
Il baratro
Serie: Confessioni al telefono.
- Episodio 1: Il coraggio delle scelte primo episodio.
- Episodio 2: Il baratro
- Episodio 3: Disperazione
- Episodio 4: La rinascita
STAGIONE 1
Con Massimo ci licenziammo alla fine di marzo del 1993, senza aver ancora deciso dove aprire la libreria. Attendevamo di sapere la cifra precisa della nostra liquidazione. Insieme avevamo maturato circa 16 milioni delle vecchie lire; non una cifra esorbitante, ma sufficiente per il nostro progetto. Sapevamo che per i primi mesi avremmo guadagnato poco, perché tra affitti, acquisto di libri e mobili, se ne sarebbero andati la maggior parte dei nostri introiti. Eravamo consci dei rischi di una libreria indipendente che propone autori esordienti, e sapevamo che per attirare la clientela avremmo dovuto vendere anche qualche libro di autori famosi e organizzare eventi culturali che coinvolgessero le persone.
Dopo un mese, la nostra scelta ricadde su Rivoli, crocevia tra il capoluogo e la Val Susa. Decisione dettata per limitare i costi dell’affitto rispetto a Torino ma soprattutto perché giocavamo in casa; visto che c’eravamo nati e cresciuti. Scegliemmo un ampio negozio in una zona strategica della città, a metà della via Pioll; l’antica via Maestra che portava al castello. Strada costellata di bar e pasticcerie storiche, negozi d’abbigliamento e ristoranti, posti in una delle zone tra le più frequentate di Rivoli.
Ricordo l’emozione quando facemmo l’inaugurazione a metà giugno, fu un successo inaspettato. Ci avevamo messo tutto noi stessi in questa impresa, e i risultati non tardarono ad arrivare. Avevamo ampliato con il tempo la nostra offerta, e ci ponevamo come punto di riferimento per incontri culturali con vari autori, alcuni dei quali piuttosto conosciuti. Fu anche grazie alla libreria che conobbi mia moglie; Antonella, che sposai tre anni dopo, nel “96”, e nel “99” nacque Giorgia.
La mia vita scorse senza intoppi, Massimo per me era come un fratello, che spesso cenava a casa mia come uno di famiglia e il nostro sodalizio durava ormai da diciotto anni. Tutto sembrava perfetto, ma è proprio nel momento in cui pensi che nulla possa scalfire la tua vita, che s’addensano all’orizzonte nuvole oscure.
A quarantanove anni Massimo non si era ancora sposato, e non aveva nemmeno una compagna; adesso che ci penso, credo di averlo visto con poche donne. Eppure era un uomo di bell’aspetto, la bella copia di Sting dei Police. Avevo notato che ultimamente era diventato freddo nei miei confronti. Credevo fosse stanco, e gli avevo consigliato di prendersi una pausa, di fare un viaggio, che alla libreria ci avrei pensato io. Nei primi quindici anni della nostra attività, avevamo fatto molte rinunce per riscattare i muri del locale e assumere una collaboratrice a tempo pieno, e fra queste, alcune estati in cui avevamo tenuto chiuso solo la settimana di ferragosto. Massimo accettò il mio consiglio e partì per un viaggio in sud America tornando dopo tre settimane. Mi raccontò che durante il viaggio aveva visitato diversi paesi, e conosciuto persone interessanti con le quali era rimasto in contatto. Mi sembrò solo strano che non avesse fatto foto; proprio lui che era appassionato di fotografia. Mi rispose che aveva pensato soprattutto a riposarsi e a divertirsi. Tutto sembrava tornato alla normalità. Ma dopo qualche mese incominciai a notare che Massimo era ritornato freddo. Gli chiesi spiegazioni, e lui mi disse che aveva in mente un nuovo progetto e che me ne avrebbe parlato a cena a casa sua. Lo vidi finalmente sorridere dopo molto tempo, e io accettai il suo invito con piacere.
Uscì prima dicendo che doveva comperare alcune cose per la cena e mi salutò raggiante. Erano le cinque del pomeriggio di un assolato luglio, e non trovai strana quell’uscita anticipata considerando che avrebbe dovuto cucinare. Telefonai subito a mia moglie avvertendola della cosa. M’assentai un attimo lasciando la libreria nelle mani della nostra collaboratrice, per comprare una costosa bottiglia di Müller Thurgau nell’enoteca di fronte. Verso le sette e mezza, tirai giù le saracinesche e salutai la nostra ragazza dandole appuntamento per il giorno dopo. Presi la macchina che era parcheggiata in un cortile interno li vicino dove avevamo affittato due posti auto, e m’avviai verso la casa di Massimo.
Il mio socio abitava in una villa in zona castello, poco distante dal liceo scientifico. L’aveva acquistata a un’ asta a un prezzo pazzesco due anni prima. La casa aveva una vista spettacolare sull’abitato di Rivoli ed era in un luogo un po’ isolato. Fermai l’auto davanti al cancello carraio e diedi due colpi di clacson. Sentii lo scatto della serratura elettrica, e dopo aver atteso l’apertura del cancello, percorsi il vialetto che conduceva alla villa. Scesi dalla macchina con la mia bottiglia di vino, e arrivando al portoncino d’ingresso, lo trovai socchiuso senza che Massimo mi accogliesse alla porta. Quando entrai in casa, la trovai immersa nella semioscurità; chiamai il mio amico il quale mi apparve all’improvviso come uno spettro; gli sorrisi:
“E allora? Quand’è che si mangia? E come mai le imposte così abbassate?”
