Il barone Von Cruiff e il sortilegio della strega

Serie: Il barone Von Cruiff


Era una notte serena, dove il cielo era costellato da milioni di stelle ed era completamente sgombro da nuvole. La luna piena, per l’occasione, era più vicina alla terra e con la sua forte luce illuminava tutto e tutti come se fosse giorno. Il barone Von Cruiff quella sera si svegliò stranamente di buon umore e, quindi, decise di approfittare della bella serata per sistemare il suo “giardino”. Si tolse il mantello e le sue preziose scarpe per non rovinarle e si mise grossi e spessi stivali; poi, prese dei guanti neri e senza tergiversare oltre uscì dal suo castello. Arrivato nel suo “giardino”, afferrò una grossa pala e cominciò a scavare, alzando un sacco di polvere che ricoprì le numerose lapidi tutto intorno. Dopo di che, avvicinandosi a un albero notò che era completamente ricoperto da ragnatele e facendone incetta iniziò a spargerle qua e là tra le tombe, ma il suo lavoro era tutt’altro che finito; infatti, resosi conto che alcune lapidi erano nuove, cominciò a colpirle con la pala per inclinarle e, in certi casi, addirittura romperle.

A un certo punto, stanco per aver lavorato tanto si fermò e, appoggiandosi alla sua fedele pala, cercò di riprendere fiato, quando a un tratto una piccola ombra sinistra si avvicinò con passo svelto e silenzioso.

«Chi va là?» urlò il barone mentre, passandosi il braccio vicino alla fronte, si detergeva il sudore.

«Signore, sono io!» rispose il ragnetto, palesandosi da dietro una lapide.

«Che vuoi?» chiese Van visibilmente infastidito dalla sua presenza.

«Mi chiedevo se avesse bisogno d’aiuto, ma a quanto vedo è già a buon punto. Comunque, se avesse bisogno di qualcosa non esiti a chiedere.»

«Se avessi bisogno di qualcosa, dici? Se avessi bisogno di qualcosa?» ripeté il barone con tono polemico. «Ma ti sembra normale che un nobiluomo della mia caratura sociale debba occuparsi in prima persona del suo giardino?»

«Signore, ma non è di certo colpa mia se le sono rimasto solo io come servitore.» Obbiettò il ragnetto con il suo solito fare indisponente.

«Stai forse insinuando che è colpa mia?» lo incalzò Van che si tratteneva a stento da dargli una vangata in testa.

«Beh, signore… come dire… se lei non fosse preso così spesso dai morsi della fame, forse a quest’ora…»

«Che ci posso fare se mi capita di svegliarmi con la fame e, non avendo sempre umani a disposizione, mi accontento dei miei servitori? È forse una colpa avere fame?» domandò il barone, avanzando verso il ragnetto con fare minaccioso.

«Certo che no!» rispose il servitore. «Mi meraviglio di come io sia riuscito a scampare ai suoi attacchi di fame.»

«Semplice: a me ragni fanno schifo!» ribatté con semplicità il barone.

«Vuole forse dire che è aracnofobico?» chiese il servitore grattandosi la testa incredulo.

«Aracno-che?»

«Aracnofobico. Significa avere paura dei ragni.»

«Hah, ed io dovrei aver paura di un mostriciattolo come te? Ma non mi far ridere.» Disse Van indispettito da tale affermazione.

«Signore, ma non volevo dire che lei ha paura di me…»

«E lo credo bene. Come puoi soltanto immaginare una cosa del genere?» e passandosi una mano nei capelli per darsi una sistemata,proseguì. «Figuriamoci se una persona del mio livello possa mai avere paura di un mostriciattolo di bassa lega come te.»

«Signore, ma io mi ero permesso solo perché lei ha palesato una certa insofferenza verso la mia specie.»

«No, ti sbagli. La mia non è insofferenza, la mia è: schifo, ribrezzo, orrore, disgusto, repulsione…»

«Signore! Signore!» urlò il servitore per zittirlo. «Ho capito. Può bastare!»

