saresti stato l’amore della mia vita? Saresti stato il padre dei miei figli?

Penso a come sarebbe stato se tu e lei vi fosse lasciati qualche mese prima, prima che io incontrassi il mio angelo. Ci saremmo rivisti? Sarebbe tornato tutto come prima? Mi sarei ricordata di noi?

Ma il destino, la sorte, il burattinaio, chiamalo come vuoi, sembra che ci remi contro. Forse semplicemente io non sono fatta per te e tu non sei fatto per me. Sicuramente è così.

Quindi continuerò a guardare le nostre foto che da dieci anni stanno sul mio cellulare.

Ma ti prego, esci dalla mia testa e ridammi i miei ricordi.

Prenditi tutto, ogni centimetro, non voglio più nulla, ma ti prego vai via perché sta diventando tutto insopportabile e sto riiniziando ad odiarti, sto riiniziando a fare spazio a quel minuscolo centimetro di anima che ancora ti appartiene, ma che non appartiene più a me.

Vorrei ricordami le cose belle, vorrei avere qualcosa di dolce da raccontare quando parlo di te, il mio primo amore.

Però, io, non ricordo più niente.

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Discussioni

  1. Mi ha davvero coinvolto questa storia di sentimenti contrastanti, di percorsi divergenti, di destini lontani. Sotto il profilo tecnico, mi piacciono le storie che in poche pagine riescono a condensare descrivere aneddoti che si sviluppano su un arco temporale ampio. Ho visto che non hai più pubblicato altri racconti, questo è l’unico. Peccato!

  2. l’ho letto con grande piacere, hai uno stile narrativo attraente e appassionato che risulta appassionante per il lettore. Non so se ciò che racconti sia un fatto reale o meno, e non importa. Parli dell’amore fra due persone come di qualcosa che può infliggere grandi sofferenze, e questo è un topos della letteratura, ma raggiungi un grado notevole di autenticità e imprimi alla vicenda una carattere originale, creando un personaggio a tutto tondo.

  3. ‘Ritornava la rabbia e con lei ritornava la parte peggiore di me e io, ricominciavo a farti male’. La ‘colpa’ è mia? Non lo so. Però è veramente così che ci si sente. Questo pensiero è il più coraggioso fra i mille pensieri coraggiosi del tuo testo

  4. Ho letto questo testo con un nodo nella gola che stringeva forte e che mi ha tenuta dalla prima parola all’ultima. Uno sfogo libero che non aiuta fino in fondo, che non risolve. Perché è chiaro che una morsa così radicata non ci molla e il tempo non aiuta. Siamo scrittori e quando partiamo da noi risultiamo vincenti. Vincenti dal punto di vista del testo perché le nostre parole sono così vere da non lasciare indifferente chi legge. Vincenti nei confronti di noi stessi per i quali abbiamo saputo portare il giusto rispetto, quello della sincerità. Da donna a donna, non si possono dare consigli perché è esattamente come tu lo hai saputo dire. Questo ‘amore’ che ci svuota dentro. Questo bisogno di appartenere a qualcuno. Non esiste un giudizio perché chi ci è passata o ci è ancora dentro lo sa. Solo lei lo sa e ci vuole rispetto. Io non posso fare altro che dirti che hai fatto un ottimo lavoro e che hai un grande coraggio. Tutto qui. Poi, siccome scrittori siamo, mi permetto anche un piccolo giudizio tecnico. La prima parte fila liscia, coerente e stilisticamente corretta. La seconda parte inciampa un po’. Ci sono alcune cose da sistemare e appare più frettolosa. Io mi sono fatta la mia idea, quasi forse un voler per forza concludere, soddisfare il lettore. Credo che non ce ne sia bisogno e credo molto nei finali lasciati aperti, soprattutto quando in mezzo ci siamo noi. Detto questo, complimenti per la tua prima pubblicazione sulla piattaforma e benvenuta. Regalarci altro

  5. una testimonianza che pare realmente autobiografica. Ma questo, alla fine, importa poco. Quello che conta è la vivacità e l’intensità con cui hai raccontato questa storia che, sì, non c’è dubbio, fa male. Soprattutto perché non è l’amore ad essere finito, ma la possibilità di viverlo. A questo, immagino, corrisponde l’oblio.

