Il Barone Nero.

Serie: Due pagine su personaggi, luoghi, fatti, storie e situazioni (progettati male e scritti peggio).


Vorrei tanto fare una digressione sull’importanza del sonno per cercare di iniziare questo scritto, cari lettori, ma sono certo che vi annoierei, perché mi sto già annoiando io a scriverlo. So che non sempre quello che piace allo scrittore piace al lettore, ma di solito le parti mal digerite dallo scrittore durante la produzione vengono addirittura abbandonate dal lettore. Quindi, se io, piccolo scrivano, sono qua annoiato mentre mi interrogo su come iniziare un periodo, voi avrete già chiuso la copertina (o il browser) e starete cercando un altro libro. Comunque, ecco la digressione. Vi siete mai svegliati a notte fonda, magari verso le 4, per poi ritrovarvi a fissare la sveglia senza riuscire a dormire? A volte, mi capita. Di rado, ma capita. Bam. A bruciapelo. Guardate che finezza narrativa. Prima vi prendo, e poi butto giù quella piccola frasetta. Spero. Non so se stiate leggendo ancora.

Chiusa parentesi, tutto questo serve a introdurre il turno di guardia sulla “Cerbero”. Dato che l’uomo, COME INTRODOTTO PRIMA, può fare fatica a riaddomentarsi dopo essersi svegliato dal sonno profondo, dedurrete molto facilmente che il turno di guardia più odiato dai militari è proprio quello che spezza la notte a metà, mentre il primo e l’ultimo sono quelli che di solito le sentinelle preferiscono.

Di solito. Sulla Cerbero, il turno di guardia preferito è proprio quello odiato dai militari di ogni epoca. So che mi perdonerete per questa mezza pagina inutile. Capitemi, per favore. Ho passato un’ora inchiodato sul possibile inizio di questo raccontino, e ho deciso di bucare la quarta parete per risolvere l’increscioso empasse. Ma ora, torniamo alla Cerbero. Più precisamente, a un allievo di 22 anni, imbarcato sull’aereonave in addestramento.

“Allievo Dini!”.

“Eccellenza…!”

“Prego, entri, entri…lei è in crociera di addestramento con…Lodi, mi pare, e quel Rizzato…e tutti gli altri, giusto?”.

L’allievo ufficiale Dini annuì. Era teso, tesissimo: tutti i compagni lo avevano messo in guardia riguardo al fatto che il Barone Nero, il nomignolo del comandante della Cerbero, andava a letto tardi, e vigilava personalmente sulla nave insieme alle sentinelle del primo turno. Ma era anche eccitato: dentro di sé, sentiva che anni e anni di fatiche stavano per portarlo a una rivelazione, a una manifestazione del proprio destino. Finalmente! Era lì, dal Barone Nero! Il vincitore di Monte Cobian, ribattezzato Monte Ferro! Il comandante da Linapo, nato tra i gas sulfurei del vulcano! Era lì, in plancia, e gli stava dando la buonasera! Mai, mai, Dini si era sentito più elevato, più vicino spiritualmente all’Onnipotente. La propria carriera sarebbe cambiata radicalmente, e in meglio; e ormai, la sua mente era stata avvinta da miraggi. Sarebbe entrato tra i favoriti del Barone! Dini già quasi immaginava, se non pregustava, la nomina a guardiamarina prima, poi a capitano di corvetta, poi a capitano di vascello, e infine, ammiraglio. Proiettava sé stesso su ponti di comando o su plance di nitide sagome a forma di sigaro, che davano battaglia a figure simili, ben corazzate, tra le grigie nuvole.

Vedeva, di fronte a sé, una battaglia immaginaria, in cui le sue forze, schiacciate dalla forza immane di un nemico preponderante per numero, riuscivano a spezzare un ipotetico accerchiamento grazie a una brillante, anzi geniale! trovata tattica, e a puntare dritti sull’ammiraglia nemica. E poi lì, oh, lì si sarebbe compiuto il suo trionfo. Dini si immaginava, baldanzoso, forte, ed eroico, a balzare sul ponte di coperta dell’enorme, scura, corazzata nemica, guidando i propri gruppi di abbordaggio.

Il giovane uomo, il cui stato d’animo era quello appena descritto, quasi balzò dentro la plancia all’invito di Pietro Vrangeli, che stava studiando l’espressione vagamente beata e totalmente inappropriata del suo sottoposto.