«Sono stato chiaro?» chiese conferma Van che continuava a pavoneggiarsi.

«Limpido come l’acqua!» rispose il ragnetto accennando un sorriso falso che più falso non si può.

Intanto che i due discutevano, a un tratto si udì un forte scoppiò che attirò l’attenzione dei due. Una luce abbagliante surclassò la luna e per diversi secondi li accecò; poi, quando ripresero la vista, videro che qualcosa di forma ovale con linee appuntite e frastagliate, stava cadendo dal cielo.

«E quello cos’è?» chiese il servitore che, incredulo, continuava a stropicciarsi gli occhi.

«Quello è… Quello è…» balbettò il barone, non credendo ai suoi occhi. «Quello è un asteroide!»

«Un aste-che?» domandò il ragnetto non sapendo di cosa stesse parlando.

«L’asteroide è un ammasso roccioso che…»

«Signore, mi scusi se mi permetto d’interromperla, ma in questo momento non m’interessa la sua spiegazione. Non so se ci ha fatto caso, ma quel coso si sta dirigendo verso di noi. Cosa facciamo?»

«Non possiamo fare niente. Se quel coso colpisce la terra, abbiamo poche speranze di sopravvivere.» Rispose Van rassegnato al suo destino.

«Cosa?» urlò il ragnetto che, perdendo la testa, non pensò più al ruolo che ricopriva e fiondandosi contro il suo signore e padrone lo prese di petto. «Mi stai dicendo che moriremo tutti?»

«In poche parole, sì.» ribatté il barone non facendo caso al comportamento sconsiderato che il suo servitore stava avendo.

Nel frattempo che i due erano nel panico, quell’ammasso roccioso continuò a scoppiare e, man mano che si avvicinava a terra, diventava sempre più piccolo raggiungendo le dimensioni di una pesca. Van, a quel punto, resosi conto di ciò afferrò il ragnetto e lo scaraventò dietro a una delle lapidi, poi afferrò la pala e si mise nella posa in cui solitamente si mette un battitore di baseball quando aspetta che il giocatore della squadra avversaria gli lanci la palla.

«Che stai facendo?» chiese il ragnetto che ormai aveva perso ogni inibizione.

«Stai zitto che devo concentrarmi!» urlò il barone stringendo sempre più forte la pala e, quando l’ammasso roccioso fu abbastanza vicino, lo colpì con tutta la forza che aveva in corpo frantumandola in mille pezzi che si sparsero un po’ da per tutto, ma non era ancora finita lì. Infatti, mentre una parte dei frammenti che furono spazzati via cadde sulle case di un paesino vicino incendiandole; un piccolo frammento cadde sul piede del barone. Van in un primo momento non se ne rese conto, ma appena lo stivale si bucò e la pietra entrò in contatto con la carne, il barone cominciò a saltellare da una parte all’altra tendendosi il piede. Sfortuna volle che nel saltellare andò a sbattere vicino a una colonna che si trovava all’entrata di un vecchio mausoleo che s’inclinò a tal punto, da fargli cadere il tetto addosso.

«Signore, tutto bene?» chiese il ragnetto che, dopo essere tornato in sé e aver visto tutta la scena, si era portato le zampette davanti alla bocca per trattenere le risate.

«Sì, benissimo guarda…» e cambiando il tono della voce, «…brutto idiota, come posso stare bene!? Come!? Avanti, tirami fuori da qui!»

«Signore, non è il caso.»

«Perché?» urlò Van che in quel momento lo avrebbe strozzato con le sue stesse mani.

«Ci vorrà del tempo per togliere tutte quelle macerie e tra un po’ è l’alba.»

«Quindi mi stai dicendo che dovrei rimanere qui sotto fino a questa sera?»

«Se non vuole bruciare sotto i raggi del sole, sì.» Rispose il ragnetto che si godeva la sua posizione di forza in quella situazione.

