“I rotoli fratelli”

Serie: Dipendenze e follie


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il dottor Riva ha affrontato in un qualche modo la dipendenza nei confronti del colore verde da parte del suo paziente più difficile, ovvero il muratore di Fano Ettore Cesi.

Un’occhiata veloce all’agenda e una all’orologio a muro dell’Ikea. Le cinque in punto e adesso c’era lui. Il dottor Riva si aggiustò gli occhiali, si sistemò meglio sulla poltrona. Mise un fascicolo in un cassetto della scrivania e attese. Trascorsi pochi attimi una mano bussò alla porta dello studio. Puntualissimo, pensò Riva, come sempre.

«Avanti Ettore, entra pure.»

«Salve dottore, come va?»

«Non c’è male, grazie.»

Il muratore di Fano si sedette di fronte a lui, le mani congiunte e la consueta espressione indecifrabile. Questa volta, però, mancava il solito tanfo di nicotina.

«Allora Ettore» Riva scrisse un appunto su un foglietto poi scrocchiò le dita, «dove eravamo rimasti?»

«Dopo la pianta?»

«Dopo l’albero, mi pare» Riva guardò il suo Smarthphone vicino al Pc. «Sì, l’albero… che fine ha fatto l’albero? Non volevi diventare un albero? Me lo hai detto nella nostra ultima seduta, se ricordo bene.»

«Ci ho ripensato» Ettore sollevò la mascherina azzurra per coprirsi meglio il naso a patata.

«Come mai?»

«Troppo impegnativo, troppo difficile… e poi come albero non sarei stato credibile, non crede?»

Riva stava per rispondergli che anche come pianta non era stato molto credibile ma lasciò perdere. Notò invece che non indossava più abiti verdi ma grigi. Dalle scarpe fino al maglione a collo alto, mascherina azzurra esclusa, era tutto completamente grigio. Un brivido a quel punto gli attraversò la schiena e guardò fuori dalla finestra. Il cielo era plumbeo e pioveva. Il cielo indossava gli stessi colori di Ettore o forse era vero il contrario.

«Comunque ti trovo bene Ettore, ti vedo in forma.»

«Ho smesso di fumare» il muratore alzò la voce, quasi a rimarcare l’importanza di quel risultato, «alla fine ci sono riuscito.»

«Bene, anzi benissimo… magari avessi la tua stessa forza di volontà coi miei dannati sigari» Riva si tolse gli occhiali, gli mostrò il pollice in su in segno di approvazione. I suoi occhi azzurri, però, non riuscivano a staccarsi dal grigio che il muratore aveva addosso.

«È da maggio che non ci vediamo» riattaccò Riva schiarendosi la voce, «e vedo che hai abbandonato il verde.»

Cenno di assenso di Ettore che tuttavia rimase in silenzio. Fuori la pioggia si ostinava a cadere in maniera così intensa che la finestra sembrava bombardata da continue secchiate d’acqua. Senigallia era bagnata come un pulcino, metteva tristezza. Riva si alzò per accendere la luce quindi tornò dietro la scrivania in noce. L’autunno non gli piaceva perché il giorno si spegneva troppo in fretta, soprattutto in giornate come quella.

Lo Smarthphone prese a frignare ma Riva lo ignorò e lo spense. Il grigio… doveva prima intuire la ragione di quel nuovo colore, doveva ancora una volta tentare di decifrare i meandri labirintici della mente del suo paziente.

«Dunque?» gli chiese poco dopo, «perché quel colore?»

«Mi sono trasformato» fu la risposta secca di Ettore.

Ed eccoci di nuovo qui, pensò Riva rimettendosi gli occhiali, eccoci al punto di partenza. Nuova partita, stesso gioco. Fece di tutto per restare impassibile, per nascondere il disappunto che si stava insinuando dentro di lui.

«In cosa ti sei trasformato?»

«In un masso.»

«In un masso» ripeté Riva in tono serio, come se quella fosse la cosa più naturale del mondo.