“ Questa per noi sarà come l’ultima cena” mi rispose allucinato.
“Sei pallido. Che cos’hai, stai male?”
“Sto benissimo, ho solo un problema.”
“I problemi sono fatti per essere risolti, e noi li abbiamo sempre risolti.”
“Sei tu il mio problema.”
“Cosa significa?”
“Significa che io voglio la mia famiglia. Sono più di venti anni che soffro in silenzio. Antonella te l’avevo presentata io, e tu me l’hai portata via. Io ne ero innamorato, e tu ti sei preso tutto quello che sarebbe spettato a me. Ora rivoglio quello che mi hai tolto.”
“Tu sei uscito fuori di testa, che cosa stai dicendo? Io nemmeno immaginavo che fossi interessato a lei, e poi perché tiri fuori sta storia dopo tutti questi anni? Perché non me ne hai mai parlato? Se avessi saputo io…”
“Io cosa? Avresti rinunciato a lei? Tu, con quella faccia da bravo ragazzo che ha sempre attirato le donne con quella vaga somiglianza a quell’attore americano … com’è che si chiama? Ah già, Keanu Reeves. Mi fai schifo. Solo io ti conosco per quello che sei: un egocentrico figlio di puttana che mi ha fottuto ogni ragazza che conoscevo.”
Serie: Confessioni al telefono.
- Episodio 1: Il coraggio delle scelte primo episodio.
- Episodio 2: Il baratro
- Episodio 3: Disperazione
- Episodio 4: La rinascita
Wao, mi accodo ai tanti commenti.. risvolto intrigante e da capogiro, ma fatto davvero molto bene. Un crescendo di suspence che ben accompagna poi all’expolit finale!
Bellissimo ed inaspettato colpo di scena che crea suspense e curiosità nel proseguire la lettura.
In questo secondo episodio si affronta la tematica dell’invidia e pure qui vedo una metafora sulla società consumistica attuale dove determinati meccanismi entrano anche nelle relazioni personali.
Ci risentiamo con piacere (per lo meno io) al prossimo episodio.
Complimenti
Grazie Raffaele. Spero che anche il seguito sia di tuo gradimento.
Cavolo un risvolto davvero interessante, anche la vita quotidiano può essere intrigante.
Ci vediamo al prossimo episodio
Grazie Alessandro, spero possa essere interessante anche il seguito.
A presto.
Ciao Antonino. In effetti in questa serie di racconti ho scritto storie di vite comuni con l’intento di portare il lettore a immedesimarsi con i protagonisti. Storie con aventi anche tragici, in quanto essi fanno parte della nostra realtà e colpire ognuno di noi. Mi fa piacere constatare che tali racconti suscitino il tuo interesse. A breve pubblicherò il seguito che spero non deluda.
Un caro saluto anche a te.
A presto.
Ciao Claudio, ho letto d’un fiato entrambi gli episodi, è sempre difficile realizzare i propri sogni, specie se poi non si ha l’appoggio dei genitori. Ma i due amici hanno lottato, cogliendo i frutti del loro impegno. Purtroppo la vita può riservare spiacevoli sorprese, soprattutto quando subentrano rancori repressi e gelosie riaffiorate. Il tuo realismo legato alle situazioni e alle vicende dei protagonisti è sempre coinvolgente per chi legge perché può ben identificarsi con esse. Sogni realizzati sull’orlo del baratro… sono curioso di scoprire il seguito. Le tue storie di vita vissuta sono sempre interessanti! Un caro saluto, alla prossima!
Ciao Antonino. In effetti in questa serie di racconti ho scritto storie di vite comuni con l’intento di portare il lettore a immedesimarsi con i protagonisti. Storie con aventi anche tragici, in quanto essi fanno parte della nostra realtà e colpire ognuno di noi. Mi fa piacere constatare che tali racconti suscitino il tuo interesse. A breve pubblicherò il seguito che spero non deluda.
Un caro saluto anche a te.
A presto.
Ciao Antonino. In effetti in questa serie di racconti ho scritto storie di vite comuni con l’intento di portare il lettore a immedesimarsi con i protagonisti. Storie con eventi anche tragici, in quanto essi fanno parte della nostra realtà e colpire ognuno di noi. Mi fa piacere constatare che tali racconti suscitino il tuo interesse. A breve pubblicherò il seguito che spero non deluda.
Un caro saluto anche a te.
A presto.
Ciao Micol. Anche in questo racconto miscelo esperienze vissute e la realtà che ci circonda. Una realtà sempre più difficile da vivere., dove le aspirazioni vengono sacrificate,e l’invidia e i rancori deteriorano i rapporti fra le persone. Spero che il seguito sia di tuo gradimento. Un abbraccio.
Ciao Claudio, ho letto ora i primi due episodi. Mi è stato facile immedesimarsi, il mio percorso giovanile è praticamente identico ? Ci vuole davvero coraggio per vivere la propria vita e non quella che altri vorrebbero per te. La sviluppo nel rapporto con Massimo è altrettanto realistico, purtroppo è difficile conoscere l’animo di chi ci è accanto. Attendo di conoscere gli eventi che hanno condotto il tuo protagonista in quell’hotel anni 70.