«E va bene. Facciamo come dici tu, ma tu inizia a organizzare i soccorsi per tirarmi fuori di qui!»

«Certo, signore. Sarà mia premura fare tutto il possibile per tirarla fuori al più presto possibile da lì.»

Intanto, poco distante dal “giardino” del barone, i tanti contadini che vivevano nel villaggio erano riusciti a spegnere l’incendio e i capi famiglia si erano riuniti in piazza per discutere dell’accaduto, ma non trovando alcuna spiegazione, cominciarono ad accusarsi a vicenda fino a quando uno disse: «Questo sarà sicuramente uno scherzo andato male dei ragazzi del villaggio!»

«Ma quale scherzo e scherzo?» chiese un altro furibondo. «Questo è un atto criminale!»

«Io penso sia stato un sortilegio fatto da una strega!» intervenne ancora un altro.

«E quindi cosa proponi di fare?» chiese il primo, non riuscendo a capire dove volesse andare a parare.

«Poiché non sappiamo chi è la strega, sarà il caso di riunire i nostri ragazzi e sculacciarli in piazza come monito agli altri.»

«Ma se non sono stati loro, perché punirli?»

«Per evitare che qualcuno lo usi come scusa per combinare guai.»

A quel punto prese la parola il capo villaggio che, non avendo altra scelta, accolse la proposta fatta e in men che non si dica organizzò il tutto.

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«E questa è la storia della notte delle streghe. Adesso vai a nanna!» disse il ragnetto rivolgendosi al figlioletto, per poi chiudere il libro.

«Papà, ma non è ancora finita!» obbiettò lui, che non voleva andare a dormire. «Almeno raccontami il finale!»

«E va bene, però poi fili subito a nanna.»

«Sì, papà!» rispose lui, tessendosi addosso una copertina con le sue ragnatele.

«Allora… I capi famiglia si schierarono in mezzo alla piazza e facendo chinare i loro figli cominciarono a sculacciarli fino a tardo pomeriggio; così, da quel giorno i contadini celebrano il sortilegio della strega che cade lo stesso giorno in cui si festeggia Halloween. Fine.»

Serie: Il barone Von Cruiff


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Discussioni

  1. Ciao Antonio, invidio il tuo modo di mettere in relazione due sagome come il barone e il ragnetto e il modo con cui gestisci i loro dialoghi, un batti e ribatti dinamico e sempre ironico, una sprezzante comicità che mi riporta indietro di tanti anni, quando guardavo Tom e Jerry o robe simili! Un lab incastonato alla perfezione in una bellissima fiaba, divertente e scorrevole, da divorare tutta d’un fiato. Ottimo lavoro, aspettando la prossima esilarante disavventura! Alla prossima!

    1. Ciao Antonino, ti ringrazio per le belle parole che hai sempre nei miei confronti e sono felice che il mio lavoro, in qualche modo, riesca sempre a regalarti emozioni nuove e a risvegliare i tuoi ricordi. Per me tutto questo è fonte di orgoglio. Alla prossima!

  2. Ciao Antonio, complimenti: episodio godibilissimo che sei riuscito ad incastrare con maestria all’interno del Lab. Penso inoltre che sia difficile non simpatizzare con il barone e il ragnetto, che sono l’uni la degna spalla dell’altro.

  3. Ciao Antonio, speravo nella “romance” con un’affascinante strega ? Prima o dopo devi inserire una dolce controparte per il Barone, già immagino ragnetto tormentato dalla gelosia. Il Barone non si smentisce, nemmeno un asteroide riesce ad avere la meglio su di lui. Aspetto la prossima storia della buonanotte ?

    1. Ciao Micol, in realtà da quando mi hai palesato questa speranza in un commento su FB qualcosa è cominciato a balenarmi in testa, ma è un po’ complicato. Appena ci penso ricordo le scene di Tom e Jerry quando Tom s’innamorata di una gattina e io vorrei scrivere qualcosa di diverso. Comunque proverò ad accontentarti. ?