«E mi sono divertito un mondo» Ettore prese a sfregarsi le mani, convinto di aver rivelato chissà quale segreto.

«E… tua moglie? Che ha detto del sasso?» gli domandò Riva.

«Masso, per carità, masso.»

Sguardo perplesso di Riva e conseguente puntualizzazione di Ettore: «Date le mie dimensioni… mi segue dottore, vero? Date le mie dimensioni mi è sembrato più opportuno diventare un bel masso duro e compatto di roccia grigia».

«Certo, certo, capisco» gli confermò Riva che in realtà non capiva nulla di quella storia assurda tanto quanto le precedenti, ma non sapeva che altro rispondere.

«Mia moglie non ha protestato, ha detto che per lei pianta, albero o masso era lo stesso» gli spiegò Ettore.

«Una santa donna, direi.»

«Ma non è questo il motivo per cui sono qui oggi.»

«Ah no?»

«No, no, il grigio non c’entra niente.»

«Il grigio non c’entra niente» ripeté ancora una volta Riva. C’era qualcosa nella mente contorta di Ettore che tuttavia lo affascinava. Doveva ammetterlo, doveva riconoscerlo. Erano talmente illogiche le strade su cui quella mente si inerpicava da renderle perfino suggestive o quanto meno degne di nota. E pazienza se lui brancolava nel buio, in fondo succedeva anche ai migliori.

«Il grigio sta per essere eliminato, dottore, ormai ha i giorni contati» proseguì Ettore, grattandosi un orecchio.

«Perché?»

«Perché ho bisogno di nuovi stimoli, di nuovi cambiamenti.»

«Da cosa lo hai capito?»

«Beh, ecco io…» di colpo Ettore sembrava un po’ imbarazzato.

«Che c’è?»

«È una questione delicata.»

«Avanti, sono il tuo analista» adesso Riva era quasi curioso anche se una parte di lui sentiva già puzza di bruciato.

«Ho fatto un sogno» ammise candidamente Ettore.

«E?»

«Un sogno particolare.»

«Un incubo?»

Ettore guardò il soffitto bianco dove zampettava un ragno e passò a grattarsi l’altro orecchio. «No, non lo definirei un incubo» aggiunse pensieroso, dopo qualche secondo.

«Di cosa parla?»

«C’è un ladro… occhi chiari, faccia simpatica, barba e berretto nero in testa davanti a molti rotoli di carta igienica…»

D’un tratto si sentì bussare alla porta. Era Pamela, la segretaria, che lo informava che l’appuntamento successivo era saltato, il signor Tasi aveva avuto un improvviso mal di denti.

«D’accordo Pamela grazie, non c’è problema» Riva la congedò velocemente e tornò subito su Ettore. Ora aveva tutto il tempo per cercare di sondare in maniera più analitica il sogno balzano del suo paziente.

«Che cosa succede dopo?» gli chiese, mentre Ettore si era abbassato la mascherina per soffiarsi il naso.

«Il ladro inizia a rubare i rotoli. Li prende uno alla volta, lentamente. E sorride. Sorride sempre. Non smette di sorridere finché non li ha arraffati tutti.»

«E dove li mette?»

Ettore passò a grattarsi la testa: «In effetti non lo so, nel sogno non si vede».

«Dove si trova questo ladro?»

«Nel bagno di casa mia, di questo sono sicuro.»

«Lo riconosci?»

«Cosa?»

«Il bagno.»

«No, in realtà non si vede nulla però mi fido del mio intuito.»

Riva sospirò, era pronto a scommettere che anche sull’intuito di Ettore ci sarebbe stato molto da discutere ma passò oltre.

«Scopo del furto?» gli domandò, offrendogli la ciotola arancione delle caramelle.

Ettore si strinse nelle spalle e allargò le braccia. Rifiutò le caramelle perché era a dieta.

