I SOLI DELLA SOLITUDINE

Serie: Semplicemente Paladino


Paladino fu costretto a convivere con i Tank. Poteva odiarli, perché avevano fatto in modo che fosse costretto a rimanere su Atom Dum. Avrebbe anche potuto ucciderli. Ma a cosa sarebbe servito? Doveva per forza aiutarli, anche se non gli destavano simpatia.

Era un popolo di derelitti, concluse cinico.

Ma con un tuffo al cuore si ricordò che pure la popolazione terrestre era sul punto di fare la fine dei Tank.

Paladino comprese le differenze fra stati-pianeta e pianeti con popolazioni ridotte a farsi la guerra fra loro.

I primi erano forti. Si potevano imporre. I secondi erano miseri. Erano destinati alla distruzione.

Come Atom Dum, la Terra.

Paladino cercò di consolarsi: conoscere il popolo dei Tank, sarebbe servito ad avere una lezione su cosa succedeva nell’universo. Magari, tornato sulla Terra, avrebbe potuto insegnare ai suoi conterranei a che rischio andavano incontro. Ma prima bisognava spiegargli che c’era vita, nell’universo, oltre alla razza umana.

Sempre che poi fosse riuscito a tornare sulla Terra.

Un problema per volta, pensava Paladino. Inutile crucciarsi.

Paladino dunque si adattò a vivere su Atom Dum. Prima di tutto, si accorse, le giornate duravano trenta ore, le notti tre. Merito del suo orologio digitale che, nonostante fosse su un altro pianeta, funzionava ancora. Comunque di giorno i Tank uscivano poco. Di notte, invece, non dormivano. Uscivano dalle loro palafitte e cacciavano le anguille del fango. Vickers spiegò che era un modo per sfogarsi.

A sentire così, c’era da giudicarli un popolo di stupidi. Invece no. Avevano preso in prestito lo skateboard, i guanti Lapolaki, i guanti riduttori conquistati a Terrorista e l’M1928A. Gli ingegneri Tank furono contenti dei due ultimi oggetti. Credevano che avrebbero ottenuto, per il loro lavoro, solo skateboard e guanti per sfere d’energia. Il fatto che avessero potuto lavorare pure su delle armi Darganiane gli diede una scossa di gioia.

Mentre Paladino stava con i Tank, che scoprì divisi in tribù, e si gustava le zuppe che sapevano di pesce, l’unica cosa a lui commestibile, gli ingegneri Tank cercavano di fare copie dell’equipaggiamento di Paladino. Ogni tanto gli chiedevano delucidazioni ma non sempre li sapeva soddisfare.

Ah, ci voleva Supereva. Ma Paladino cercava di non pensarci. Lei era morta, non combatteva più. Lui era su Atom Dum e doveva combattere per vivere.

A un tratto gli ingegneri gli chiesero la sua armatura. Paladino gliela concesse e per alcuni giorni di Atom Dum rimase senza il suo equipaggiamento che gli dava tanta sicurezza.

Solo che, presto, Luca si sentì frustrato. Quanto tempo ci mettevano a lavorare? Va bene che era stato costretto a venire su Atom Dum, ma non poteva rimanere lì per sempre. Senza il suo equipaggiamento, per altro.

Era questo che lo infastidiva: essere in mezzo a degli alieni senza essere Paladino. Certo, erano pacifici. Ma se poi, all’improvviso, fossero spuntati i Darganiani?

Vickers diceva di no, ma Luca era scettico.

Ad aumentare il nervosismo di Luca erano le giornate troppo lunghe e le notti troppo corte. Pure la nostalgia della Terra, lo assalì a un certo punto. Finora non aveva mai fatto viaggi tanto lunghi, che l’avevano forzato a stare lontano da casa.

Infine, senza che i Darganiani assalissero Atom Dum, tornarono gli ingegneri e restituirono a Luca la sua attrezzatura.

Luca tornò Paladino e poi, stupito, vide tanti Tank travestiti da Paladino.

Vickers ne fu fiero. Diceva che secoli prima i Tank erano ottimi tecnologi – cosa fossero esattamente, Paladino non lo intuì – e che finalmente avevano rispolverato le loro conoscenze. Per quello.

Pure gli ingegneri erano fieri. Battezzarono quel gruppo di Tank emuli di Paladino PTU, che stava per Paladino Tank Unità. Non che fosse molto corretto in italiano, ma Paladino glissò.

«A questo punto cosa volete da me? Avete avuto il mio equipaggiamento. Posso andarmene, no?» fece Paladino.

Vickers fu imbarazzato. «Ehm, no, in verità. Non ricordi? Non puoi tornare sulla Terra. Solo se vinciamo i Darganiani, allora, ci sarà una possibilità perché ciò avvenga».

«Oh, già» rammentò brusco Paladino. Il suo forzato aiuto. «Quindi?».