Ma il Barone Nero non si era trovato affibbiato quel titolo mica per nulla, per diamine! Conscio del suo grado, Vrangeli era più che pronto a rimbrottare i sottoposti e a rimettere in riga gli sbarbatelli. Il commodoro tossicchiò appena, scoccando un’occhiata in tralice al povero allievo e riportandolo bruscamente sulla plancia della Cerbero; mancava qualcosa nella postura di Dini, qualcosa di fondamentale.

Dini si imporporò per un secondo, irrigidendosi prima, mettendosi sull’attenti poi. Vrangeli sembrò soddisfatto, sorridendo: e questa era cosa molto rara, che il commodoro cercava di evitare il più possibile, sia per inclinazione che per vanto; il povero Pietro era infatti nato con due labbra molto sottili e pallide, simili a vermi, che trasformavano anche il migliore dei sorrisi del disgraziato in una pallida voglia di espressione di autentica felicità. Lungi da me schernire il Barone Nero, che purtroppo veniva già schernito abbastanza dai sottoposti e dagli equipaggi per la sua boccuccia (almeno quando il Barone non era a tiro d’orecchio); e il Barone era al corrente di queste chiacchere, così come era al corrente di altre chiacchere riguardanti la sua vita privata e il suo matrimonio.

Ma, che poteva farci? Vrangeli non aveva ancora trovato un guardia marina, un nostromo, o un tenente così avventato da rischiare una punizione (che definire esemplare sarebbe un eufemismo) pur di sputargli in faccia quelle parole di cui tutti erano al corrente, ma che nessuno avrebbe mai davvero avuto il coraggio di pronunciare di fronte al Barone. Si limitava quindi a svolgere il proprio compito, cercando di non dar troppo conto a quello che lui bollava “chiacchere da mensa e da branda”.

Era o non era il vincitore di monte Cobian, perdio? Era un bravo comandante ed era un commodoro, e queste erano le uniche cose che contavano!

Il Barone studiò l’allievo di fronte a lui, che si era finalmente messo sull’attenti come un bravo cristiano; mai, mai, avrebbe osato chiedere ad un sottoposto di confermare o smentire la veridicità di quelle dannate chiacchere (mai infatti si sarebbe abbassato a tanto); eppure, quella notte, qualcosa lo sospingeva a infrangere quel riserbo, e a cercare risposte. Dini si accorse del mutato stato d’animo del commodoro dai suoi occhi, che si erano fatti vivi di malcelato interesse, di morbosa curiosità, e di rabbiosa preoccupazione.

In quel momento si accorse come le ingiurie riguardanti l’aspetto fisico del comandante avessero un fondo di verità: le labbrette del Barone, unite all’espressione accesa dei suoi occhi, producevano davvero un effetto grottesco e patetico; qualcosa che avrebbe potuto facilmente raccontare per suscitare l’ilarità tra gli altri allievi. Ma si accorse pure di come l’uomo di fronte a lui, che per quanto non fosse altissimo né avesse un fisico possente a causa dell’età non più tenera (per non parlare di quelle dannatissime labbra!), fosse effettivamente in grado di schiacciare ogni velleità di offesa diretta proprio grazie a quella stranissima combinazione di divisa nera, boccuccia e occhi accesi; era uno sguardo di cui era sì facile ridere, ma che era impossibile sostenere.

Dini sapeva che non sarebbe stato in grado di resistere sull’attenti (perché quel dannato Barone non si accennava a congedarlo) senza prima o poi scoppiare a piangere, o peggio, a ridere; ma proprio quando stava per proruppere in quella risata che avrebbe significato quasi sicuramente la radiazione dalla Marina, lo sguardo del Barone finalmente si velò, e il commodoro fece un gesto annoiato con la mano, bofonchiando qualcosa riguardo il dismettere e il rompere le righe.

Dini soffocò un sospirò di sollievo e si andò a piazzare di fianco all’ufficiale timoniere; ma la sua mente, poveraccio, non era più lì. L’allievo stava già cercando di escogitare un modo per evitare un altro turno di guardia con quel soggetto che sì ammirava, ma che provocava in lui ilarità e addirittura paura.

Serie: Due pagine su personaggi, luoghi, fatti, storie e situazioni (progettati male e scritti peggio).


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ottimo inizio. Disinvolto il passaggio tra descrizioni, riflessioni, significati reconditi. Fluido il rapporto tra sensazioni dei personaggi e del narratore. Molto ben scritto.

  2. Inizio, a mio parere, divertente per poi cominciare un racconto che ha catturato subito la mia attenzione. Bravo. Inoltre essendo ex militare hai trovato terreno fertile perchè è il tipo di ambientazione che più preferisco.
    Attendo il seguito. ????