  6. Ciao Elisa, del tuo racconto mi è piaciuto soprattutto il modo in cui hai espresso i tuoi sentimenti, in maniera consapevole, comunicandoli senza scivolare nello sdolcinato o nel melodrammatico (e anche se lo avessi fatto non ci sarebbe stato niente di male, capiamoci, solo non sarebbe stato nelle mie corde) come spesso può accadere, ma centrando appieno l’obiettivo. Spero di leggere altro di tuo.

  7. Diretto, sincero e disarmante. Mi è piaciuto tantissimo. Di solito si tende a dissimulare, (almeno, io lo faccio…), tu invece hai preso il tuo dolore e ce lo hai mostrato per quello che è, e hai fatto centro. Se posso permettermi un appunto personale: lui è un causa persa, tu scrivi bene. Concentrati sulla seconda.

    1. Ciao! Grazie per il tuo commento, sono contenta che ti sia piaciuto!
      è bello sapere di essere riuscita a trasmettere ciò che provavo!
      Un abbraccio.

  8. Ciao dolcissima Elisa. Benvenuta. Il tuo racconto dice molto e lo dice bene, brava! Sono vecchio e, secondo me, hai usato troppo la parola “cazzo” ma non ti preoccupare, ho due figlie giovani e, per quanto le richiami, continuano imperterrite ad usarla, come fosse un amuleto o qualcosa da evocare o esorcizzare, ne deduco quindi che sono io alieno al vostro gergo. Vorrei dirti che capisco la necessità di liberarsi degli amori tossici, quelli che alterano la nostra vita, e ne comprendo la difficoltà. Sembra quasi che la sofferenza faccia grande un amore ma questa è mitologia. Un amore è grande quando dura nel tempo, quando supera le burrasche, quando si alimenta di dolcezze inattese. Questo vale per tutti. Ti abbraccio e spero di leggerti a breve.

    1. Ciao Giuseppe, grazie! Farò tesoro del consiglio e cercherò di “ripulire” un po’ di più il pensiero in futuro. Grazie per le belle parole spese e per il messaggio che hai mandato. Un abbraccio

  9. Bentrovata. Il racconto di uno sfogo. E arriva tutta l’energia dello “sfogo”. Ma ciò che è peggio è la perdita dei ricordi. Non c’è arma più potente, in mano a chiunque, di quella che porta nebbia sui ricordi. Quelli brutti (per evitare di rifare gli stessi errori) e quelli belli (per rincuorarsi che non è sempre tutto sbagliato).

  10. Cara Elisa, benvenuta qui. Hai scelto una bella comunità, ti auguro delle conversazioni e degli scambi belli e stimolanti. Questo tuo primo racconto mi è piaciuto. E’ uno sfogo forte e sincero, ma non è solo quello. C’è dentro tanta introspezione ed energia, e comunica un profondo senso di rabbia, turbamento e tanta incertezza, almeno a me. Penso che la cosa peggiore per chi scrive sia avere delle lettrici e dei lettori che alla fine della lettura non hanno provato nulla: nessun turbamento, nessuna emozione; non è stato il caso per me leggendo il tuo racconto. E quindi, brava, continua a scrivere e a pubblicare.
    E grazie per aver deciso di seguirmi; lo farò anch’io, sono curiosa di leggere i tuoi prossimi racconti.

    1. Ciao Nyam
      Grazie mille per la tua opinione!
      Mi ha fatto piacere leggere il tuo commento e sono contenta che il mio racconto ti sia piaciuto.
      Una abbraccio