Riva si abbandonò sulla poltrona, le mani a toccare i braccioli in pelle e il cervello in azione. In effetti le strade su cui si inerpicava la mente di Ettore gli sembravano sempre più ripide, inospitali sentieri di montagna pieni di buche e di ortiche che portavano in cima a un vulcano. Stava forse peggiorando? La domanda prese a martellargli in testa come un disco rotto.

«Ma non è questo il punto dottore» riattaccò Ettore. «Il punto è che questo sogno è un chiaro messaggio.»

«In che senso?»

«È il segno di un cambiamento imminente, di una svolta.»

«Non vorrai mica…»

«Invece sì. L’ora di una nuova metamorfosi è giunta» Ettore si era alzato in piedi e aveva assunto un’espressione seria.

«Ma… ma… come pensi di fare questa volta?» lo interrogò Riva, allibito.

«Forse dovrò umiliarmi… forse dovrò svolgere il mio compito ripugnante… necessario ma ripugnante… ancora non lo so sinceramente.»

«Pensaci bene Ettore, pensa a cosa dirà tua moglie, pensa alle conseguenze» Riva agitava le mani quasi a scacciare quell’ennesima, insensata possibilità.

«Sono pronto a qualsiasi evenienza» Ettore si rimise seduto, si batté una mano sul petto, gli occhi neri ridotti a due fessure.

«A qualsiasi evenienza…» ennesima ripetizione di Riva che davvero faticava a credere alle sue orecchie.

«Io sarò un rotolo. Un rotolo di carta igienica. E da giovedì me ne starò in bagno ma con gli occhi bene aperti.»

«Perché? Che senso ha? Cosa significa tutto questo?» Riva adesso non riusciva più a trattenersi, era più forte di lui e al diavolo la deontologia professionale. Le strade inerpicate lo avevano portato in cima al vulcano ed Ettore stava per buttarsi dentro il cratere. O forse c’era già caduto dentro. Probabilmente non restava che il TSO perché doveva ammetterlo, Ettore si era molto aggravato e la tattica di assecondare le sue manie perché innocue non aveva portato a niente. «Uno psichiatra? Una capatina in ospedale? Se vuoi posso contattare il dottor Rossetti, posso fare un paio di telefonate, ripensaci Ettore, ti prego.»

«Io ho una missione, dottore, come può non capirlo?»

«Una missione?»

«Non pulirò solo il deretano di mia moglie o quello dei miei figli, può starne certo.»

«Di che parli?»

«Diventerò un rotolo combattente.»

«E quale diavolo sarebbe il motivo?»

«Difenderli dal ladro simpatico. Non li ruberà perché ci sarò io a proteggerli.»

«Chi difenderai? Chi?»

«I rotoli» Ettore gli esibì il segno della vittoria, si batté di nuovo il petto, «i miei rotoli, dottore, i miei rotoli fratelli!»

https://youtu.be/Xh4scme3Bsw

Serie: Dipendenze e follie


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Discussioni

  1. ciao Simone, grazie per aver partecipat oal LAB con la tua divertentissima Serie. Uno spasso, mi sono immedesimato nel Dottor Riva, nel tentativo di salvare un po’ della lucidità del simpaticissimo muratore di Fano.
    Dialoghi esilaranti.
    Alla prossima

  2. Ciao Simone, il tuo Ettore sta dando parecchi grattacapi al povero Dottor Riva. Paradossale al punto giusto, il racconto riesce a strappare più di una risata: l’ ho divorato tutto di un fiato. Mi piace il taglio che hai saputo dare al narrato, regalandoci delle scene precise da gustare in ogni particolare. Una fra tutte quelle delle caramelle, Ettore le ha rifiutate ma io le avrei assaggiate volentieri (anche se, come lui, sono a dieta). Sono felice che tu abbia deciso di costruire una serie su questi due personaggi

    1. Sono molto contento che ti sia piaciuto. Come riesco penso di aggiungere un nuovo e surreale episodio.