II

È qui, in mezzo al tumulto dei rombi che solcano le strade, del mare che sciacqua rive e pensieri e d’uccelli il canto l’aria è piena, che ho cominciato il viaggio.

Di lontano, mi son tuffato nella confusione del parlare a vuoto fra la gente nelle piazze, sul lungomare baciato di sole e spuma, dove a torcicollo in tutto grado s’è fatto giorno e mi riduco al silenzio del poeta, che accoglie le muse e le carezza colla penna.

T’aspetto mentre che il sole scalda la pentola sul fuoco, mi brucia le mani rampicanti in spire al soffio di un verso inusitato,di speranza figlio e padre io che ho messo al mondo, per l’amor della parola, una domanda di ventura attesa e ritorno, giorno dopo giorno: quando?

Arrivi sovente ch’è già tardi col ghiaccio intorno al cuor per la fatica: ma il sole qui ti chiama per nome. Non lo senti?

Ti bacia il collo a ritmo di quella canzone che abbiamo sentito, che ti piace tanto e che abbiamo suonato tanto tempo fa lungo le strade di un paese che non esiste più.

Ripensavo ai nostri volti rigirati dalle vicende che abbiamo messo in tasca insieme al tempo: le tue e le mie, tutte insieme, che fanno l’amore fino a scomparire, fino a sublimare. Restiamo noi, che ne sentiamo il tuono sopra gli occhi e ci vediamo l’anima spogliata da ogni spavento e inganno.

Mi nutro della speranza che anche oggi le mie preghiere si trasformino in miracolo. Ho sognato di essere una di quelle rondini che volano intorno al nostro palazzo e ho scoperto che per chi ha il cielo come casa tutto il resto batte un numero assai basso, perché in volo s’appara tutto quanto.

Dall’alto ho incrociato gli occhi tuoi: eravamo sul balcone a mangiare il fresco silenzio che precere l’alba.

E sorridevi.

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Discussioni

  1. Il tuo scrivere è simile al comporre musica, metti le parole sul foglio come note sul pentagramma ed ecco che nascono melodie fatte di immagini, di concetti, di emozioni. Ed è un piacere leggerle.

  2. L’esempio di come al narrare non occorra una trama quando c’è qualcosa da raccontare. Qui c’è eccome e ricorda (almeno in me) le cose perdute, quelle profonde, che nonostante il variare del tempo e degli anni, restano se sappiamo coglierle. Non importa se basate sul vissuto reale o nate dalla forza creativa. Dico molto volentieri che questo è uno dei pezzi più “veri” che io abbia letto. Costruito talmente bene che le parole sono in grado di generare musica. Complimenti.