Parlò uno degli ingegneri, colui che sembrava il capo da come si comportava, anche se a Paladino sembrò più un soldato che uno scienziato: «Ci piacerebbe che tu prenda il comando del PTU e condurla in battaglia contro i Darganiani». Aveva parlato in maniera burbera, nonostante le sue parole in apparenza gentili, che potevano lasciare uno spazio di scelta a Paladino.

Ma non aveva scelta. «Vi piacerebbe, eh? Va bene. Ditemi pure cosa devo fare, e cercherò di aiutarvi».

I Tank gioirono. Alcuni suoi emuli lo trattarono come un capo. Fu allora che Paladino si sentì a disagio: lui, in tutta la sua vita, aveva comandato… anzi, capitanato una squadra di calcio. Da cinque giocatori, neppure da undici. E quando era Luca. Come Paladino non aveva mai comandato qualcosa. Quando combatteva con Supereva, lei dava gli ordini. A volte invece si scambiavano consigli e ognuno conduceva un combattimento isolato. Adesso Paladino aveva un centinaio di nanetti che lo guardavano come se fosse Napoleone. E non amava neanche la strategia militare!

Mentre il capo degli ingegneri spiegava a Paladino cosa fare, questi fu tentato dal dire con chiarezza che lui non centrava nulla, con la loro faccenda. Che sarebbe stato meglio si rivolgessero a dei mercenari galattici, se esistevano e se erano in grado di pagarli. Ma tacque. Se avesse parlato, sulla Terra non sarebbe più tornato. Sarebbe rimasto su quel pianeta agonizzante. Sempre che prima i Tank non lo linciassero, magari gettandolo alle anguille del fango.

Paladino si comportò come se fosse veramente un comandante. Con le apparenze di un comandante.

«Allora, hai capito?» gli chiese l’ingegnere.

«Ehm, no… Ripeti, per favore. Sai, devo… ehm, metabolizzare le direttive». Arrossì. Parlava così un comandante.

L’ingegnere annuì e rispiegò tutto da capo. Le direttive erano facili da capire, ma difficili da attuare: il PTU doveva salire di quota, raggiungere la stazione orbitale dei Darganiani e attaccarla. Ci sarebbero stati molti morti, sottolineò l’ingegnere. Ma Paladino non avrebbe dovuto temere: i Tank l’avrebbero protetto ed erano tutti decisi a sconfiggere i Darganiani. Anche a costo della loro vita.

«Va bene» annuì Paladino. «Prendo possesso del PTU» parlò con decisione.

I Tank del PTU e quelli spettatori esultarono. Un’ovazione degna di Giulio Cesare.

Paladino decollò poco dopo, mentre i Tank della tribù di Vickers pregavano perché l’azione andasse a buon fine. L’idea era che il PTU sconfiggesse i Darganiani per far capire non solo a loro, ma pure agli altri popoli in guerra, che i Tank avevano deciso di ribellarsi al destino deciso da una popolazione straniera.

Paladino era alla guida del PTU e per un momento credette che li avrebbe veramente potuti aiutare.

Ma non appena vide i razzi Darganiani, capì che non sarebbe stato così.

I Darganiani parvero per un momento stupiti alla vista del PTU.

Paladino ne approfittò e ordinò di tirare le sfere d’energia. Fu come un sussulto d’orgoglio, il suo.

Centinaia di sfere furono create e alcune lanciate, le più caddero verso Atom Dum con i Tank che le avevano create.

L’addestramento! Accidenti, non ci aveva pensato… I Tank del PTU si erano addestrati? A quanto pareva no.

«Che facciamo?» chiesero i Tank, smarriti.

Paladino non rispose: lanciò una sfera d’energia e questa cozzò contro un razzo Darganiano.

Ci fu un’esplosione.

Ma dietro ce n’erano molti altri.

I razzi emisero dei raggi bluastri che incenerirono i Tank.

«Che facciamo?» domandarono quelli, ancora più smarriti.

I Darganiani mettevano in mostra tutta la loro cattiveria, i Tank la loro inadeguatezza a quel tipo di combattimento. Come poteva, Paladino da solo, sostenere una battaglia contro quella flotta di razzi? Non ce l’avrebbe mai fatta. Consigliò: «Tornate su Atom Dum!».

«Ma…» provarono a opporsi quelli.

«Tornate su Atom Dum, vi dico!» sbottò Paladino. Poi scappò. Aveva fatto il minimo. Ora ognuno doveva arrangiarsi per sé.

I Tank del PTU si ritirarono. Molti furono inceneriti dai razzi Darganiani.

Con cinismo Paladino si rese conto che la massa del PTU gli copriva la ritirata.

I Tank tornarono sul loro pianeta. Quei pochi sopravvissuti sputarono su Paladino. E lui rimase nello spazio da solo, a contemplare i soli di Atom Dum, in completa solitudine.

Serie: Semplicemente Paladino


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Sci-Fi

Discussioni